Si respira un brutto clima: l’umanità a rischio

Il riscaldamento del pianeta è da allarme rosso ma una volta spenti i riflettori ognuno di noi tira a campare quando chiudere il rubinetto dell’acqua durante il lavaggio dei piatti, ad esempio, diventa una piccola azione quotidiana dai risultati straordinari. Dobbiamo agire subito se vogliamo evitare la catastrofe che ci attende.

Roma – Ormai l’emergenza clima è diventata di dominio pubblico ed ha un posto di rilievo nell’agenda politica di tutti gli Stati. Si è affrontato l’argomento, infatti, anche nella terza e ultima giornata dello scorso G7 svoltosi in Cornovaglia dall’11 al 13 giugno.

I leader di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti

I leader politici hanno assunto impegni più rigorosi contro le emissioni di gas serra e la promessa, anticipata da fonti Usa, di frenare il rialzo delle temperature globali future non oltre 1,5 gradi.

Siccome al peggio non c’è mai fine, è trapelata la bozza shock da parte dell’Onu del rapporto sul clima, con un pericoloso avvertimento: l’umanità è a rischio. “…Si prevedono tempi grami…” hanno affermato gli autori del report sul riscaldamento globale. Non c’è da stare allegri.

Siccità e malattie affliggeranno decine di milioni di persone nei prossimi decenni. Gli impatti potranno essere irreversibili in caso di un aumento del riscaldamento del pianeta.

Un aumento globale al di sopra della soglia fissata dall’accordo di Parigi di 1,5 gradi, ad esempio di 2 gradi, avrà come effetto che 420 milioni di persone in più sulla terra dovranno affrontare ondate di caldo estremo e circa 80 milioni di esseri umani in più potrebbero patire la fame.

Tutte queste notizie allegre sono contenute nella bozza del Rapporto del gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) dell’ONU. E non è mica finita qui. Le inondazioni in Africa potrebbero causare l’emigrazione forzata di circa 2,7 milioni di poveracci all’anno in media.

Se le emissioni di gas serra non subiranno un drastico ridimensionamento, oltre 85 milioni di individui si potrebbero trovare nella condizioni di lasciare le proprie terre nell’Africa sub-sahariana per gli impatti devastanti del clima entro il 2050. L’Europa non è che sia messa meglio.

Se si dovessero malauguratamente raggiungere i 3 gradi Celsius di innalzamento del termometro si triplicherà il numero di persone ad alto rischio mortalità. A ciò si aggiungono carenza d’acqua, esodi, malnutrizioni, estinzione delle specie.

Dunque la vita sulla terra come l’abbiamo conosciuta finora si trasformerà, in modo ineludibile, per il cambiamento climatico.

Il rapporto non lascia speranze. Qualunque sia il livello di riduzione delle emissioni di gas serra, gli effetti devastanti saranno certi perché, secondo gli studiosi, la vita sulla terra ha capacità di adattamento e di evoluzione rispetto ai mutamenti climatici creando nuovi ecosistemi.

L’umanità, invece, resterà al palo, bloccata. Alla faccia dell’intelligenza che ha sempre ostentato di fronte a tutti gli altri esseri viventi del pianeta.

Il rapporto, più allarmistico del precedente redatto nel 2014, non sarà ufficialmente pubblicato prima del febbraio 2022. Infatti dovrà essere approvato per consenso dai 195 Stati membri. Come dire: i danneggiatori devono ratificare un report sui danni provocati da loro stessi, come darsi la zappa sui piedi.

Il rapporto stilato durante la pandemia globale evidenzia le conseguenze sulla salute umana dei cambiamenti del clima. Nell’immediato la politica deve promuovere diete a base vegetale, che in parte, limiteranno le conseguenze sulla salute.

Altri effetti a breve termine sono irreversibili. Tra questi la perdita simultanea di raccolti, il calo del valore nutrizionale degli alimenti di base, a cui si sommano i gravi effetti socio-economici sulle persone meno abbienti.

Non c’è che dire siamo di fronte a due opzioni: se tutto va bene siamo rovinati, se va male annientati. E purtroppo di fronte allo scempio perpetrato non ci sono gesti apotropaici che tengano.

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