Confusione sulla variante Delta: proposte balzane

Si parla di restrizioni ad personam per i non vaccinati. Poi volano altre proposte senza capo né coda per bocca dei soliti politici che irritano financo Mario Draghi il cui aplomb è proverbiale. Il Green-pass è un’idea ma non deve trasformarsi in salvacondotto di regime. Non solo più vaccini ma anche mascherine e distanziamento, due salvavita che abbiamo dimenticato.

Roma – L’avvento della pandemia ha ulteriormente evidenziato l’italica propensione a diventare tutti “tuttologi”, medici, allenatori e filosofi. Quando non tutti politici, e sarebbe il danno minore. Poi ci sono quelli convinti che il vaccino non vada fatto, per ragioni di complottismo o di altre scemate, quelli che hanno paura (e con quello che si sente in giro come dargli torto?) e quelli che si ritengono furbi, i peggiori.

Sono scelte si ma pericolose per la salute. Colpa, ovviamente, della scarsa informazione e di campagne pubblicitarie a certi vaccini piuttosto che ad altri.

Un esempio per tutti: i cittadini di San Marino che hanno fatto lo Sputnik russo come si considerano nel nostro Paese vaccinati o non vaccinati atteso che non riconosciamo il siero moscovita? Noi italiani possiamo entrare a San Marino? Insomma una bolgia infernale e per non parlare di altri Paesi d’oltre oceano che hanno utilizzato vaccini diversi praticamente sconosciuti nel Vecchio Continente. Questi ultimi non entrano in Italia? Come siamo messi?

E’ chiaro che ogni precauzione diventa poi una limitazione alla libertà ma è opportuno ricordare che per il bene comune si dovrebbe essere disposti a fare qualsiasi cosa. Si parla dunque di circoscrivere gli spostamenti dei non vaccinati rendendo obbligatorio il Green-pass per l’ingresso in qualunque locale e per qualsiasi mezzo di trasporto.

Solo Sputnik a san Marino

In tal modo, dicono i politici della fazione più “rigorosa“, si preserverebbe la libertà e la salute di tutti. Ovviamente non è vero perché se i vaccini somministrati avessero avuto un’efficacia del 100% o comunque più alta di quella dei sieri in commercio, la variante Delta non farebbe cosi paura.

Non è certamente così che si risolve il problema ma con una maggiore “moral suasion” forse le cose andrebbero meglio. La pericolosa mutazione virale sta dilagando in tutta Europa ed anche in Italia i contagi risalgono destando preoccupazioni e timori per una nuova ondata virale. Che ci dovevamo aspettare, vaccini a parte, riaprendo tutte le normali attività senza precise regole da osservare e punire severamente in caso di violazioni.

Altro esempio: chi ha installato il maxi-schermo in piazza del Popolo a Roma (come in altre città) per la finale della Coppa Europea? Chi l’ha fatto non sapeva di provocare pericolosi assembramenti? Per altro assembramenti di fanatici del calcio per lo più senza mascherina? Ma di che parliamo.

Piazza del Popolo: Italia-Spagna

Nel Bel Paese, purtroppo, l’impatto della nota variante ha quasi raggiunto il 30% e viaggia verso il 70% che, secondo le ultime simulazioni, dovrebbe essere raggiunto nel mese di agosto. Con gli attuali parametri in vigore varie regioni viaggiano già verso la zona gialla a causa dei contagi settimanali registrati per 100 mila abitanti.

A rischio diverse Regioni come la Sicilia, Sardegna, Campania e Veneto. Per evitare il solito parapiglia quando le cose si mettono male le proposte si sprecano. Quella del ministro Roberto Speranza, davvero balzana, prevede di evitare nuove chiusure di locali pubblici, e sino a qui ci siamo, ma per impedire che ciò avvenga (ritiene il capo della Salute), bisognerà fare in modo che non vaccinati paghino un prezzo sociale, almeno sul piano della libertà personale e del rispetto degli altri cittadini.

E qui il ministro diventa lo smemorato di Collegno: ma non si era detto che vaccinarsi non è obbligatorio? Se cosi è perché imporre disposizioni inique e vessatorie?

Roberto Speranza

Lega e Fratelli d’Italia sono nettamente contrari all’ipotesi “Speranza” e il premier Mario Draghi non vuole scontri fra partiti. Di fronte alla risalita dei contagi è indispensabile muoversi con anticipo per rallentare la diffusione della variante ma con cognizione di causa: mascherina per tutti, no agli assembramenti, sanificazione degli ambienti e lontano da persone che provengono da Paesi ad alto contagio.

Alla prevenzione con dispositivi di protezione individuale dovrebbero seguire maggiori controlli e multe salate ma, a quanto pare, si parla si parla ma di fatti ce ne sono pochini.

A peggiorare le cose altra ipotesi claudicante: il Green-pass verrà rilasciato esclusivamente a partire dalla seconda dose e non più dopo la prima somministrazione. Sembra anche scontata, nell’attuale situazione, una proroga dello stato di emergenza la cui scadenza è il 31 luglio. E questo si sapeva.

Poi c’è il modello Macron, per tutte le ruote. Ma il ministro per gli Affari Regionali, Mariastella Gelmini, è del parere che non debbano inseguirsi modelli stranieri ma solo buone regole di convivenza. Giusto e sacrosanto concetto specie se accompagnato da una corsa più veloce verso i vaccini che, scelte a parte, rimangono l’unico metodo per arginare i contagi.

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, intanto, propone di fare subito come i cugini di Parigi: permettere l’apertura e l’ingresso nelle discoteche solo con il Green-pass. In tal caso ci sarebbe sicuramente la corsa alle siringhe della fascia d’età compresa fra i 18 e i 40 anni.

Pierpaolo Sileri

Insomma il Green-pass può essere un’idea ma non deve diventare un lasciapassare. Ci farebbe tornare indietro nel tempo e ne abbiamo piene le scatole di tristezze e divieti. Pandemia a parte.

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