Pd nel pallone, 5 Stelle in ambasce, Lega e FdI favoriti alle politiche

Le elezioni amministrative di Roma saranno assai indicative per i nuovi assetti politici. Il Pd non sembra avere le idee chiare e non si fida dell’alleato pentastellato che, transfughi a parte, ha ancora i numeri per rimanere ben saldo al governo. Il centro-destra, con l’attuale legge elettorale, è il favorito in caso di urne politiche a breve.

Roma – Non che ci stiano particolarmente a cuore i recenti accadimenti del centro-destra ma non si può certo sottacere che Matteo Salvini sembri piuttosto confuso e preoccupato della veloce ascesa di Giorgia Meloni. Tanto più che i sondaggi sembrano confermare questo trend costringendo il capo del Carroccio ad una più veloce corsa alle urne.

Il leader della Lega ormai gioca a carte scoperte e persiste, come nel suo stile più che movimentista, nell’agire politicamente svolgendo due ruoli contrapposti. Un piede dentro (il governo), un piede fuori (l’opposizione).

Matteo Salvini

In vista delle amministrative, specie a Roma e nella speranza di un prossimo voto per le politiche in questo ultimo scorcio di fine primavera, tutti i partiti sono entrati in fibrillazione.

Enrico Letta ha ribadito di guardare con interesse all’evoluzione dei Cinque Stelle ma in una logica di guida del processo politico di avvicinamento. In sostanza il Pd è convinto, con molta ambizione, di guidare questo Paese con una coalizione di centro-sinistra. Ma tutto dipenderà dall’identità che i Dem intenderanno darsi e che ancora non appare ben definita.

E’ evidente che l’alleanza, tanto sbandierata sino a qualche mese fa, pare naufragare sotto le insegne del narcisismo politico, basato sul fatto che sia Pd che M5s non vogliono rinunciare ad indicare un personaggio di riferimento. Peraltro sono ancora troppe le diversità che distinguono i due partiti. In ogni caso se certe cose non verranno decise adesso, dopo non ci sarà più tempo per farlo.

Così da Roma a Torino la delusione per il fallimento del dialogo tra il M5s e i Dem è grande. Com’è grande la responsabilità del Pd, infatti se non è un ben servito ai pentastellati poco ci manca.

Enrico Letta

Letta pare non abbia ottenuto nulla dalla trattativa, inconcludente, sia con il leader in pectore del nuovo movimento Giuseppe Conte che con il “reggenteVito Crimi ed il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

D’altronde il Professore non poteva pretendere che a Roma e Torino i grillini abbandonassero i propri Sindaci uscenti, schiodandoli dalle rispettive poltrone per lasciarle al Pd con una semplice “pacca sulle spalle“.

Peraltro nel capoluogo piemontese, nonostante Chiara Appendino avesse annunciato da tempo di non ricandidarsi confermando la decisione in questi giorni, il partito Democratico non è riuscito a convergere su una personalità civica come il rettore del Politecnico Guido Saracco.

Nella Capitale, invece, il pressing del Pd affinché il governatore del Lazio Nicola Zingaretti scendesse in campo contro la Raggi è fallito per l’ostilità del M5s, che ha minacciato di far saltare l’accordo appena raggiunto in Regione.

Guido Saracco

E’ altresì chiaro che il disegno iniziale del Pd si è sbiadito. Poiché garantire il varo delle riforme che devono accompagnare il Pnrr e lavorare, anche, ad una cosiddetta “maggioranza Ursula” (M5s, Pd, Forza Italia e i partiti centristi) per l’elezione del prossimo Capo dello Stato, risulta più difficile di due mesi fa.

Eleggere, infatti, il presidente della Repubblica senza la Lega presupporrebbe una coesione granitica di tutti gli altri partiti della maggioranza e, soprattutto, del partito che esprime tuttora il primo gruppo parlamentare nonostante le fuoriuscite e le scissioni ovvero il M5s. Tutto da rifare dunque.

Saltando di palo in frasca le quotazioni Dem per un ritorno al proporzionale sono in rialzo. Pur di non legarsi ai 5 Stelle, potenziali alleati ma poco affidabili. Questo è il ragionamento che va per la maggiore in casa Pd.

Carlo Calenda favorito per il Campidoglio

Insomma il solito giochino. Forse più consono per il centrosinistra, che potrebbe presentarsi alle urne con l’anima centrista di Calenda, Radicali e Renzi. 

Il centrodestra di contro, una volta ben coeso e con l’attuale Rosatellum, basato in parte sui collegi uninominali e quindi sull’alleanza di coalizione, potrebbe anche vincere le prossime elezioni.

Ma come abbiamo già detto non sono tutte rose e fiori nemmeno per Salvini e Meloni, nonostante i sondaggi diano per favoriti più di tutti Fratelli d’Italia.

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