Tragedia annunciata? Rete idrica e gas come un colabrodo

La Procura girgentina accerterà le responsabilità del disastro in cui hanno trovato la morte nove persone con un centinaio di senza tetto. A Ravanusa la puzza di gas era cosa vecchia ma evidentemente il fenomeno non è stato tenuto nella giusta considerazione. In provincia di Agrigento il gas pubblico è come la rete idrica: perde da tutte le parti.

Ravanusa – Nove vittime e un centinaio di sfollati rappresentano il tragico bilancio della terribile esplosione che ha quasi distrutto un intero quartiere di Ravanusa, grosso centro agricolo in provincia di Agrigento. Intanto proseguono le indagini per disastro colposo ed omicidio colposo avviate dalla Procura girgentina per chiarire le cause della diffusa fuga di gas, poi innescata da una scintilla, alla base della tragedia.

Cinque giorni prima della tragedia i tecnici della rete di distribuzione del gas avevano effettuato un intervento di manutenzione ma pare che non fossero stati rilevati guasti. Il fatto è stato accertato dai carabinieri che hanno repertato i verbali dell’intervento tecnico con i nomi degli specialisti che hanno materialmente eseguito i lavori ed il successivo collaudo.

Pare che i militari abbiano anche acquisito agli atti uno studio relativo alla pericolosità insistente sulla rete di distribuzione del metano nella provincia di Agrigento. Insomma rete idrica e metanifera hanno sempre dato problemi in questa zona:

Il colonnello Vittorio Stingo. Da grandangoloagrigento.it

“…Gli ultimi controlli sulla rete del gas erano stati fatti di recente – dice il colonnello Vittorio Stingo, comandante provinciale dei carabinieri – controlli di manutenzione ordinaria, da cui non era emersa alcuna criticità…”.

L’inchiesta coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio segue una pista precisa, quella dei controlli carenti in una zona ad alto rischio per le perdite di metano, a causa del dissesto idrogeologico che coinvolge una parte del paese con una frana:

“…Un anno fa, a meno di cento metri dal luogo della tragedia – racconta l’avvocato Lillo Massimiliano Mussodecine di famiglie vennero fatte sgomberare per una notte e per un giorno e la puzza di gas era insistente…Sull’asfalto ci sono dei buchi poi coperti e i tecnici dissero che bisognava far sfiatare. Forse viviamo sopra una grande bolla di gas?…Ho denunciato in Procura che l’appalto milionario per il consolidamento della frana non è ancora partito…“.

Selene Pagliarello con il marito Giuseppe Carmina, Pietro Carmina e la moglie Carmela Scibetta

Insomma da giorni e giorni anche stavolta la puzza di gas era insopportabile ma nessuno è intervenuto in tempo. In via Trilussa e dintorni congiunti, parenti e amici piangono i loro cari: il professore di storia e filosofia Pietro Carmina, 68 anni, la moglie Carmela Scibetta, 67 anni, dirigente del Comune di Ravanusa; Calogera Gioacchina Minacori di 59 anni; Selene Pagliarello, 30 anni, madre di Samuele, il bimbo che sarebbe nato a giorni e che portava in grembo, ed il marito Giuseppe Carmina di 35, insieme al padre Angelo, 68 anni, e la madre Enza Zagarro di 69. Gli ultimi ad essere recuperati sono stati Giuseppe Carmina, 33 anni, e il padre Calogero di 59, estratti dalle macerie lo scorso 15 dicembre.

Dunque una tragedia annunciata? In molti dicono di si ma è ancora presto per trarre conclusioni e per affibbiare responsabilità di un disastro che qualche avvisaglia, nel tempo, l’aveva pur data. Il sindaco di Ravanusa, Carmelo D’Angelo, dal giorno della tragedia è rimasto nel quartiere a seguire le ricerche. Non si è mosso un attimo e sul suo volto non solo dolore ma anche speranza e ferma volontà di conoscere come sono andate le cose:

Carmelo D’Angelo

”…Abbiamo sperato fino all’ultimo di trovare persone vive – ha detto il primo cittadino – adesso vogliamo la verità. Lutto cittadino sino al giorno dei funerali delle vittime…”. La puzza di gas in via Trilussa era più intensa che altrove dunque è probabile che il gas si sia concentrato all’interno di un sottoscala e poi, una volta innescato, abbia dato origine ad una terribile deflagrazione con uno spostamento d’aria cosi potente da fare implodere una palazzina di 4 piani:

”…L’innesco dell’esplosione può essere stato anche a distanza – aggiunge Giuseppe Merendino, comandante dei vigili del fuoco di Agrigento – potrebbe essere stato un interruttore, o anche una chiamata al telefonino…”.

Italgas Reti fa sapere di aver ha eseguito i controlli a seguito di segnalazioni per perdite di gas nell’abitato di Ravanusa. Dopo le verifiche di rito i tecnici hanno sostituito un breve tratto di tubazione di piccolo diametro. Cinque giorni dopo il finimondo.

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