Taci, l’app ti ascolta! E sono dolori

Ormai siamo tutti spiati, tracciati, ascoltati, visti e fotografati anche dai nostri telefonini che non sono affatto al sicuro in quanto a privacy. Diverse le applicazioni che sembrano innocue ma che invece diventano la nostra spina nel fianco e rivelano di noi tutto. Ma proprio tutto. Attenzione dunque e in caso di profanazione della nostra intimità non esitate e denunciare i ladri della nostra intimità.

Che siamo controllati da mane a sera, ce lo diciamo tutti i giorni tra di noi. Che chi spia conosca pure il colore delle mutande dello spiato, era cosa risaputa. Le nuove tecnologie hanno portato alle estreme conseguenze questo fenomeno. Una volta, quando c’era Lui, si soleva dire “taci, il nemico ascolta!” per significare che, in presenza di orecchie indiscrete, era necessario stare in campana, perché il nemico è sempre in agguato. Ora si potrebbe dire “Attento, l’App ti ascolta!”.

Se n’è accorto pure il Garante della Privacy, lanciando l’allarme sui microfoni sempre accessi degli smartphone. Questo modus operandi è talmente diffuso da diventare pervasivo. La causa di questa ennesima minaccia parrebbe il continuo scarico di App, che tra le autorizzazioni all’accesso, al momento del download, inseriscono anche l’uso del microfono, che se resta acceso è pronto a carpire informazioni che poi vengono rivendute a società di marketing commerciale.

In questo modo, con molta superficialità e abbacinate dalla vasta gamma di applicazioni per tutti i tipi di bisogni umani, le vittime si alleano col carnefice. Per questo uso illecito dei dati, coi destinatari ignari di tutto, il Garante per la Privacy ha avviato un’indagine in seguito ad alcune segnalazioni di utenti.

All’istruttoria collabora il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, che ha passato al setaccio le App più scaricate e verificato che l’informativa fornita agli utenti rispetti i criteri di chiarezza e trasparenza.

C’è da dire che da qualche tempo è stata avviata una sorta di semplificazione delle informative, con l’uso di simboli ed immagini, per consentire agli utenti di essere in grado, in modo tanto sintetico quanto efficace, di operare scelte libere e consapevoli.

Il fatto che i propri dati personali possano essere usati a nostra insaputa per poca avvedutezza, carpendo informazioni per venderle al migliore offerente, dovrebbe indignare qualunque cittadino che abbia a cuore quel po’ di democrazia che ci è rimasta. Se non si può fare neppure una conversione al telefono in rilassatezza, fuori dai denti, allora è propria finita! Anche perché la violazione della privacy, oltre che per mero marketing commerciale, può essere utilizzata per motivi assai più nefasti.

Basti ricordare il caso Cambridge Analytica, la società di consulenza britannica che si trovò implicata, insieme a Facebook, nello scandalo per la gestione dei dati per influenzare la campagna elettorale a favore di Trump nelle presidenziali americane del 2016 ed al referendum inglese pro Brexit.

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha pubblicato un vademecum con una serie di consigli, quando si installa un’applicazione qualsiasi. Innanzitutto, mostrare attenzione ad alcuni aspetti fondamentali che riguarda il trattamento dei dati personali: chi li gestisce, con quali finalità, con chi sono condivisi e per quanto tempo saranno conservati.

Inoltre si consiglia di evitare di memorizzare nelle applicazioni i dati delle credenziali di accesso e pin code di carte di credito e altri sistemi di pagamento. Massima attenzione a quelle applicazioni che consentono di modificare foto e video in quanto le immagini potrebbero essere utilizzate per procurare danno, come nel caso di DeepFake, ossia la creazione di foto e video falsi partendo da immagini vere.

Riusciranno questi consigli a mitigare il controllo totale che si può esercitare attraverso queste applicazioni? Chissà. Certo è che di ognuno di noi si sa vita, morte e miracoli, come si dice in questi casi. Il pericolo che corriamo è enorme.

Si rischia di sprofondare in una situazione simile a quella narrata nel film “La vita degli altri”, in cui un agente della Stasi (Ministero della Sicurezza dello Stato) nella Germania Est comunista, registrava tutto ciò che capitava nell’abitazione di uno scrittore teatrale e della moglie, finanche i sospiri. E’ quello che vogliamo? Non credo proprio.                                        

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