NON C’E’ PIU’ SPAZIO. IL SUOLO E’ FINITO

Arrestare il consumo di suolo e la desertificazione rappresentano la parola d’ordine. Pena il depauperamento sempre più precoce delle aree vocate alla fauna e alla flora. A rischio la specie umana e tutti gli ecosistemi.

In Italia non accenna a diminuire la superficie di suolo consumato. Lo conferma l’ultimo rapporto 288/2018 dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), dall’eloquente titolo: Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi eco sistemici. Il rapporto è un quadro aggiornato dei processi di trasformazione del nostro territorio, che continuano a causare la perdita di una risorsa fondamentale, il suolo, con le sue funzioni e i relativi servizi eco sistemici. È da tempo che l’Europa e le Nazioni Unite ci richiamano alla tutela del suolo, del patrimonio ambientale, del paesaggio, al riconoscimento del valore del capitale naturale. Ci chiedono di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050, di allinearlo alla crescita demografica e di non aumentare il degrado del territorio entro il 2030.

Già nel 2002 la Commissione Europea diffuse una comunicazione tendente a una strategia tematica per la protezione del suolo, in cui veniva evidenziata la sua importanza come risorsa non rinnovabile, vitale e fondamentale.

Nel 2015 l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite ha definito gli obiettivi di sviluppo sostenibile (sustainable development goals), indicando alcuni obiettivi di particolare interesse per il territorio e per il suolo, da raggiungere entro il 2030: assicurare che il consumo di suolo non superi la crescita demografica; assicurare l’accesso universale a spazi verdi e pubblici, sicuri e inclusivi; raggiungere una land degradation neutrality (neutralità di degradazione del terreno), elemento essenziale per mantenere le funzioni e i servizi eco sistemici. Sottoscrivendo l’Agenda, tutti i Paesi, Italia compresa, hanno accettato di partecipare a un monitoraggio di questi obiettivi gestiti dalla Commissione statistica dell’ONU, attraverso un sistema di indicatori. A livello nazionale, lo strumento per la messa a sistema dell’Agenda 2030 è la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS), approvata dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) nel dicembre 2017.

Arrestare il consumo di suolo e la desertificazione”, è stato individuato come uno degli obiettivi strategici da raggiungere e mettere in pratica. Tuttavia, i dati forniti dal rapporto sembrano indicare che la strada da percorrere è lunga e impervia. Infatti, dal 2017 il consumo di suolo continua ad aumentare in Italia, con una media di circa 15 ettari al giorno e le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 km2 di territorio: si è passati dal 2,7% stimato negli anni ‘50, al 7,65% del 2017. Le aree più colpite risultano essere le pianure del settentrione, dell’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane, le fasce costiere, in particolare quella adriatica, ligure, campana e siciliana. Nel 2017 in cinque regioni è stata superata la soglia del 5% di consumo del suolo. I valori percentuali più elevati risultano in Lombardia (12,99%), in Veneto (12,35%), in Campania (10,36%). A seguire Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Liguria, con valori compresi tra l’8 e il 10%. La Valle d’Aosta è l’unica regione rimasta sotto la soglia del 3%.

Il rapporto evidenzia, inoltre, che non è solo responsabilità dell’edilizia selvaggia, anche le infrastrutture contribuiscono all’erosione del suolo. Insieme agli edifici, ricoprono quasi l’80% del territorio artificiale: strade asfaltate e ferrovie il 28%, strade sterrate e infrastrutture di trasporto secondario il 19%. A tutto questo si aggiunge la presenza di edifici per il 30% e di parcheggi, piazze e aree di cantiere per il 14%. Queste scelte hanno inciso in modo irreversibile sui cambiamenti climatici e sul territorio, per il rischio idrico che comportano. Infatti, l’82% dei comuni italiani ha parte del territorio a rischio frane e alluvioni, perché l’eccessivo consumo di suolo e la cementificazione selvaggia hanno ridotto la capacità di ritenzione idrica dei terreni.

Eppure, di fronte allo scempio in atto, la politica non offre risposte adeguate. Tutt’altro: mafie, corruzione e malaffare continuano imperterriti a dominare. La salvaguardia dell’ambiente e del territorio non appare prioritaria nell’agenda politica di nessun governo. Mentre la società civile (?), impegnata nella sopravvivenza quotidiana a sbarcare il lunario per la crisi economica, assiste dormiente, annichilita e disperata, soprattutto in questo periodo di allarme da coronavirus!

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