ROMA – OGGI PIU’ CHE MAI IL SISTEMA CREDITIZIO STROZZA LE IMPRESE IN DIFFICOLTA’

La banca è diventata un nemico nella percezione collettiva, che ti appioppa polizze assicurative inutili, licenze antivirus, viaggi e batterie di pentole. Un bazar, un suk inaffidabile di mercanzia, dove la banca e le istituzioni di garanzia e controllo sono assenti. Una situazione che non ha eguali in Europa.

Roma – La tua amica banca, recita uno slogan pubblicitario. Chi avrebbe mai pensato che i banchieri nostrani, a differenza di quelli UE, sarebbero diventati i sicari delle imprese italiane e dell’esercito di dipendenti bancari?

Già nel periodo del governo Monti, in piena deregulation etica, mai sanzionata da nessun organismo governativo o commissione parlamentare, il sistema creditizio affondava l’economia chiudendo i rubinetti dell’accesso ai mutui per un paio di anni e chiedendo il rientro immediato di ogni esposizione debitoria anche minima alle piccole e medie imprese.

Governo Monti

Quelle grandi avevano i loro protettori nel consiglio di amministrazione degli istituti di credito e avevano accesso, sempre e comunque, alle esposizioni più spericolate. Le banche meno solide e più infiltrate saltavano o venivano commissariate da Carige alla Banca Popolare di Vicenza, alla Banca Popolare di Bari, alla Banca Etruria agli scandali del Monte dei Paschi, con salto dalla finestra nel vuoto del responsabile relazioni esterne David Rossi, forse testimone scomodo di numerosi accordi per cosi dire compromettenti. Nel 2012 Unioncamere denunciava il tasso record di chiusura di mille imprese al giorno.

E mentre le banche piangevano miseria per la riduzione dei tassi di interesse europei, che comunque potevano amplificare a piacimento, veniva data carta bianca dal Parlamento sui tassi considerati usurai, che solo per il credito al consumo applicato dalle banche potevano stare poco al di sotto la soglia del 20% quando il costo del denaro stava già al 2%.

David Rossi

Facendo due conti le banche hanno guadagnato miliardi di euro sottratti alle famiglie italiane con la complicità dei marchingegni legislativi. Facciamo un esempio concreto. Su 500 euro di prestito al consumo sul conto corrente veniva applicato da una società leader di proprietà della Bnl, Findomestic, un tasso del 18% annuo sulla carta aggiuntiva di debito denominato Credito al Consumo Arancione Bnl. Quindi, in soldoni, 90 euro di interessi annui. Nessuno ha fatto questi conti e il cittadino non ha mai visto questi interessi spalmati in poco visibili rateazioni triennali.

Le banche italiane, a differenza di quelle europee, hanno fatto profitti d’oro nel passato, giocando sul fortissimo ingiustificato divario tra tassi passivi e attivi. Se prendo un prestito dalla banca pago ad esempio il 7%, se lascio i soldi vincolati in deposito sul conto corrente guadagno l’1% decurtato delle tasse dalla stessa banca. Il rapporto 1 a 6 in alcuni periodi storici era anche maggiore. Scusatemi se è poco.

Credito al consumo

Con il governo giallorosso le banche hanno raggiunto l’apice del liberismo più selvaggio e con i costi sociali più tragici. Con un linguaggio da parrocchia del dopoguerra, aiuti, sussidi e ristori, praticamente elemosine farraginose, il governo ha consegnato le imprese alla valutazione arbitraria delle banche per l’erogazione dei prestiti.

I denari vengono concessi a tassi leggermente agevolati, solo a chi ha pagato ogni sanzione e non ha saltato rate di leasing o mutui. Cioè solo le imprese che stanno meglio vengono aiutate con un prestito che aggrava la posizione debitoria aziendale. Quelle in difficoltà che chiudano pure, questa è la logica degli aiuti solidali.

Cattivo pagatore? E sei finito

In un anno è cambiato tutto. La pandemia ha fatto uscire allo scoperto le strategie aziendali socialmente più scorrette. Oggi se un’impresa sopravvissuta alla pandemia sfora di 500 euro sul conto corrente, entra automaticamente nella black-list. Il che significa il blocco di ogni agevolazione e accesso agli strumenti creditizi. Prova, provata. 

Le imprese sono in crisi e vengono messe fuori mercato dalle banche che ne decretano il fallimento imminente. Sanno tutti che la black-list scatena la rincorsa al rientro di ogni debito bancario, fidejussorio e assicurativo. Tutto l’ambiente finanziario diventa nemico dichiarato dell’azienda che viene aggredita contemporaneamente da tutte le forme di credito attivate, inclusi gli acquisti rateali a tasso zero.

Anche il cittadino se sfora di 100 euro sul conto corrente e non copre subito, viene messo in lista nera, praticamente macchiato come persona inaffidabile per qualsiasi operazione commerciale, finanziaria, immobiliare. Una specie di dittatura finanziaria. Sei un cittadino tutelato dai diritti solo se hai un solido conto in banca. Altrimenti sei ufficialmente uno straccione pericoloso per gli altri che non va aiutato. Al contrario: va demolito.

Da Stato solidale fondato sui principi della sussidiarietà costituzionale si è passati a istituzioni egoiste e aguzzine, burocraticamente indifferenti e spietate. Conta solo il budget. E così le banche hanno carta bianca nel chiudere le filiali, trasferire ogni servizio on line a carico del cittadino, licenziare decine di migliaia di dipendenti. Fino agli anni novanta del secolo scorso la banca era percepita come sicura, affidabile, dai cittadini. Non poteva e non doveva tradire. I servizi del personale erano più o meno curati, il rapporto umano risolveva ogni problema.

Oggi la banca è diventata un nemico nella percezione collettiva, che ti appioppa polizze assicurative inutili, licenze antivirus, viaggi e batterie di pentole. Un bazar, un suk inaffidabile di mercanzia, dove la banca e le istituzioni di garanzia e controllo sono assenti.

L’istituto bancario sta diventando uno sgradevole arrogante piazzista che ti pignora la casa se non compri quello che ti impone. Il ricatto sottile con un sorriso gentile è la nuova regola. Vuoi un mutuo? Polizza infortuni, morte e ogni causa della assicurazione di proprietà della banca. Atto monopolistico illegittimo, sanzionato blandamente dall’authority di governo. E senza convinzione.

Un sistema creditizio che si è consolidato su queste basi si potrà mantenere solo se si eliminano i contanti, grazie alla tassazione bancaria di ogni operazione di acquisto. Una prospettiva comunque parassitaria sulla pelle dei contribuenti ormai ridotti al collassoUn vicolo cieco, senza sbocco, ironia della sorte, anche per la stessa banca.

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