Il Pd non sente ragioni: italiani pagate subito

Le cartelle esattoriali per i Dem non si toccano. Mentre il centrodestra, spalleggiato dal M5s, è per l’ennesima dilazione. Ma quando finirà questo stillicidio? Per il caro bollette in arrivo una “pioggerella” di milioni che non basteranno mentre la Commissione europea obbliga l’Italia a stabilizzare i magistrati onorari. Chi stabilizzerà le decine di migliaia di lavoratori precari ormai prossimi alla canna del gas?

Roma – L’intesa sulla ripartizione degli otto miliardi di tagli alle tasse, sottoscritta dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dai partiti che compongono il suo Governo, difficilmente potrà essere modificata in modo rilevante, come richiedono Cgil e Uil. Intanto prosegue il confronto nella maggioranza sulla manovra che approderà in Senato il prossimo 21 dicembre.

Mario Draghi

La ferma opposizione del Pd nel “toccare” le cartelle esattoriali che per i democratici debbono seguire il loro corso, crea una fibrillazione politica non indifferente. Forza Italia, invece, insiste per una dilazione dei pagamenti per le cartelle notificate dal primo gennaio 2022.

Il Pd dunque alza la voce e si oppone al rinvio del pagamento di tasse, balzelli e contravvenzioni nonostante larga parte dei destinatari non abbiano i soldi per onorare i debiti. L’accordo raggiunto con Lega e Forza Italia era quello di ottenere un’ulteriore dilazione ma i “lettiani” minacciano di fare saltare il tavolo con una pioggia di emendamenti, poiché l’intesa prevedeva che le cartelle non venissero toccate.

Alan Ferrari

“…Se l’accordo viene riaperto, allora viene riaperto per tutti…”, avverte il vicecapogruppo vicario dei senatori Pd Alan Ferrari. Probabilmente l’interrogativo resterà inevaso perché l’ipotesi che sembrava essersi imposta era quella di un rinvio della questione a gennaio. Questa è la dimostrazione del caos che continua a regnare nella maggioranza che non brilla certo per coerenza e rispetto delle obbligazioni.

Sul fronte del fisco una parte nutrita del M5s è più vicino alle posizioni della destra che non a quelle dei novelli fidanzati Democratici. Con la dovuta discrezione, per non turbare l’armonia, i pentastellati avevano già spalleggiato Lega, Forza Italia e Italia viva al momento di affossare il contributo di solidarietà e nell’incontro di lunedì scorso con Mario Draghi, l’ex premier Giuseppe Conte si era schierato a favore del rinvio.

Giuseppe Conte

La partita non è ancora chiusa ma se dovesse spuntarla in extremis il centrodestra la reazione del Pd non andrà, comunque, oltre un’innocua presentazione di sub-emendamenti alle proposte del Governo. La posizione del Pd, con molta probabilità, serve soprattutto a cercare di tenere aperto il dialogo con la Cgil.

Tra le correzioni governative la postazione prevalente è riservata all’intervento contro il caro bollette, illustrato dal ministro dell’Economia Daniele Franco, che ha confermato la cifra di 3,8 miliardi. Alla riduzione degli oneri di sistema per le utenze più basse, fino a 16,5 Kw, andranno un miliardo e 800 milioni, invece altri 900 milioni saranno destinati al congelamento degli aumenti per le fasce più povere e 600 milioni serviranno a dimezzare l’Iva sul metano, dal 10 al 5%.

Daniele Franco

Lo stanziamento per la scuola non andrà, purtroppo, oltre i 200 milioni mentre la sospensione della tassa per i tavolini all’aperto di bar e ristoranti verrà prorogata ma, salvo sorprese, non oltre il prossimo marzo. Respinta la proposta del premier Draghi, che al Pd andava bene, sulla trattenuta Irpef sopra i 75 mila euro.

Insomma i momenti di tensione non mancano. Nel frattempo il Governo ha depositato un correttivo alla Legge di Bilancio del ministero della Giustizia per la stabilizzazione dei magistrati onorari. Obiettivo dichiarato dare una risposta alle sollecitazioni provenienti dalla Commissione Europea, che ha avviato nei confronti dell’Italia la procedura di infrazione contestando che l’attuale disciplina sulle toghe onorarie non sarebbe conforme ad alcune direttive della Ue. E fosse solo questo.

Allo studio anche una norma “onerosa” che aiuti i Comuni in pre-dissesto come Napoli, Palermo, Torino e Reggio Calabria. Si tratta di un contributo straordinario pluriennale, da inserire nella Legge di Bilancio, in cambio di impegni su fiscalità, riscossione, patrimonio e personale. Un film già visto che non ha riscosso successo.

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