Riforma della giustizia? Politica sordomuta

E’ ormai indifferibile il riordino del comparto a partire dallo snellimento del processo penale e le modifiche alla prescrizione dei reati. Celerità si ma non a scapito delle garanzie. La giustizia deve riguadagnare la fiducia dei cittadini e adeguarsi ai tempi senza ulteriori indugi.

RomaÈ tempo di mettersi alle spalle decenni di confronto acceso, ideologico e spesso basato su preconcetti. Le forze politiche devono concordare ed avere una visione delle opportune modifiche necessarie per riformare la giustizia in maniera radicale. La maggioranza è chiamata alla realtà dei fatti e ad assumersi le proprie responsabilità.

Con il DM del 18 marzo 2021 il Ministero della Giustizia ha istituito una Commissione per elaborare proposte di riforma del processo penale, nonché in materia di prescrizione del reato.

Marta Cartabia

Così la ministra Marta Cartabia aveva disposto, con il medesimo decreto, che i lavori della Commissione, organizzati attraverso la costituzione di sottocommissioni, dovevano essere ultimati entro il 23 aprile 2021, data poi prorogata al successivo 8 maggio.

E’ opportuno ricordare che i tempi di definizione dei giudizi penali sono stati oggetto delle preoccupazioni delle istituzioni europee, le quali hanno osservato a più riprese che le statistiche giudiziarie evidenziano in Italia una durata del procedimento penale in superiore alla media europea.

L’obiettivo generale è quello di rendere più efficiente il processo penale e di accelerarne i tempi di definizione, in modo da rendere la valutazione e l’esito del dibattimento contenuto e non più sine die.

Giorgio Lattanzi già presidente della Consulta

Così il gruppo di studio guidato da Giorgio Lattanzi, ex Presidente della Corte Costituzionale, ha consegnato alla guardasigilli una relazione di 76 pagine, con tutta una serie di spunti su come riformare la giustizia penale.

Sulla base di queste idee Cartabia elaborerà gli emendamenti che il governo depositerà alla Commissione della Camera precisando però che queste non sono le sue proposte ma solo i suggerimenti del gruppo di giuristi creato per la riforma del processo penale. Un modo come un altro per prendere le distanze da certi suggerimenti e pareri divisivi.

In ogni caso dovrà essere la politica a prevedere con quali criteri i giudici debbano esercitare l’azione penale e quali processi debbano essere trattati con priorità. Tutto ciò per garantire efficacia e uniformità nell’esercizio dell’azione penale e nella trattazione dei processi.

Ma non basta. In più occorre prevedere che, nell’ambito dei criteri generali adottati dal Parlamento, gli uffici giudiziari predispongano i criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale e nella trattazione dei processi, tenuto conto anche della specifica realtà criminale e territoriale, nonché del numero degli affari e delle risorse disponibili.

Archivi stracolmi per il grande numero di processi e per la loro eccessiva durata

In sostanza in ogni anno giudiziario Camera e Senato devono indicare quali criteri seguire nelle indagini e quali processi celebrare con massima priorità. Praticamente ciò che veniva fatto, in ogni distretto, dal Procuratore della Repubblica.

Certamente i dubbi di costituzionalità ci sono, infatti non a caso la commissione Lattanzi ritiene che questa parte della riforma sia legata alla “necessità di inserire proprio il canone dell’art. 112 della Costituzionequello che prevede l’obbligo di esercitare l’azione penale per il pubblico ministero – in una cornice di coerenza con il concreto carico delle notizie di reato”.

Tutto ciò in modo tale da garantire trasparenza nelle scelte che si rendono necessarie per dare effettività al principio di obbligatorietà.

In ogni caso i giudizi lunghi diventano anticipo di pena, così come il pregiudizio di colpevolezza sociale è una situazione che non può più essere accettata. Al momento la gravità della situazione non pare essere stata colta da tutte le forze politiche. Stranamente miopi e sorde quando si parla di giustizia e magistratura,

Ad ogni modo rendere i processi civili e penali più celeri, più efficienti, ma non a scapito delle garanzie, sono obiettivi che riguardano non solo tutti i cittadini, ma anche chi, dall’estero, intende investire in Italia.

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