Ti avveleniamo il terreno e ci ridiamo sopra

La vendita dei falsi fanghi trasformati in poltiglia velenosa andava avanti da anni. I danni per l’ambiente sono incalcolabili a fronte di redditi altissimi a bassissimo costo. Gli indagati ridevano delle loro malefatte e alcuni di loro avevano anche precedenti specifici. Anche mafia e ‘ndrangheta hanno le mani in pasta nel redditizio mercato dello smaltimento di rifiuti tossici e nocivi.

Brescia – Sono agghiaccianti i dettagli che stanno emergendo sulla vicenda dei fanghi tossici scoperta dalla procura di Brescia. Tra il gennaio 2018 e il 31 maggio 2019 sono state vendute circa 150mila tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi e da altre sostanze inquinanti, decine e decine di volte superiori ai parametri di legge.

I fanghi velenosi sparsi sui campi coltivati

Le amalgame nauseabonde venivano poi spacciate come fertilizzanti e sparsi sui terreni agricoli della Lombardia, del Piemonte, del Veneto e dell’Emilia-Romagna.

Sembra che la Wte srl, l’azienda operante nel settore del recupero dei rifiuti presieduta dall’ingegner Giuseppe Giustacchini, ritirasse i fanghi prodotti da impianti pubblici e privati e invece di “bonificarli” e trasformali li arricchisse con altre sostanze velenose per poi rivenderli come fertilizzanti.  

Nella bassa bresciana si sarebbe concentrato il più alto tasso di spandimento ma sono 12 le province interessate dai veleni misti a terriccio: Brescia, Cremona, Mantova, Milano, Lodi, Como, Pavia, Varese, Verona, Novara Vercelli e Piacenza.

Gli agricoltori non solo erano spesso del tutto ignari del potere inquinante delle sostanze che disseminavano sui loro campi ma anzi erano convinti che si trattassero di scarti della produzione agroalimentare. In altri casi però l’agricoltore sa perfettamente che cosa spande nel suo campo ma a fronte di congrue mazzette preferisce avvelenare i terreni piuttosto che coltivarli beccandosi anche qualche contributo pubblico.

Tornando al fatto di Brescia l’illecito profitto ottenuto dalla ditta sotto inchiesta ammonterebbe a oltre 12 milioni di euro. A sentire quelle intercettazioni la nausea è davvero insopportabile:”…Io ogni tanto ci penso eh… Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi… Io sono stato consapevolmente un delinquente...”.

A parlare è il geologo Antonio Maria Carucci, da tempo sul libro paga della Wte, mentre parla al telefono con Simone Bianchini, un contoterzista che quei fanghi li spargeva nel bresciano. Lasciano basiti le conversazioni telefoniche e ambientali dei carabinieri forestali contenute nelle oltre 200 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip Elena Stefana che hanno portato al sequestro della ditta bresciana i cui vertici risultano indagati.

I veleni dispersi sui campi di riso

Sino ad oggi sono 15 le persone coinvolte di cui sei finite ai domiciliari. «Sono un mentitore! … Io finisco all’inferno” – diceva ancora ridendo Antonio Maria Carucci, che ha già alle spalle una condanna per traffico illecito di rifiuti, ancora al telefono ma stavolta con Ottavia Ferri, dipendente della Wte, che replica sempre ridendo soddisfatta:”…Lo facciamo per il bene dell’azienda…”.

Talmente aziendalisti da non avere “alcun pudore” tanto da ridere a crepapelle per le gravi malefatte in danno dell’ambiente e della salute pubblica. Gli intercettati erano dunque tutti ben consapevoli di agire al di fuori della legalità.

Anzi lo stesso concetto di illegalità sembra nel contempo enfatizzato e comico tanto da provocare ilarità. Tra le tante intercettazioni finite negli atti giudiziari c’è quella in cui lo stesso Giustacchini ammette come i liquami non venissero trattati a norma di legge. Il titolare dell’azienda, oltretutto, impartiva disposizioni ai suoi sodali su come camuffare le poltiglie nauseabonde cercando sempre nuovi terreni su cui disseminarle.

Tra gli indagati, con l’accusa di traffico di consulenze illecite, figura anche Luigi Mille, il direttore generale dell’Aipo, l’autorità interregionale per il fiume Po, che sarebbe stato assoldato per sfruttare le sue conoscenze istituzionali.

Il traffico di rifiuti tossici non è l’unico illecito emerso dalle indagini. Agli atti c’è anche il reato di molestie olfattive, denunciato da numerosi cittadini costretti a vivere dal 2008 barricati in casa a causa dei miasmi ammorbanti prodotti dal trasporto e dallo spargimento dei rifiuti inquinanti.

I Verdi durante la manifestazione contro la gravissima vicenda di inquinamento ambientale

La Federazione dei Verdi-Europa di Brescia è ora pronta a costituirsi parte civile contro chi “ha commesso quest’azione criminale”. E’ auspicabile che controlli e verifiche, in questo settore, diventino più frequenti poiché quello dei fanghi è un settore dove anche la criminalità organizzata avrebbe le mani in pasta. Tanto per rimanere in argomento.

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