Giornata mondiale dell’Oceano: le plastiche distruggono gli ecosistemi immersi

Bisogna correre ai ripari ma subito perché il tempo stringe: le sostanze velenose solide e liquide sversate e smaltite in mare danneggiano gravemente tutti gli esseri viventi. Occorre dunque incentivare iniziative solidali per ridurre l’inquinamento innalzando i livelli di vigilanza, prevenzione e repressione dei reati ambientali.

Roma – Oggi si celebra il World Oceans Day, la Giornata mondiale degli oceani, in occasione dell’Anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo di Rio De Janeiro.

Una giornata in cui è doveroso ricordare quanto siano fondamentali gli oceani per la vita dell’intero pianeta, ponendo l’accento su tutti i comportamenti incivili che, se perpetrati nel tempo come stiamo facendo, distruggeranno irrimediabilmente un ecosistema già estremamente fragile e provato.

La ricorrenza, giunta alla tredicesima edizione, ha visto la sua nascita durante un evento organizzato dall’Oceans Institute of Canada e supportato dal governo canadese.

La preoccupazione per la salvaguardia del ”pianeta blu” si è fatta ogni anno più forte, tanto che nel 2008 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sotto la guida del Canada, ha fissato la sua celebrazione, programmando per l’anno successivo la prima UNWOD, la Giornata mondiale degli oceani delle Nazioni Unite. Una questione che riguarda tutte le nazioni, nessuna esclusa.

Quest’anno il focus sarà The ocean: life and livelihood (oceano: vita e sostentamento) e l’obiettivo sarà quello di dimostrare il ruolo vitale dei grandi mari quali “polmoni del pianeta terra” che compongono il 70% della superficie del globo e producono circa la stessa percentuale dell’ossigeno totale che viene respirato, svolgendo cosi anche un ruolo di moderazione del clima.

A causa della pandemia sarà la seconda celebrazione completamente virtuale. Un evento prodotto dalla divisione degli Affari marittimi e della Legge marina delle Nazioni Unite, in collaborazione con l’organizzazione no-profit Oceanic Global, presentato dal partner organizzativo Blancpain e sponsorizzato da La Mer, che vedrà oltre 40 leader di pensiero, celebrità, istituzioni e voci della comunità.

Un “pianeta” in cui l’enorme quantitativo di plastiche e microplastiche da sempre ha rappresentato la causa principale dell’inquinamento marino.

Materiale che ogni anno si accumula e si riversa lungo le coste ma anche nelle zone interessate dalle correnti dove si creano vere e proprie isole di plastica galleggianti. Nello specifico parliamo del Grande Pacifico, Sud Pacifico, Nord Atlantico, Sud Atlantico, Oceano Indiano, Mar Artico.

Chilometri di coste ridotti a discariche

Tra le isole di plastica, la più grande è quella del Nord Pacifico, conosciuta col nome di ”Pacific Trash Vortex”, che nei momenti di massimo accumulo delle correnti arriva a misurare fino a 10 milioni di Km quadrati: l’intera superficie del Canada per intenderci.

Un fenomeno quello dell’accumulo di materiale plastico dovuto non solo all’attività indiretta dei fiumi ma anche alla cattiva gestione dei rifiuti. Una situazione non più sostenibile a cui sempre più Paesi stanno cercando di porre rimedio vietando l’utilizzo delle plastiche monouso e delle microplastiche. Eppure non è ancora abbastanza.

Pulizia degli oceani, il più grande progetto mondiale

Occorre al più presto un’azione sinergica anche sul fronte della raccolta delle plastiche nei mari e del relativo smaltimento e le numerose iniziative di pulizia degli oceani nelle zone costiere promosse da imprese e associazioni ambientaliste sono esempi di una cittadinanza operativa che vanno supportati e incentivati.

Del resto gli oceani inquinati da veleni solidi e liquidi hanno ripercussioni negative anche sull’intero ecosistema terrestre e direttamente sulla salute di tutti gli esseri viventi.

Caratteristiche dell’ecosistema terrestre

Difatti le plastiche comuni non sono nella maniera più assoluta biodegradabili e sono soggette ad un lento logoramento e, col tempo, si trasformano in microplastiche non visibili ad occhio nudo ma dannose in particolare per l’alimentazione.

Uno degli errori più comuni è quello di pensare che in questi casi la natura faccia il suo corso ma non è così: il contenitore sulla spiaggia abbandonato 20 anni fa non si è miracolosamente disintegrato. Molto probabilmente le sue sostanze plastiche sono state ingerite dal quel tonno in scatola che abbiamo appena ingerito.

Di conseguenza, seguendo la catena alimentare, anche noi finiamo per ingurgitare sostanze chimiche nocive che si accumulano nei nostri tessuti, causando danni non indifferenti. La domanda finale è: che cosa possiamo fare per ridurre l’inquinamento dei mari e degli oceani?

Innanzitutto partire dalle piccole abitudini quotidiane e sensibilizzare ogni singolo cittadino a comportamenti in maniera il più possibile virtuosa. E in fondo lo sappiamo bene: l’unione fa la forza.

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