ROMA – A MARIO DRAGHI TANTO DI CAPPELLO. LA NUOVA MAGGIORANZA E’ SCONTATA: AL VIA LA CORSA AI MINISTERI

Rimarrebbe fuori dai giochi soltanto Giorgia Meloni, per questioni di coerenza, ma anche lei e i suoi voterebbero i singoli provvedimenti e non la fiducia. Per non bloccare il Paese. Gli altri tutti con Draghi, ovviamente.

Roma – Sia dentro che fuori il Parlamento tutti si inchinano al passaggio di Mario Draghi. E le risposte dei partiti non si fanno attendere. Oggi le consultazioni si concluderanno con le delegazioni di Lega e M5S che finiranno, la prima per mano di Salvini e la seconda per volontà di Grillo, con l’ammorbidirsi e approvare, seppur con qualche eccezione, la linea di governo del grande economista capitolino.

Grillo e Salvini

Assicurano il sì alla fiducia Autonomie, Minoranze linguistiche, Maie e Europeisti, Azione di Calenda, Più Europa di Bonino e tutte le forze di centrosinistra. Il centrodestra, come abbiamo visto, si presenterà alla spicciolata ai colloqui poiché il tanto sbandierato “fronte comune” sembra caduto nel cestino, per non dire peggio.

Con le aperture arrivano anche ammiccamenti e “segnali” da parte degli stessi partiti per la definizione della squadra di governo che affiancherà Draghi a Palazzo Chigi. Sarà uno staff politico, tecnico o misto? Una qualsiasi risposta, in questo momento, potrebbe spostare gli equilibri in Parlamento.

Il M5S, ormai allo sbando ma ancora munito di numeri nelle due Camere, dopo un iniziale no a Draghi e grazie all’intervento risolutore di Beppe Grillo e a quello “mediatore” di Luigi Di Maio (che sino a qualche giorno fa ribadiva il suo no ai poteri forti per il bene del Paese, salvo poi a fare marcia indietro come sempre) il partito “anticasta” finirà col dare la “massima” fiducia a Draghi sicuramente chiedendo in cambio più di qualcosa.

Giuseppe Conte

L’ormai ex premier o, meglio, il Conte Bis ancora per pochi giorni, se tutto va bene, si è dichiarato sulla stessa lunghezza d’onda di Draghi. L’avvocato del popolo, ormai da “quasi” leader del Movimento, giura che non metterà il bastone fra le ruote all’ex numero uno di BCE dicendo anche che detrattori ed i sabotatori andrebbero cercati altrove. Forse in casa Italia Viva? Chissà.

Ma Conte va oltre e chiarisce:”… Il governo dovrà essere politico e non tecnico – ha detto l’ex presidente del Consiglioe per quanto riguarda il Movimento io ci sarò e ci sarò sempre aprendo le porte agli alleati Pd e Leu affinché i progetti di un tempo proseguano comunque...”.

Quelle di Conte in effetti sono state parole attese anche per favorire lo sblocco di una situazione, in particolare interna al Movimento, che rischiava di avvitarsi fino all’implosione. Tuttavia non mancano i malumori e le preoccupazioni tra i pentastellati proprio per quelle espressioni da “capo” di Giuseppe Conte che sono sembrate una vera e propria auto-candidatura alla guida dei grillini, se non addirittura a quella di una futura alleanza rosso-gialla.

Il Pd plaude alle parole del premier uscente e le approva. Adesso il partito del Nazareno dovrà compattare i propri parlamentari senza ulteriori indugi. In buona sostanza si intende fortificare l’attuale esecutivo lanciando anche i semi di un nuovo progetto che vedrà Draghi al timone.

Nicola Zingaretti rompe il ghiaccio, riunisce la direzione del partito e incassa il via libera unanime indicando la rotta: “...Il Pd lavorerà a un governo marcatamente europeista, portando il suo contributo riformista e progressista...”. Insomma visto il fallimento del Conte Ter si aggiorna la “road map” dei partiti presenti in Parlamento ad esclusione di Fratelli d’Italia, che si dichiara contraria ad ogni alleanza, almeno per il momento.

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti

Nessuna preclusione dunque affinché l’esecutivo Draghi arrivi a fine legislatura. Così i Dem, di fronte al possibile sostegno della Lega, non inchiodano paletti inamovibili, pur affermando che gli unici obiettivi devono essere i punti di programma molto chiari, tra i quali una marcata vocazione europeista.

Il riferimento è alla destra che aspira a diventare forza di governo con alleanze discutibili in Europa. Scontato il sì di Italia Viva, vatti a sbagliare. Matteo Renzi, infatti, dopo i mielosi ringraziamenti rivolti a Mattarella, ripassa col pennello il futuro capo del governo in vista di incarichi di rilievo. Non si scappa:

”…Mario Draghi è l’italiano che ha salvato l’euro e ora penso che sarà l’europeo a salvare l’Italia – ha aggiunto il leader di IVriuscirà ad ottenere la fiducia e probabilmente il prossimo anno trasformerà il Paese”. Renzi esclude (al momento) il proprio ingresso nel governo (ma non ai suoi che non aspettano altro) ipotizzando, però, un esecutivo alla Ciampi ovvero con tecnici di area.

Matteo Renzi

La Lega (per decisione di Salvini) non chiude la porta e lascia a Draghi la scelta: “…Siamo disponibili a ragionare con tutti per il bene dell’Italia ma Draghi dovrà scegliere tra Grillo e la Lega”. Non solo, il leader leghista si presenta davanti alle telecamere assieme al suo vice Giancarlo Giorgetti. Un segnale importante perché quest’ultimo non ha mai nascosto il proprio assenso per un esecutivo Draghi.

Purché, spiega Giorgetti, il governo non sia una fotocopia di quello uscente. In questo caso la Lega non ci sarà. Comunque l’ex sottosegretario del governo giallo-verde partecipa alle consultazioni con il capo del Carroccio infondendo nei suoi un po’ di confusione. Come se non bastassero le criticità del momento: “L’astensione è esclusa – ha detto Giorgetti o saremo a favore o voteremo contro…”.

Giorgia Meloni                                                                                                                                                        Foto Roberto Monaldo

Dunque un centrodestra tutt’altro che monolitico si presenta a Mario Draghi. Stessa cosa sarebbe accaduta in caso di Conte ter, naturalmente. Com’era prevedibile ad annunciare il possibile sì di Forza Italia è stato Silvio Berlusconi che, dopo mesi di assenza dalla Capitale per motivi di salute, si è presentato a Roma per partecipare alle consultazioni.

Il leader azzurro non ha dubbi: “…La scelta di Draghi va nella direzione che abbiamo indicato da settimane…”. Giorgia Meloni rimane fuori e distante da eventuali coinvolgimenti puntando dritto alla soluzione elettorale ma non solo. 

Meloni voterà soltanto i singoli provvedimenti ma non la fiducia. Questa volta si ha la sensazione che chi rema contro non godrà dei consensi normalmente tributati alle forze di opposizione. La coerenza, indiscutibilmente, ha un costo ma alla lunga paga. Staremo a vedere.

 

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