IL VIRUS SMOG

Ogni anno su ogni metro quadrato di superficie terrestre non coperta dai mari, dicono gli scienziati Usa, ricadrebbero sulla terra circa 1.000 miliardi di virus. In una sola giornata ci cadrebbero in testa 800 milioni di virus per metro quadrato.

E se fosse tutta una farsa? Se tramite il CoVid19 si fosse voluto nascondere qualcosa di più grande e misterioso? Poco ma sicuro, questo dubbio sta circolando nella mente di molti. Da Nord a Sud molte persone si saranno poste domande sulla natura e sulla provenienza di questa stramaledettissima iattura. Altri avranno guardato con sospetto le impennate e i tracolli del mercato. Altri ancora avranno pensato che fosse tutto pianificato per ridurre l’inquinamento in maniera coercitiva o per ridimensionare la corsa alla leadership mondiale intrapresa dalla Cina. Insomma le domande e i dubbi sono tanti ma è importante non farsi prendere da facili allarmismi e, soprattutto, non cadere nella facile trappola del complottismo. D’altra parte sarebbe da ingenui evitare di osservare che alcune cose effettivamente non tornano. Dall’andamento impazzito dei mercati, alla diffusione a macchia di leopardo della malattia (che sembrerebbe non attecchire a determinate latitudini), alle domande, tante, che sorgono spontanee come le perplessità.

Poi il virus dell’influenza molto simile al CoVid-19

Per provare ad avere una visione più organica del fenomeno ci siamo rivolti ad Alessio Tomasello, studente di biologia presso l’Ateneo di Catania. Il giovane aveva postato sui social alcune notizie che ci hanno incuriosito e così abbiamo deciso di raggiungerlo, telefonicamente, presso la sua abitazione etnea. Il futuro biologo mette alla base delle proprie critiche la veridicità dei risultati registrati dal tampone per il riscontro del Covid-19:

“…Secondo l’Istituto Superiore di Sanità americano (CDC) – spiega Tomasello – il test che noi stiamo utilizzando non dovrebbe essere eseguito a scopo diagnostico. Questo test originariamente era stato concepito solamente per scopi di ricerca e non poteva essere utilizzato come screening per riscontrare la malattia su un’ampia fascia della popolazione. Sostanzialmente i ricercatori dopo aver selezionato una sequenza di DNA (primer) corrispondente al codice genetico del virus, lo confrontano con quello dei malati e degli asintomatici. Il problema, come riscontrato dal dipartimento di biologia cinese, è che questa metodologia può arrivare a produrre anche l’80% di falsi positivi. Sostanzialmente, con il tempone si va a comparare la sequenza genetica del virus con quella dell’individuo sottoposto al test, non considerando, però, che possono essere innumerevoli le sequenze di codici simili ma non correlate alla malattia. In questa maniera si va ad alterare lo stesso concetto di causa ed effetto, che in alcuni casi può essere totalmente ribaltato. Questo è il motivo per cui tutti i test del PCR non possono essere utilizzati come Gold Standard, ovvero una sorta di unità di misura per analizzare il sequenziamento del codice genetico dei virus. Il problema alla base, però, è sempre lo stesso: che il sequenziamento è figlio di una scelta arbitraria, quindi diventa il punto di riferimento di sé stesso. Questo concetto è stato enunciato per la prima volta da Kary Banks Mullis, vincitore del Premio Nobel per la chimica nel 1993. Lui stesso sosteneva che utilizzando questo metodo si sarebbe confusa la causa e l’effetto creando così una serie di falsità e di risultatati forvianti. Ciò che si costata tramite questo test non è la presenza del virus, ma un segnale che si trova nelle persone che hanno lo stesso sostitutivo. Questo perché si creano delle molecole di RNA che portano alla produzione di questi segnali, essi vengono poi interpretati dai ricercatori come delle malattie infettive. Sostanzialmente è come se dicessimo che il cancro o il diabete sono malattie infettive. Infatti, uno dei motivi principali per cui in Cina è scomparsa la malattia, è perché non stanno facendo più il tampone…”

Se come afferma lo studente siciliano, l’allerta Coronavirus è frutto di un errore diagnostico come si spiegano i numerosi decessi che in queste ultime settimane stanno colpendo il cuore del Nord Italia e l’economia nazionale? Per Alessio Tomasello esiste una ferrea correlazione tra inquinamento atmosferico, che regna sovrano nella Pianura Padana, e l’elevato tasso di mortalità:

