Pagamenti on line: lo stress vince la partita

Per le persone più anziane le operazioni via cellulare, i rapporti con il call center, le carte prepagate, le transazioni on line e le lunghe attese via etere per poi non ottenere nulla sono terrificanti e generano malesseri diffusi. Ormai ci rapportiamo con voci elettroniche e quando riusciamo a parlare con un umano, nove volte su dieci, ci chiudono il telefono in faccia.

Roma – Una storiella come tante, come ne capitano in questa società che di umano non ha più nulla. Il povero cittadino è vittima sacrificale di un sistema studiato appositamente per farlo andare fuori dai gangheri, esasperandolo in maniera irreparabile. Lo scopo è quello di annichilirlo, renderlo innocuo, inerme ed inerte di fronte alle ordinarie difficoltà del quotidiano.

Anziani e tecnologia: un binomio che non è per nulla scontato.

E’ la storia di un comunissimo banale, scontato povero cristo con qualche anno sul groppone, che per non essere considerato fuori moda si è messo di buzzo buono per imparare ad utilizzare il computer perché ormai è tutto online. E c’è pure riuscito, abbastanza. Almeno cosi ritiene il nostro amico con i capelli bianchi.

Solo che si è trovato, spesso, di fronte a muri insormontabili. Sono quelli più infidi, perché invisibili. Si tratta della Stupidità, Dabbenaggine, Indolenza e Incompetenza. I 4 Novelli Cavalieri dell’Apocalisse, coloro che rompono gli zibidei a chi come Sisto, il protagonista del caso, che mai avrebbe immaginato di esserlo, soprattutto in un articolo di giornale.

E’ una persona tranquilla, pacata, gentile, premurosa con sua moglie, i suoi due figli e le due gattine che ama tanto. Un vero gentiluomo d’altri tempi, uno di quelli descritti dalla penna di Mario Soldati nei suoi I racconti del maresciallo“. Sisto ha dovuto effettuare un pagamento online con carta prepagata.

Si è recato, quindi, in banca. Di questi periodi post pandemici ha confidato nel basso afflusso di clienti. Infatti, pur non avendo prenotato un appuntamento, l’impiegato si è mostrato molto solerte, cortese e disponibile, soprattutto dopo aver constatato lo stato di prostrazione in cui era caduto Sisto.

Il call center, la “mosca tse-tse” degli italiani per eccellenza.

Gli succede ogni volta che ha a che fare con quelle che ha sempre reputato delle macchine infernali: sportelli ATM (Automated Teller Machine), comunemente detti bancomat, totem, alcuni dei quali gli ricordavano, vagamente i juke box degli anni ‘60-’70. Dopo aver apposto una serie di firme digitali eccola, finalmente, la sua carta prepagata per la cui attivazione bisognava però contattare un numero verde.

Il nostro involontario protagonista della mirabolante vicenda ha cominciato a dare segni d’insofferenza avendo avuto a che fare, in passato, con call center e simili con risultati disastrosi. Infatti dopo quell’irritante voce metallica registrata, che gli ha elencato una serie di numeri per ogni tipo di quesito, allorché è riuscito a collegarsi ha sentito ripetere la solita litania per cui, col traffico eccessivo di chiamata, bisognava provare più tardi.

Pochi sono gli operatori telefonici formati per “incassare” lamentele mantenendo la calma.

Intanto tra un fatto ed un altro se ne era volata via tutta la mattinata: quasi ora di pranzo. Un frugale pasto e dopo numero verde a noi due! Dopo vari tentativi andati vuoto, finalmente il nostro Sisto riesce a parlare con una voce vera, femminile dalla cadenza marcatamente sicula. Un po’ per la linea che ha iniziato a balbettare, un po’ perché quella “poverina” dall’altro capo del filo è sembrata una che non sa nuotare e che viene lanciata all’improvviso in mare: si impara o si affoga“, la situazione stava prendendo davvero una brutta piega.

In questo caso ad “affogare“, facendolo montare su tutte le furie, è stato Sisto, alle cui rimostranze la tipa dalla voce squillante, tutta contrita, gli chiudeva il telefono in faccia. Lo sventurato, esausto dopo varie telefonate e collegamenti col computer, era sull’orlo di una crisi di nervi. Quando, chissà da quale sperduta galassia, appariva un “angelo benefattore” di nome Gianluca, che con voce calma e gentile gli dava, miracolosamente, tutte le soluzioni del caso.

Ora per completare l’operazione ci sono volute più di sette ore, quasi un turno lavorativo. Quando si discute di massimi sistemi, bisognerebbe pensare all’utilizzatore finale, il comune cittadino che ne subisce gli effetti.

Ricordate? Nella pubblicità la ragazzina diceva al telefono: “Mi ami? ma quanto mi ami?” E il padre: “Ma quanto mi costi?!”

All’inizio degli anni ’80 uno slogan pubblicitario della compagnia telefonica di allora, la Sip, divenne un tormentone per diversi anni: “Il telefono la tua voce“, che insieme all’altro “Mi ami, ma quanto mi ami?” esprimevano la voglia di comunicare di quel periodo, con internet ancora in là da venire.

Oggi si potrebbe aggiungere: quanto mi costi e quanto mi stressi       

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