Tutti in fila, peggio di prima. Quando il Covid non c’era

Se non entreranno in vigore le norme per la semplificazione e per limitare la burocrazia usufruire di un servizio diventerà sempre più un inferno. Con il “lavoro da casa” la pubblica amministrazione, in uno con migliaia di richieste di pensionamenti, ha finito con erogare servizi scadenti e dalle tempistiche bibliche. La situazione sta peggiorando di giorno in giorno.

L’avvento di internet era stato accolto con entusiasmo e con manifestazioni di giubilo perché, finalmente, si sarebbe velocizzato l’iter delle pratiche burocratiche di qualsiasi genere che in Italia pesano come un macigno, semplicemente con un clic.

L’Italia ha fatto il suo ingresso online il 30 aprile 1986

Ed invece, secondo una ricerca dell’Ufficio Studi della CGIA, associazione Artigiani e Piccole Imprese, di Mestre, la coda agli uffici pubblici è continuata a crescere almeno fino all’arrivo del Covid. Come se negli ultimi vent’anni si fossero messe in fila altre 20 persone. Nonostante tutti gli enti pubblici dispongano, ormai, di un sito da dove scaricare i moduli da inviare in formato digitale alla struttura richiedente.

E’ successo che chi è stato costretto a recarsi di persona ad uno sportello pubblico ha visto aumentare i tempi di attesa. Il Covid ha poi allungato i tempi di erogazione dei servizi. Molti uffici pubblici, infatti, hanno chiuso gli sportelli e lavorato su prenotazione, complice anche il ricorso allo smart working di molti addetti.

C’è da dire che in molti servizi delle ASL il numero degli utenti, per le limitazioni imposte dalla pandemia, è crollato, provocando una forte riduzione dei tempi di attesa per coloro che dovevano sottoporsi ad una prestazione. Con la diminuzione delle code, di contro, si è registrato un aumento del tempo di erogazione del servizio.

Ora secondo i dati forniti dalla Pubblica Amministrazione, pare che i dipendenti pubblici che lavorano da casa siano un milione e mezzo. Da un certo punto di vista non ci possiamo permettere un numero così elevato di persone in smart working. Nel senso che, a pieno organico, nel periodo antecedente alla pandemia la nostra PA ha presentato livelli di soddisfazione delle prestazioni e/o servizi erogati tra i più bassi d’Europa.

E’ anche vero che se una parte del settore pubblico, nel periodo in questione, ha raggiunto livelli di efficienza straordinari, un’altra ha aumentato i tempi di erogazione del servizio. Molti cittadini sono stati costretti, quindi, a rivolgersi al settore privato, pagando due volte: la prima con la fiscalità generale, la seconda con la fattura per il servizio reso da una struttura privata. Che spesso ne ha approfittato.

La ricerca della CGIA è frutto dell’elaborazione di dati Istat che, periodicamente, conduce un’indagine campionaria su cittadini maggiorenni che si sono recati agli sportelli della PA. Nel 2019, ultimo anno di cui sono disponibili i dati, più del 50% ha dichiarato di aver atteso allo sportello di un’ASL il 55,2% in più del tempo rispetto a coloro che si erano trovati nella medesima situazione nel 2009.

Le situazioni più complicate, come sempre, si sono registrate al Centro-Sud. Le attese hanno raggiunto percentuali del 70% in più, mentre le realtà più virtuose si sono dimostrate in Veneto, Valle d’Aosta e, in particolare, nel Trentino Alto Adige.

Nonostante il processo di digitalizzazione abbia interessato l’intera PA, la coda agli sportelli è diventata più lunga, come quella dell’astrapia, l’uccello della Nuova Guinea. Questo processo non è dovuto a chi ci lavora o alla scarsa organizzazione, almeno non solo. La responsabilità va ricercata, innanzitutto, nell’eccesso di leggi, decreti, leggine e circolari, spesso in contrasto tra loro.

L’effetto di questa pletora di scartoffie virtuali, oltre ad aumentare la burocrazia, ha complicato la vita ai cittadini ed alle imprese, ma anche agli stessi impiegati. Il 90% degli imprenditori ha manifestato insofferenza verso la mole di procedure amministrative.

Nessun altro Paese europeo ha manifestato un dato così negativo: l’Italia sconta una differenza percentuale del 18%. L’ammasso di norme, regolamenti e disposizioni vari continuano a frenare il Paese, frapponendo una serie di ostacoli soprattutto per la piccola e media impresa.

Si parla tanto di riforme, che poi non vengono mai attuate. Si dovrebbe cominciare con quella della PA, semplificando il quadro normativo. Questa operazione provocherebbe una riduzione del numero delle leggi con l’abrogazione di quelle più datate e col ricorso ai testi unici. Si eviterebbe, così, la sovrapposizione legislativa che su molte materie ha prodotto solo incomunicabilità, scarsa trasparenza, incertezza dei tempi ed adempimenti maggiori.

Tutto ciò innescherebbe un forte impulso alla produttività del personale pubblico spesso vittima di un’organizzazione rigida e scriteriata e non motivato al lavoro Ma siamo in Italia: credete che una riforma del genere venga mai attuata? Stiamo freschi!      

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