Il Bel Paese si sgretola: a chi importa?

Se ne parla solo dopo l’avvenuta catastrofe di turno ma l’Italia continua a venire giù a pezzi e basta un po’ di pioggia in più per vedersi sgretolare ponti e strade. Sarà l’effetto serra, saranno le mutazioni climatiche, sarà il surriscaldamento ma che ci stanno a fare quelle case costruite dentro gli alvei di fiumi e torrenti? L’abusivismo è sempre stato seguito da una sanatoria dunque ogni disastro in Italia è annunciato da tempo.

Alluvioni, frane e clima: si salvi chi può, il nostro Bel Paese è in rovina. La cronaca degli ultimi anni, infatti, è stata ricca di eventi luttuosi dovuti a frane, alluvioni e terremoti. Da decenni sappiamo perfettamente che la struttura geomorfologica del nostro territorio è di una fragilità estrema. Greenpeace, organizzazione non governativa ambientalista, nell’ultimo report presentato alla stampa ha evidenziato la netta relazione tra alluvioni, frane e crisi climatica.

A causa del surriscaldamento del globo terrestre, le piogge si concentrano in lassi di tempo sempre più brevi. Questo fenomeno ha effetti devastanti in Italia a causa del consumo di suolo superiore alla media dell’UE. Tanto è vero che il 90% dei comuni italiani sono a rischio di frane e alluvioni, per cui la riduzione e l’azzeramento dei gas serra sono l’unica via d’uscita.

Il surriscaldamento globale e la crisi climatica col verificarsi di continui eventi estremi trova nel Mediterraneo uno degli hot-spot privilegiati, ovvero un’area critica dove la temperatura cresce più della media globale e, quindi, più esposta alle conseguenze scaturite dai cambiamenti.

Il nostro territorio per caratteristiche morfologiche, litologiche e idrografiche è predisposto a fenomeni franosi e alluvionali. La cementificazione selvaggia, però, ne ha aumentato il rischio.

La densità di popolazione, infatti, in Italia è di circa 200 abitanti per kmq, più o meno 8000 comuni e 60 mila nuclei urbani. I fattori antropici hanno assunto, dunque, un ruolo decisivo.

La diffusa impermeabilizzazione del territorio impedisce l’infiltrazione della pioggia nel terreno, ma ne aumenta i quantitativi e la velocità dell’acqua, che defluisce verso i canali, incrementa il rischio di eventi alluvionali.

Rischio idrogeologico, conseguenza di una cementificazione selvaggia

I danni provocati non sono solo fisici e umani, ma anche fonte di perdite economiche: negli ultimi 20 anni il Ministero dell’Ambiente ha stanziato quasi 7 miliardi di euro. Bazzecole se pensiamo che la cifra stimata per la messa in sicurezza del territorio è di 26 miliardi di euro.

Il consumo del suolo inasprisce il rischio idrogeologico. Ma non solo: per la distruzione dei servizi eco-sistemici del suolo provoca un danno economico che supera i 3 miliardi di euro all’anno.

A tutte queste piacevoli notizie si aggiungono quelle del 6° Rapporto dell’IPCC (AR6), l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, in cui emerge chiaramente che l’eccessivo consumo di suolo è concentrato proprio in aree ad alta pericolosità idraulica e franosa.

Poi, siccome non ci facciamo mancare nulla, il Global Climate Risk Index – l’annuale rapporto di GermanWatch, Ong con sede a Bonn, che calcola in che misura i Paesi di tutto il mondo sono stati colpiti da eventi climatici estremi (tempeste, inondazioni, ondate di calore), classificandoli in base alla loro vulnerabilitàposiziona l’Italia al sesto posto nel mondo per numero di vittime dovute ad eventi estremi nell’arco degli ultimi 20 anni

Le attività antropiche hanno, dunque, esacerbato il riscaldamento climatico, dovuto all’emissione di gas serra che ha raggiunto livelli di concentrazione mai riscontrati negli ultimi 800 mila anni.

Le previsioni degli scenari futuri sono a tinte fosche, poiché le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto sono irreversibili per circa un centinaio d’anni. Questo è particolarmente accertato per i cambiamenti dell’oceano, del ghiaccio marino artico e del livello del mare.

Quindi, come sottolinea il rapporto: “…Sono estremamente urgenti interventi tempestivi e sostanziali per la riduzione delle emissioni clima-alterati…”.

Ora senza voler essere menagramo, con questa classe politica nazionale e globale, gli interventi radicali necessari ad un vero cambiamento di rotta, sono una vera e propria chimera. In tutta onestà.    

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