ROMA – QUEL GRANDE MOLOCH DELLA BUROCRAZIA CHE CI COSTA 57 MILIARDI DI EURO

L’anno scorso il Poligrafico e la Zecca dello Stato hanno prodotto 323 gazzette ufficiali, a cui si aggiungono 45 supplementi ordinari e straordinari. Per un numero di 31942 pagine. Ma non si era detto di snellire procedure e norme?

Roma – Siamo sommersi da una montagna di carta: ben 31942 pagine di norme nel 2020. L’anno scorso il Poligrafico e la Zecca dello Stato hanno prodotto 323 gazzette ufficiali, a cui si aggiungono 45 supplementi ordinari e straordinari.

Per un numero di 31942 pagine. Una valanga di carta pari a 80 kg di peso. Stando alle informazioni ricevute dalla Cgia (Confederazione generale italiana dell’artigianato) di Mestre.

 

Ovverosia, impiegando un tempo di lettura pari a 5 minuti per pagina, per portare a termine l’ardua impresa di leggerle tutte, occorrerebbero 333 giorni lavorativi, quasi un anno solare.

L’8 gennaio, si è raggiunta la punta di massima produttività: imprese, commercialisti, associazioni di categoria e addetti ai lavori hanno dovuto battagliare con un faldone di 4617 pagine. Una pletora di norme e procedure che si schiantano su noi poveri cittadini contribuenti, provocando perdite di tempo, ostacoli di varia natura e codicilli farraginosi.

Un grande Moloch che costa un sacco di soldi: 57 miliardi di euro, a cui sono stati costretti ad assoggettarsi tutti i politici. Una casta invisibile, forse quella vera e autentica, che detiene tutto il potere decisionale. E rappresentata da quella zona grigia di funzionari, capi di gabinetto, direttori generali, segretari particolari, ragionieri di stato, a cui si accede per cooptazione.

Scrivono leggi, chiedono pareri alla Corte dei Conti, inseriscono un comma qua uno là, consapevoli che nessuno se ne assumerà la responsabilità e che possono, di fatto stravolgere una legge. O, quanto meo, frenarne l’iter rallentandolo e temporeggiando.

Il potere burocratico è evocato in modo appropriato col termine “manina”. Storicamente l’espressione fu utilizzata, per altri contesti e situazioni, nel 1990 dall’allora segretario del PSI (Partito Socialista Italiano) Bettino Craxi per commentare il ritrovamento di documenti sul sequestro Moro in via Monte Nevoso a Milano, nell’ex covo delle Br (Brigate Rosse), si domandò se: “fossero lì da sempre o se una manina ce li avesse messi dopo”.

Bettino Craxi

Da allora l’espressione è stata utilizzata spesso nel linguaggio giornalistico per descrivere emendamenti, commi, virgole, avverbi che appaiono e spariscono all’improvviso.

I politici passano ma i burocrati restano lì, fissi, inamovibili a rappresentare un “potere invisibile” e per questo più infido e difficile da rimuovere. Qualunque governo che si è insediato è sempre partito con buone intenzioni di riformare e semplificare la burocrazia per renderla più snella, rapida e trasparente. Ma come si sa di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno.

E’ passato alla storia nel 2010 il “falò di Calderoli l’allora ministro della semplificazione che nel cortile dei Vigili del fuoco alla Capannelle in Roma diede alle fiamme, come un novello Nerone, una catasta di faldoni di norme fatte decadere dai suoi meritori interventi legislativi. L’iniziativa nel tempo si è dimostrata più plateale che efficace, in linea col personaggio alquanto bizzarro.

Se leggiamo qualche resoconto sulla burocrazia anche del passato, nell’immaginario collettivo fa capolino sempre lo stesso scenario. Ovvero quello di un cittadino che si reca in un ufficio per soddisfare una sua esigenza, e dall’altro lato un burocrate annoiato che con pigrizia porge il modulo o la pratica da compilare.

Roberto Calderoli

Oggi ci si trova difronte ad un’estrema spersonalizzazione con la schermata di un computer e le istruzioni più o meno ambigue. Nell’uno e nell’altro caso la stessa freddezza e lo stesso distacco. In entrambi i casi, si entra in uno stato d’ansia, di frustrazione e di smarrimento.

Nel caso del Decreto Sostegno appena emanato dal premier Draghi, come da prassi istituzionale e costituzionale c’è bisogno dei decreti attuativi, per completare i quali possono servire anche due mesi di tempo. Quest’ultimi rappresentano l’ultima fase affinché un provvedimento abbia valore.

Mario Draghi

L’iter legislativo, infatti, non finisce in Parlamento. Ma, per aspetti pratici, burocratici e tecnici dev’essere completato da uno o più ministeri. E qui entra in gioco la legione di solerti burocrati, che con piglio autorevole e onnipotente, quasi una sorta di moderno leviatano, si mettono all’opera per la salvezza della nazione.

C’è da dire che “una Pubblica Amministrazione efficiente, digitalizzata, ben organizzata e sburocratizzata è in cima alla lista degli obiettivi che il governo Draghi intende mettere al centro della sua azione politica e del Piano Nazionale per la ripresa da presentare a Bruxelles”.

Ora, una burocrazia più snella, agile e rapida per renderla più funzionale alle esigenze dei cittadini è strettamente legata alla tecnologia e alla riduzione del digital divide (divario digitale). Ma questo processo implica che i cittadini possono e sappiano accedere ad internet.

 

La creazione di infrastrutture idonee, la possibilità d’accesso al web e la formazione per il suo utilizzo sono la conditio sine qua non affinché il miracolo possa realizzarsi. Se pensiamo alle condizioni dei collegamenti on line con le pubbliche autorità c’è poco da stare allegri! Basti pensare, ad esempio, al sito dell’Inps che l’anno scorso andò in tilt per le richieste della cassa integrazione. Oppure al caso più recente della regione Lombardia per i disagi sorti per la prenotazione della vaccinazione.                                                                                                              

Infine nel lasso di tempo che intercorre per i decreti attuativi quali e quante “manine” interverranno e a nome di chi, di quale gruppo politico o di quale lobby?  Da come siamo messi non ci resta che affidarci alla mano divina nella speranza di essere accompagnati verso la dritta via smarrita. Altrimenti siamo fottuti.

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