Dpcm e ordinanze sino al 2022. Se vogliamo uscirne fuori in fretta.

Sino a quando la pandemia non potrà dirsi “neutralizzata” lo stato d’emergenza andrà avanti ma ciò che conta è non abusarne. Durante il governo Conte non c’è stata grande responsabilità nell’applicazione dello status straordinario. Appena la situazione tornerà ad una normalità “scientifica” i poteri speciali dovranno essere sospesi.

Roma – La voglia d’estate e di libertà sta per impadronirsi di noi ma occhio a non abbassare la guardia. Nessuno ha dichiarato ancora il famoso “liberi tutti”. E attenzione a non lasciarsi influenzare dai dati epidemiologici, perché da bassi che sono possono avere impennate improvvise e non sarebbe una novità. Dipende tutto da noi.

Voglia di respirare l’estate. Sarà prorogato lo stato di emergenza?

Proprio per avere maggiore libertà di movimento e non rimanere ingolfati dalla burocrazia a gennaio 2020, per la prima volta, è stato dichiarato lo stato d’emergenza dal governo Conte, al fine di gestire la pandemia nel nostro Paese a colpi di Dpcm e provvedimenti del ministero della Salute.

Poi tale situazione da allarme rosso è stata successivamente prorogata fino all’avvento di Draghi che per la quarta volta ha esteso lo stato d’emergenza fino al 31 luglio 2021. Avendo durata massima di due anni, secondo l’art. 24 comma 3 del Codice della protezione civile, Palazzo Chigi dovrà ora decidere se prolungarlo o meno fino a gennaio 2022.

Giuseppe Conte e Mario Draghi

Considerata la stanchezza dei cittadini ad ogni forma di restrizione, le reazioni politiche sono quasi tutte contrarie alla proroga. Soprattutto per ottenere il plauso popolare a ridosso delle amministrative, indipendentemente delle valutazioni del comitato tecnico-scientifico.

Così sia Salvini (area governativa) che Meloni (opposizione) sono nettamente contrari. Mentre il ministro per le Autonomie, Mariastella Gelmini (F.I.) è del parere di prendere ogni decisione, piaccia o meno alla gente, con grande senso di responsabilità. Cosa buona e giusta.

Mariastella Gelmini

Certamente tutti noi vorremmo evitare lo stato di emergenza ma non si possono correre rischi. Ogni valutazione, comunque, la farà il Governo nel suo complesso con il supporto dei tecnici e del Cts. Tornare indietro significherebbe la catastrofe dunque bisogna andare avanti con il buon senso del padre di famiglia. Se non altro.

Se proroga ci sarà non bisognerà abusarne, ovviamente, poiché i poteri speciali che detto status comporta, devono essere utilizzati solo se necessario. Comunque stiano le cose la preoccupazione sulle varianti rimane alta, soprattutto su quella denominata “Delta”. Non siamo ancora usciti fuori dal tunnel e il virus continua a mietere morti da noi come in ogni altra parte del mondo.

La variante Delta in Italia colpisce uno su cento

Tanto per chiarire che cosa si cela dietro l’espressione “stato di emergenza”, si può dire che quest’ultima attribuisce al governo e alla Protezione civile, in particolare, “poteri straordinari” o “speciali”.

Per l’attuazione degli interventi, infatti, si provvede in deroga ad ogni disposizione vigente e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico. Strumento preferito di questi interventi tempestivi sono, come abbiamo detto in apertura, i Dpcm e le ordinanze del ministro della Salute.

I Dpcm sono incostituzionali. Lo dice il Tribunale Civile di Roma. Ma allora?

Le strutture sanitarie che orientano ogni scelta sono, invece, il Comitato Tecnico Scientifico e la figura del commissario, attualmente Francesco Paolo Figliuolo, incaricato della gestione della strategia vaccinale. Interrompere lo stato d’emergenza significherebbe fare a meno di queste competenze e di questi poteri. Oltre che a rallentare qualsiasi iniziativa a tutela della salute pubblica.

La proroga, peraltro, impatta anche sulla gestione quotidiana della pandemia, che va dallo smart working, alle frontiere che possono, se necessario, essere chiuse.

Francesco Paolo Figliuolo

Anche l’obbligo di mascherina e di distanziamento derivano dal fatto che lo stato d’emergenza sia in vigore oppure no. Ecco spiegata l’avversione dei populisti alla proroga. E anche di certi politici che ci marciano da mesi pur di strappare qualche facile consenso.

A scatenare fughe in avanti ed il fiorire di “sparate” spesso inutili sia pro che contro, è stata proprio la dichiarazione del ministro Speranza, il quale durante un’intervista ha ipotizzato che con i dati del 18 giugno “…Il 99% degli italiani sarà in zona bianca dal lunedì successivo – ha detto il ministro della Salute – e spero, con questi dati, di non dovere rinnovare lo stato di emergenza che scade il 31 luglio, per dare un segnale positivo al Paese…”.

Roberto Speranza

Comunque portare a termine la campagna vaccinale non è semplice. E’ una partita complessa che richiede poteri speciali per risolvere il nodo degli approvvigionamenti, inclusa la sostituzione di AstraZeneca per gli under 60 con Pfizer o Moderna.

Poi ci sarà la tornata dei vaccini italiani e di qualche altro siero proveniente dall’estero. Insomma se ben utilizzato lo stato d’emergenza serve ma bisogna agire con grande senso di responsabilità. Quella responsabilità che spesso è mancata con il governo Conte.

Bisogna anche prepararsi alla somministrazione della terza dose, ormai giudicata inevitabile, a partire dal personale sanitario. Queste sono le ragioni principali che spingono il premier Mario Draghi verso la proroga dello status straordinario che, una volta usciti fuori dalla pandemia, dovrà essere immediatamente sospeso.

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