Magistrato e consigliere: quando si dice che le toghe fanno politica

Senza una riforma autentica del Csm si andrà avanti giocando con due pesi e due misure. Prestando il fianco a chi afferma la politicizzazione di una certa magistratura. L’intervento della Cartabia sul caso “Maresca” è insufficiente se nel prossimo futuro non cambieranno le regole dell’organo di amministrazione della giurisdizione e di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati ordinari.

Roma – Ancora in alto mare la riforma del Csm. E mentre la politica, in questo momento, pensa alla legge di Bilancio, il tema dell’ordinamento giudiziario sembra fuori da ogni dibattito. La magistratura, nel contempo, guarda l’evolversi della situazione senza neanche tentare di prospettare una soluzione di auto-riforma. Tale situazione di inerzia conferma solo un dato inquietante: qualsiasi intervento riformatore potrebbe sconvolgere i sistemi di potere interni che sono stati ampiamente scoperti e denunciati. In sostanza una forma di resistenza ed inerzia che non fa onore a chi dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto.

Marta Cartabia

“…Il Csm e l’ordinamento giudiziario sono il prossimo imminente appuntamento di riforme…”, ha assicurato la ministra della Giustizia Marta Cartabia. Pare, infatti, che sia già al lavoro un’ennesima commissione tecnica (non conosciuta nella sua composizione) per acquisire le proposte dei gruppi politici e della magistratura.

La situazione è delle più gravi, tanto che le toghe stano attraversando un periodo difficile. L’epilogo di un quinquennio di escalation della conflittualità sottotraccia non solo è evidente ma apre scenari ancora indecifrabili sul futuro prossimo dei magistrati. Cosi facendo ritornano in mente le tante profezie di auto-implosione formulate anni fa dall’ex Presidente della Repubblica e del Csm Francesco Cossiga, il “picconatore” che vedeva lontano.

Francesco Cossiga – 8° Presidente della Repubblica, ha succeduto Sandro Pertini

In ogni caso fino adesso ci sono stati solo annunci di riforme, pertanto la politica batta un colpo, se c’è, e vada avanti senza lasciare l’amara e sgradevole sensazione di non volere toccare l’importante nodo della giustizia.

“…L’autogoverno della magistratura è diventato purtroppo autoreferenzialità e separatezza – afferma Luciano Violante ex Presidente della Camera ed già magistrato – per risolvere le storture interne al mondo delle toghe non basta una legge… Di fronte alla questione morale che attanaglia ormai da tempo la magistratura, infatti, l’unica soluzione è che la stessa riacquisti credibilità. E il metodo è già scritto nella Costituzione, con le parole onore e disciplina…”.

Luciano Violante

Certamente la vicenda dell’ex candidato del centrodestra a Napoli, Catello Maresca, poi sconfitto da Gaetano Manfredi, ha creato molto scompiglio, tanto che la Guardasigilli è intervenuta proprio sul caso dell’ex Pm di punta della Procura partenopea oggi leader dell’opposizione in consiglio comunale a Napoli, e contemporaneamente di nuovo magistrato in Corte d’Appello a Campobasso.

“…La proposta che farò alle forze di maggioranza è che un caso come questo non si ripeta mai più…”, ha detto la ministra della Giustizia. C’è una stella polare della magistratura che deve essere non solo praticata ma anche percepita. Infatti dopo la richiesta dello stesso Maresca, in aspettativa per motivi elettorali, il Csm ha dato il via libera con 11 voti a favore e 11 astensioni. Una decisione che ha provocato prese di posizione assai polemiche.

Giuseppe Cascini

“…Non è accettabile consentire ad un magistrato il contemporaneo svolgimento di attività politiche e funzioni giudiziarie – ha evidenziato Giuseppe Cascini, togato del Csm – si tratta di una gravissima commistione che rappresenta un grave Vulnus per l’immagine di imparzialità e indipendenza della magistratura…”.

Il vero problema, inutile nasconderlo, è che molti parlamentari, sempre pronti ad accusare la magistratura di fare politica, poi non si fanno alcun scrupoli nel sostenere la candidatura a sindaco di un magistrato in servizio nella stessa città senza preoccuparsi di vietarne il rientro in servizio. Tanto per parlare di coerenza.

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