“…Durante il periodo invernale e primaverile – aggiunge Tomasello – c’è un picco di malattie influenzali. Questo succede perché a causa delle temperature rigide e dei cibi che consumiamo accumuliamo tante tossine. Ed è proprio l’organismo stesso che attraverso il nostro sistema immunitario crea delle reazioni autoimmuni che distruggono le cellule polmonari. Questo fenomeno si spiega con il fato che per eliminare quelle stesse tossine è necessario distruggere una parte dei tessuti, e in alcuni individui questo processo può risultare letale. Oltre a ciò, è necessario parlare anche dell’aspetto inquinamento. Infatti, durante questa stagione invernale nelle zone di Bergamo e di Brescia si sono registrate 150 giornate in cui i tassi di polveri sottili hanno superato i livelli consentiti. Queste stesse polveri provocano sugli individui delle polmoniti che presentano gli stessi sintomi del cosiddetto nuovo Coronavirus. Inoltre, oltre all’inquinamento aereo nel Nord Italia, esiste anche un gravissimo problema derivato dalle falde acquifere e dai terreni contaminati tramite fanghi industriali scaricati dalle società farmaceutiche e dagli allevamenti intensivi. Questi, infatti, sono pieni di pesticidi e di antibiotici che finiscono per inquinare la maggior parte gli alimenti e non solo. Il fatto stesso che il territorio padano sia tra le 10 zone più inquinate del mondo, potrebbe spiegare perché l’aggressività di questa polmonite sia avvertita più al Nord che al Sud. Altrimenti, se effettivamente la malattia fosse così contagiosa come viene descritta alla televisione, non si spiegherebbe perché nel meridione si sia presentata in maniera molto più blanda. Un ulteriore esempio può essere fornito dall’India, nazione che ha una densità nettamente maggiore a quella italiana e confinante con la Cina. Il fatto che si siano presentanti molto meno casi nella terra del Gange rispetto a Wuhan testimonia la forte correlazione tra presenza industriale e polmonite. In ultimo, anche la partecipazione dalle nuove onde elettromagnetiche prodotte dal 5G, di cui ancora sappiamo poco, potrebbero aver influito in maniera preoccupante sulla diffusione della malattia. Furono proprio le aziende stesse, che in maniera non troppo velata, comunicarono che la popolazione avrebbe funzionato da cavia per verificarne gli effetti…”.

Diversi tipi di virus conosciut

Anche per quanto concerne i medicinali, lo studente catanese mostra delle incongruenze, che se non affrontate con la necessaria attenzione potrebbero portare a situazioni irreversibili:

“…Molti dei farmaci – continua il giovane siciliano – che stanno pubblicizzando in questi giorni come funzionali per arginare il Coronavirus, in realtà non hanno ancora superato tutti i test. Questo perchè nei periodi pandemici esistono delle scorciatoie burocratiche che permettono l’utilizzo di tali farmaci. Il farmaco artritico di cui tanto si parla ultimamente è un immune soppressore, che secondo l’EMA stessa, potrebbe causa su un paziente su dieci delle complicazioni respiratorie…

Un fatto è però incontrovertibile: sul CoVid19 c’è ancora tanto da scoprire e da imparare. Non sappiamo davanti a cosa ci troviamo e ancor più nebulosa appare la risposta conoscitiva messa in campo dalle istituzioni europee in primis e italiane subito dopo. Sicuramente il fatto che l’epicentro della diffusione sia collocato nel Nord Italia potrebbe non essere un fattore causale. Il livello d’inquinamento registrato in questo vasto territorio è impressionante tanto da costringere le persone a coprirsi la bocca durante la maggior parte dell’anno. Anche senza la polmonite in circolazione. Dietro il Coronavirus potrebbe nascondersi un disegno molto più grande o potrebbe essere una maniera coercitiva per salvaguardare l’ambiente stesso. Probabilmente non sapremo mai la verità. Sempre che esista. Al momento possiamo solamente affidarci ai ricercatori ed al personale medico qualificato per cercare di capire giorno dopo giorno la natura e l’evoluzione di questo nuovo nemico cosi democratico da non guardare in faccia nessuno. Tranne i bambini, forse, considerando che solo 8 minori sono stati infettati.

Statistiche sui decessi

Alessio Tomasello, per ultimo, analizza anche la psicosi prodotta dalla crisi e l’utilità di alcune misure precauzionali come le mascherine.

“…Anche se la teoria virale fosse vera, girare con la mascherina sarebbe come cercare di arginare uno sciame di zanzare con un’inferriata – conclude il futuro biologo – i virus possono muoversi di parecchi chilometri tramite il vento. La dimensione stessa è paragonabile a quella delle micro-polveri e sostanzialmente un virus può entrare all’interno del corpo umano tanto dalla mucosa quanto dalla stessa pelle. Anche la stessa precauzione del metro di distanza in realtà risulterebbe pressoché inutile…”.

Ogni anno su ogni metro quadrato di superficie terrestre non coperta dai mari, dicono gli scienziati Usa, ricadrebbero sulla terra circa 1.000 miliardi di virus. In una sola giornata ci cadrebbero in testa 800 milioni di virus per metro quadrato. Dunque ognuno di noi potrebbe beccarsi, per lo meno, 26 virus differenti, e deve andarci bene. I cosiddetti sistemi di aerosolizzazione ovvero i meccanismi con i quali i virus migrano col vento sono ancora del tutto sconosciuti. Con i batteri ci siamo, dunque perché i virus non dovrebbero librarsi nell’aria e colpire dove capita? Oppure dove qualcuno potrebbe liberarli?

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