ROMA – GIURISDIZIONE TRIBUTARIA: OCCORRONO MAGISTRATI TOGATI NON DOPOLAVORISTI

Dopo anni di colpevole silenzio il ministro Cartabia ha finalmente parlato di riforma della giurisdizione tributaria, tema cruciale del nostro Paese. Occorrono magistrati preparati e aggiornati per un settore estremamente importante e delicato.

Roma – Tra i punti del programma della riforma fiscale il Governo Draghi ha inserito la necessaria ed urgente riforma strutturale della magistratura tributaria.

E finalmente, aggiungiamo noi, considerando che ad oggi pur essendo un tema cruciale per il nostro Paese tale giurisdizione è un vero guazzabuglio all’italiana.

A cominciare dalla figura del giudice tributario, che non deve superare un concorso pubblico ma viene nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, previa deliberazione del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Oggi in Italia ci sono 2943 magistrati tributari, di cui 1547 sono giudici togati (Gtt) mentre 1396 sono onorari (Gto).

Nello specifico questi ultimi si dividono in 336 pensionati, 375 avvocati, 138 commercialisti, 190 appartenenti al pubblico impiego e 357 appartenenti ad altre professioni.

I giudici laici nel nostro Paese sono 1396

Senza voler essere polemici, ci si chiede come possa un pensionato o un dentista districarsi in una materia complessa come quella tributaria?

Altro particolare sconcertante è che gran parte dei giudici tributari svolgono questa funzione part-time, alternandola ad altri impieghi lavorativi.

Insomma abbiamo giudici tributari a tempo perso (ossia coloro che svolgono questo lavoro nel tempo libero) e a tempo parziale (chi lo svolge come secondo o terzo lavoro) e che percepiscono un fisso mensile di 500 euro lordi e di 15 euro a sentenza.

È lo stesso Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria a sollecitare una riforma in base, innanzitutto, ai seguenti principi:

“…La trasformazione del giudice speciale tributario in un giudice a tempo pieno, professionalmente competente, con un trattamento economico congruo e dignitoso, non più dipendente dal MEF e pienamente presidiato dai principi di imparzialità, terzietà ed indipendenza…”.

Il Consiglio Nazionale Forense, l’Unione Nazionale Avvocati Tributaristi e il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed esperti Contabili, hanno espresso la propria idea di riforma, che non si discosta da quanto richiesto dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Uncat, in particolare, sostiene che occorre istituire tribunali e Corti d’Appello tributarie e che la direzione degli uffici dovrebbe passare dal MEF alla Presidenza del Consiglio.

Il Ministro della Giustizia Marta Cartabia, nell’esporre le sue linee programmatiche alla Commissione Giustizia alla Camera, ha parlato di questo tema in maniera confortante dopo anni di colpevole silenzio:

Ci sarà da affrontare un capitolo di riforme in tema tributarioha detto Cartabia – secondo stime recenti, alla fine del 2020. pendevano più di 50mila ricorsi e sotto il profilo qualitativo si osserva che la Cassazione procede spesso all’annullamento. Sotto il profilo temporale ci sono temi di attesa in Cassazione che superano i due anni. Si deve quindi intervenire perché ancora vi è molto da fare. Si insedierà un gruppo di lavoro con il MEF, per le opportune modifiche alla giustizia tributaria...”.

Marta Cartabia

Una parte di queste toghe arrotondano altri stipendi ma c’è chi lo fa anche per aiutare lo Stato a combattere l’evasione fiscale o per giudicare il cittadino tartassato dal fisco. C’è però chi lo fa per “potere” poiché nella giurisdizione tributaria transitano processi del valore di milioni e milioni di euro in cui tutto è possibile.

Dalla corruzione alle infiltrazioni criminali, come in altri comparti beninteso. Rimediare al pantano in cui è costantemente incagliata questa branca della magistratura è davvero prioritario. Considerata l’importanza e la delicatezza del ruolo giudiziario si devono rendere obbligatorie competenza e formazione tributarie. Con tutto il rispetto per pensionati, dipendenti pubblici e altre categorie di lavoratori.

 

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