OPERA – I MILLE AFFARI DEL SINDACO NUCERA: RIFIUTI, EDILIZIA, ELETTRONICA E MASCHERINE

Politica corrotta e imprenditori conniventi rendono impossibile lo sviluppo economico e sociale del territorio. Le indagini proseguono ma fra i cittadini serpeggia il malcontento e la sfiducia nei riguardi della pubblica amministrazione.

OperaSono “increduli” gli assessori di Opera, dopo la notizia dell’arresto del sindaco Antonino Nucera.

Il vicesindaco leghista Ettore Fusco, che al momento ha preso la guida della città, descrive il proprio stato d’animo su Facebook: “questa mattina ci siamo svegliati con una notizia sconvolgente”.

Le indagini della Dda di Milano hanno portato all’arresto del Sindaco Nucera (originario di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, eletto nel 2018 e sostenuto dalla coalizione di centrodestra per la lista “Noi con l’Italia) e di tre imprenditori edili: Giovanni Marino, Giuseppe Corona e Rosario Bonina.

Antonino Nucera

Secondo la direzione distrettuale antimafia, Nucera avrebbe pilotato diversi appalti per favorire imprenditori conniventi e collusi.

I reati contestati vanno dal peculato alla corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e traffico di rifiuti.

Finiti nel mirino degli inquirenti anche la riqualificazione del centro sportivo comunale, i lavori di adeguamento alle scuole, la manutenzione delle strade cittadine e del centro civico, la fornitura dei termo-scanner installati in Municipio, l’interramento di mille tonnellate di asfalto nei terreni del Parco Agricolo Sud e nell’hinterland milanese.

Dulcis in fundo, la questione mascherine: sembra infatti che, a inizio pandemia, Nucera abbia sottratto 2380 dispositivi di protezione alle Rsa e 500 alle farmacie per distribuirlo tra amici e parenti.

Con il sindaco è finita nei guai anche Rosaria Gaeta, capo dell’Ufficio Tecnico del Comune e compagna del primo cittadino.

In una delle intercettazioni il sindaco parla con una dipendente della farmacia comunale, in un colloquio che lascia poco spazio all’interpretazione personale:

“…Ne prendi 500 di quelle mascherine e le porti in Comune nel mio ufficio, va bene?…”.

Anche l’ex moglie di Nucera avrebbe chiesto mascherine per “i miei, che non le hanno. Perché loro vanno a fare la spesa senza mettersele, capito, le hanno finite”.

In un’altra telefonata, invece, è un dipendente comunale a sollecitare Nucera: “…Ascolta, sindaco… le mascherine, quelle azzurre, ne hai rubate un po’ di quelle che dovevano andare alle Rsa?”.

L’affare dei costosi termo-scanner

Così, mentre il materiale di protezione scarseggiava dove più era necessario, ad Opera parenti, amici e conoscenti del “padrone” della casa comunale ne facevano incetta come se nulla fosse.

“…Come stai, direttore, come sei messo a mascherine?…”, chiede Nucera al direttore di una Rsa per telefono. “…Mi aiuti? Ne hai un po’ per me?…”.

“…E che fai, prima me le dai e poi me le togli?…”, chiede il direttore che si fa una risata e prosegue: “…Me ne hanno date un po’, facciamo metà e metà…”.

E Nucera risponde: “…Io vengo lì che faccio tutta la scena, hai capito che voglio dire? Con te facciamo due foto, perché giusto che ti do risalto…”.

Tra marzo e aprile 2020, Antonino Nucera sarebbe inoltre riuscito a procurarsi la bellezza di 150 mascherine dalla Città Metropolitana di Milano, con la scusa di una “presunta necessità di una cooperativa operante presso la Rsa di Opera”.

Ettore Fusco, vicesindaco di Opera

Nell’ordinanza si legge che, in data 28 marzo 2020 “Nucera si interessava della fornitura di 2mila mascherine ordinate dal Comune di Opera in favore della farmacia comunale e si attivava immediatamente, impartendo direttive per il ritiro dei dispositivi e per la loro spartizione, fornendo la chiara indicazione di come 500 mascherine dovessero essere tenute da parte e trasportate direttamente nel suo ufficio”.

In aggiunta a quanto appena riportato c’è poi la questione di una presunta speculazione sull’acquisto di termo-scanner.

Il fatto risale alla prima ondata della pandemia, quando viene “predisposta ad hoc una procedura di acquisto di strumenti termo-scanner per la misurazione della temperatura corporea da installare presso gli edifici del Comune di Opera, della Polizia locale e della farmacia comunale quale misura di prevenzione dell’epidemia da Sars-Covid-2”.

 

Nucera sarebbe intervenuto in modo da favorire la Marino Costruzioni srl, procacciatrice di clienti per conto della Domotec srl (fornitrice), in modo da soddisfare i “requisiti dettati dagli imprenditori Giovanni Marino e Giuseppe Corona, tali da consentire loro ricavi pari a circa il triplo dell’effettivo costo di mercato dei misuratori di temperatura”.

Nello specifico, si trattava di tre termo-scanner “al prezzo complessivo di euro 10.980,74 più IVA”.

L’indagine sugli appalti ha fatto emergere dunque il caso delle mascherine.

Dall’inchiesta, coordinata dai procuratori aggiunti Alessandra Dolci e Maurizio Romanelli, con i sostituti Silvia Bonardi e Stefano Civardi – condotta dal Nucleo investigativo dell’Arma, emerge che tra febbraio e ottobre 2020, il Sindaco “con l’adesione incondizionata della dirigente dell’Ufficio Tecnico e l’accondiscendenza di alcuni funzionari e consulenti del Comune” avrebbe “sistematicamente interferito in alcune procedure di gara bandite, per orientare l’assegnazione di lavori pubblici in favore di imprenditori conniventi, ricevendo da questi ultimi sostanziose utilità”.

Alessandra Dolci, direttore Dda Milano

Per non farsi mancare nulla, nel medesimo contesto, si sono inoltre documentate “condotte delittuose di natura ambientaleper mano degli stessi imprenditori.

In particolare emerge lo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.

“…Sì, ma il problema è proprio questo Miché…” – si ascolta in un’intercettazione – “…O lo porto nel piazzale del Comune bravo mi hai dato una bella idea, la metto lì nel piazzale del Comune, ehe poi mischi frasche, sassi e tutto… devo riempire tutto un bordello lì… e poi, man mano che arrivano i camion a bennata a bennata la facciamo scomparire…”.

Il Parco Agricolo Sud, dove sono stati smaltiti rifiuti pericolosi

Gli inquirenti parlano di smaltimento illegale complessivo di oltre 500 tonnellate di “fresato d’asfalto” e oltre 300 tonnellate di macerie, per una gestione illecita di circa mille tonnellate smaltite in maniera scorretta.

Una vicenda rivoltante, che si è svolta nel pieno della pandemia. Il vicesindaco Fusco si dice convinto che la vicenda verrà chiarita, palesando tuttavia una grande delusione. L’amministrazione comunale di Opera va avanti, salvo complicazioni. Anche mafia e politica continuano la loro strada insieme, mano nella mano. 

 

 

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