La scena del Crimine: per capire con cognizione di causa. E per non farci ingannare dallo spettacolo – 9 –

Un tempo erano solo calendari e riviste porno che potevano soddisfare le pulsioni sessuali di studenti e manovali. Oggi basta uno smartphone per navigare su migliaia di siti pornografici, blog e chat di incontri per tutti i gusti, anche quelli più estremi e pericolosi. Questo come anticipazione ad altri argomenti strettamente collegati al sesso e alle sue perversioni.

Non è il mio mestiere, non sono un sessuologo, né uno psicologo forense. Tuttavia l’uso di un metro di misura così semplice come quello di trovare copioso materiale pornografico sul Pc ed usarlo a sostegno di alcune ipotesi accusatorie mi pare poco convincente. Cerco di spiegarmi. Vi sono categorie sociali o mestieri in cui il non avere inchiodato alla parete uno o più calendari porno è quasi un’offesa alla categoria.

Questo fatto ha una chiave di lettura che affonda le radici negli Istituti Professionali e di Arti e Mestieri, ove recuperare un’immagine lasciva diventava quasi un gioco, una competizione tra gli studenti, come pure le canzonacce goliardiche all’università di cui “Fanfulla da Lodi” è solo la punta di un iceberg. In alcuni casi il gioco si traduce in collezionismo, invece delle figurine dei calciatori, si collezionano nudi intriganti.

In molte officine meccaniche tradizionali uno o più calendari porno fanno bella mostra di sé, ma li scorgiamo anche sui camion, negli spogliatoi e così via. Avere la serie completa di questi calendari, per alcuni, è come avere un piccolo tesoretto, tant’è che c’è una quotazione di mercato che si affianca a questo hobby.

Ciò vale anche per i settimanali hard che hanno fatto a suo tempo la fortuna di un buon numero di giornalai. Le edicole infatti avevano quasi tutte una mezza parete tappezzata di quello specifico prodotto. Dopo il “consumo” in coppia, a carattere onanistico o semplicemente onirico, il cartaceo veniva buttato o collezionato.

C’era sempre qualche vedette di interesse nazionale che “valorizzava” lo specifico numero. A riprova di quanto asserisco è sufficiente intervistare un giornalaio di una certa età e si avrà la conferma. Io stesso per essere certo delle mie argomentazioni ho fatto proprio così, ho intervistato un giornalaio. Chi aveva l’onorabilità di quartiere da difendere sistemava il proprio settimanale eccitante in mezzo alle pagine di un quotidiano.

C’è poi chi, per via onanistica o puramente onirica, sublima le proprie pulsioni sessuali scaricando, non esaltando, la libido. Un po’ come certi bulimici che traggono piacere nel rimpinzarsi di dolci e acquietare la propria solitudine e la propria libido, sublimandole.

C’è anche la curiosità, complice un’educazione inadeguata, la giovane età e, non ultimo, alcune trasmissioni televisive trash ove sfilano personaggi da audience, sia maschi che femmine, che ti spiegano ogni bendidio per raggiungere l’appagamento sessuale. Certe volte mi chiedo perché le Commissioni di vigilanza siano silenti di fronte a queste trasmissioni che, ahimè, raggiungono anche le menti dei più piccini, poco attrezzati a discernere il vero dal falso, o un fondo di bottiglia da uno smeraldo, ossia un modello positivo, ad esempio un eroe del risorgimento, da un gigolò o una escort di lusso.

Sta di fatto che l’accesso al porno, nella apparente solitudine della propria cameretta o sullo smartphone è facilissimo. Se fossimo animati di curiosità “politica” potremmo addirittura collezionare dei porno utilizzando i siti che si richiamano a Cicciolina che è stata deputato della Repubblica Italiana. C’è chi consulta siti porno a fini scientifici e neuro scientifici per misurare le devianze di singoli o di gruppi, si scrivono addirittura pubblicazioni accademiche. Infine c’è addirittura chi si scambia immagini porno a mo’ di sfottò. Insomma un po’ di tutto.  

Ora alcuni dati. Secondo Pornhub, nel 2019 l’Italia si è classificata al 7° posto al mondo per accessi su siti hard e i maschi rappresentano il 70% dei visitatori, le femmine il restante 30%. Il dispositivo più utilizzato è lo smartphone con il 75% degli accessi. Riguardo l’età il 47% si colloca sopra i 25 anni, il 17% tra i 18 e i 25 anni e siamo al 64%, il resto, per arrivare a 100, parrebbero essere minorenni.

Le visite annuali, riferite al mondo intero, superano i 40 miliardi e i video caricati annualmente sono circa 7 milioni con quasi un milione e mezzo di ore di contenuti. Da ciò si deduce che la pornografia è diffusissima e chi non ha mai visitato un sito porno è una rarità. Ne consegue che il trovare accessi pornografici su di un qualunque computer o su uno smartphone non può essere considerato un indice di perversione, stigmatizzabile questo sì, ma non tale da costruirvi un profilo di devianza e di pericolosità sociale.

continua

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