La scena del Crimine: per capire con cognizione di causa. E per non farci ingannare dallo spettacolo – 3 –

In questa terza parte analizzeremo il fascicolo fotografico e la corretta delimitazione della scena del crimine. Descriveremo lo schizzo planimetrico ed i suoi scopi ma cercheremo di focalizzare meglio, approfondendone le modalità, l’elemento immagine che costituisce una delle peculiarità più importanti nella risoluzione di un’inchiesta.

Ora che abbiamo in mano il fascicolo fotografico vediamo che cosa farne. In primis dovrebbe essere quello di verificare se contiene veramente tutte le informazioni raccolte dal “fotografo”.

Avevamo detto che ciò non è sempre possibile a causa del probabile pre-giudizio dell’operatore e dell’attitudine ad usare i programmi di video scrittura in maniera disinvolta; perciò, dobbiamo considerare detto fascicolo semplicemente come uno strumento guida per esaminare l’archivio fotografico vero e proprio.

Sarà necessario perciò richiedere la “copia forense” in modo da avere informazioni “pure” e su di essa applicare il metodo enunciato nelle precedenti puntate. Prima di tutto però ci si deve assicurare che la scena del crimine si stata perfettamente delimitata.

Bisogna esaminare la data e l’ora della prima fotografia e porla in relazione con l’ora esatta dell’arrivo delle forze dell’Ordine. Sappiamo che la perimetrazione dei luoghi e il “congelamento” devono essere eseguiti nel più breve tempo possibile, pena l’inquinamento della scena stessa.

Dobbiamo anche munirci dello schizzo planimetrico quotato che, buona norma, le forze dell’Ordine sono chiamate a redigere durante la ricognizione, in modo tale sia possibile, anche a posteriori, ricavare distanze tra gli oggetti presenti sulla scena del crimine.

Per esempio sapere le posizioni esatte dei bossoli, nel caso di un conflitto a fuoco, permette, applicando le note formule balistiche, di localizzare con sufficiente approssimazione la posizione dello sparatore e in certi casi anche la direzione di moto dello stesso.

Quindi muniti si schizzo planimetrico quotato e con in “mano” le fotografie forensi cercheremo di riprodurre mentalmente il gesto e il pensiero del fotografo, perché il fotografo senza dubbio ha seguito un suo processo mentale per scattare una sequenza di foto piuttosto che un’altra e più o meno inconsciamente ha voluto fornirci una sua narrativa, ricordiamolo sempre.

Qualcuno si chiederà ora come si realizza uno schizzo planimetrico coerente con la scena del crimine, ebbene la faccenda non è complessa ma è necessario operare con puntiglio. E’ opportuno scegliere alcuni punti “fiduciali” inamovibili, identificandoli  di solito con le lettere dell’alfabeto (ad esempio è opportuno scegliere un palo della luce, lo spigolo di una casa, lo spigolo di un tombino, ecc.).

Fig. 1 Fotografia in Atti e rilievo -a posteriori- dei punti fiduciali.

Scelti i punti fiduciali è possibile misurare da due di essi la distanza dell’oggetto che dobbiamo quotare; anche i punti fiduciali debbono essere quotati uno rispetto agli altri e viceversa. Pensando a un bossolo, che a sua volta verrà numerato, avremo ad esempio A1= 150 cm e B1=220 cm.

Va da sé che prese le misure ed eliminando il bossolo (reperto N. 1), lo potremo sempre ricollocare semplicemente incrociando due cordelle metriche, una con origine in A e una in B facendo combaciare il 150 cm dell’una con i 220 cm dell’altra.  Se c’è un fucile avremo almeno due numeri: punta della canna (2), estremità del calcio (3), quindi A2, B2, A3 e B3, quattro misure.

Queste misure, eseguite dalle forze dell’Ordine, che di solito le riportano in scala su carta millimetrata, le  possiamo trasferire, sul CAD del personal computer. Avremo così ottenuto la scena del crimine a partire dallo schizzo planimetrico, quindi potremo localizzare precisamente tutti i soggetti e gli oggetti presenti.

Inoltre avendo quotato correttamente i punti fiduciali, che ovviamente dovremmo poi individuare nelle fotografie, sarà possibile, con opportuni programmi di calcolo che si basano sulla prospettiva, “rettificare” le immagini in modo da ottenere ulteriori punti di vista.

Fig. 2 Correzione prospettica e collocazione della foto rettificata sulla foto satellitare, posizionamento dei veicoli in quiete a partire dallo schizzo planimetrico dei CC.

Cosa vuol dire “rettificare” un immagine e/o correggerne la prospettiva? Senza entrare in eccessivi tecnicismi valga questo esempio. Oggi su molti telefonini c’è la funzione di correzione prospettica, di solito si applica per ridurre l’effetto “punto di fuga” che si ha quando si fotografa chiese o edifici o viali (cioè raddrizzare gli alberi che in fotografia sembrano convergere verso l’alto).

L’occhio umano, ma vale anche per l’obbiettivo fotografico, vede due linee parallele incontrarsi in lontananza e gli oggetti appaiono via via sempre più piccoli. Pensiamo a un viale alberato. Può essere utile riprodurre il parallelismo per meglio interpretare le varie posizioni che assumono gli oggetti sulla scena del crimine.

Una volta note le posizioni dei punti fiduciali è possibile applicare alla fotografia uno “stiramento” e tutti gli oggetti subiranno traslazioni proporzionate alla loro posizione sulla foto. Si potrà così generare un’immagine nuova ove poter aggiungere nuove riflessioni circa la scena del crimine.

Fig. 3 Simulazione 3D dell’urto riproducendo esattamente la geometria dei luoghi (visione prospettica). Si noti la presenza contemporanea della foto satellitare, della foto rettificata del luogo ove è avvenuto l’incidente e i primi istanti iniziale dell’incidente.

Per chiarire ulteriormente quando sopra delineato vale osservare le tre immagini. Sono tratte da un incidente stradale e dunque sono di facile lettura, trattandosi di un terreno pianeggiante e sufficientemente sgombro da oggetti ci si può ridurre a un problema bidimensionale.

Risulta ovvio che il procedimento con le debite attenzioni può essere applicato per tutte le fotografie di cui si viene in possesso anche in ambiente 3D.

Sull’ analisi delle fonti fotografiche ci sarebbe ancora da dire ma lasciamo ai lettori questa incombenza.

– continua –

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