DAL 2050 IL COUNT-DOWN MORTALE

Se non interverranno i potenti di tutto il mondo per salvare il pianeta supereremo il “punto di non ritorno” e addio alla vita.

Viene definito “climate change” ed è l’aumento di temperatura indotto da emissioni di gas a effetto serra, come anidride carbonica (CO2) e metano (CH4), a causa delle attività inquinanti dall’uomo. Le previsioni sono tragiche: come hanno previsto anni orsono molti scienziati dei fenomeni climatici, già nel 2030 le emissioni di anidride carbonica dovrebbero raggiungere livelli mai visti negli ultimi due milioni di anni. Ma sarà nel 2050 che la civiltà umana collasserà per il climate change.

Vila Nova

Uno studio scientifico ben documentato eseguito dai ricercatori del National Center for Climate Restoration australiano, guidati da David Spratt e Ian Dunlop, dal titolo “Existential climate-related security risk”, delinea uno scenario in cui, entro il 2050, il riscaldamento globale supererà i tre gradi centigradi, innescando alterazioni fatali dell’ecosistema globale e colossali migrazioni da parte di almeno un miliardo di persone. L’anno 2050 sarà l’inizio della fine. Buona parte degli ecosistemi terrestri collasseranno, dall’Artico all’Amazzonia alla barriera corallina.

Il 35% della superficie terrestre, dove vive il 55% della popolazione mondiale, verrà investita per almeno 20 giorni l’anno da ondate di calore letali. Il 30% della superficie terrestre diventerà arida: Mediterraneo, Asia occidentale, Medio Oriente, Australia interna e sud-ovest degli Stati Uniti.

Una crisi idrica colossale colpirà circa due miliardi di persone, mentre l’agricoltura globale vedrà i raccolti crollati del 20% e i prezzi alle stelle, portando ad almeno un miliardo di “profughi climatici”. Il vero problema, sottolinea lo studio australiano, è rappresentato da alcune “soglie di non ritorno” climatiche come la distruzione delle calotte polari e il conseguente innalzamento del livello del mare.

Coralli

Dopo il superamento di quei “punti di non ritorno”, il riscaldamento globale si autoalimenterebbe anche senza l’azione dell’uomo, rendendo inutile ogni tardivo tentativo di eliminare le emissioni. Quello della fine della civiltà umana, quindi, è un rischio minimo ma non assente. Se esiste un concreto rischio di arrivare a tre gradi di riscaldamento già nel 2050, questi salirebbero a cinque gradi entro il 2100. Gli esseri umani non farebbero in tempo a vederli, poiché la maggior parte degli scienziati ritiene che un aumento di quattro gradi distruggerebbe l’ecosistema mondiale, portando alla fine della civiltà come la conosciamo oggi. E’ certamente un obbligo morale da parte degli scienziati nei confronti dell’umanità quello di avvertire se una minaccia incombe sul Pianeta.

Per questo, oltre 11000 scienziati da tutto il mondo si sono uniti e dichiarano “chiaramente e inequivocabilmente che la Terra è di fronte a una emergenza climatica“. L’allerta è comunicata senza mezzi termini da William Ripple dell’Università dell’Oregon, Thomas Newsome, dell’Università di Sydney, e William Moomaw dell’Università Tufts, sul rapporto “Avvertimento degli scienziati riguardo alla emergenza climatica”, pubblicato sulla rivista Bioscience.

Il monito è stato sottoscritto da ben 11258 scienziati e scienziate di 153 nazioni, provenienti da ogni continente. Tra questi, più di 250 lavorano in accademie e enti di ricerca italiani.

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