Salvini tenta lo sgambetto al Governo

Ovviamente non ci riesce tant’è che Draghi prosegue per la sua strada senza arretrare di un millimetro davanti al dissenso del Carroccio. Prima o poi il Capitano dovrà decidere da quale parte stare perché comunque, prima o poi, si tornerà alle urne. E il bilancio della Lega, sino ad oggi, è in netto ribasso agli occhi degli italiani. Il Bel Paese verso un progressivo allentamento dei divieti. Forse in estate il Green pass andrà in pensione.

Roma – Le incapacità dei partiti di scegliere il Capo dello Stato e la lunga campagna elettorale prima delle elezioni appena iniziata, apre un sipario incerto ed impervio. Il caos piomba nel Consiglio dei Ministri.

Matteo Salvini

Matteo Salvini, che lavora apertamente alla destabilizzazione dell’esecutivo, strombazza e chiede strada imponendo ai suoi ministri di non votare il decreto, nonostante il provvedimento sancisca nuove riaperture ed eviti la Dad per i vaccinati. Il Ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, non partecipa alla riunione e si defila. Un segnale non da poco.

Prevedibili nuovi strappi, tanto che ai vertici delle segreterie, a sera, si diffonde il sospetto che il leader leghista stia costruendo un percorso che lo avvicina all’opposizione. In ogni caso Salvini vuole restare al Governo, data l’esperienza pregressa del Papeete, facendosi però notare.

Mario Draghi

Dopo aver insistito affinché Mario Draghi rimanesse a Palazzo Chigi, la Lega torna a tuonare contro Roberto Speranza. Infatti la decisione dei ministri del Carroccio di non votare il decreto Covid si spiega con poche ragioni di merito. Il punto di rottura è la contrarietà alla presunta discriminazione dei bambini non vaccinati, ma la vera strategia è esercitare la massima pressione sul Governo.

Infatti dopo il CdM una nota dei tre ministri leghisti ha tentato di spiegare, si fa per dire, l’atteggiamento ostativo della Lega “…Pur condividendo le misure di apertura contenute nel decreto approvato, appare intollerabile la discriminazione tra bambini vaccinati e non vaccinati…”.

Insomma un palese pretesto per rimarcare il dissenso e regalare un contentino al popolo dei “No Vax. L’importante è togliere frecce acuminate a FdI, ormai bandiera dell’opposizione. E’ evidente che la posizione che hanno assunto i ministri del Carroccio, voluta da Salvini, fa parte di una strategia mirata alla disarmonia. Il provvedimento legislativo, infatti, va decisamente nella direzione della riapertura del Paese, tanto da considerare superati anche i famosi colori per le Regioni.

Nonostante il bailamme Draghi non ha esitato ad andare avanti, senza retrocedere di un passo sulle incomprensibili scelte leghiste. L’ex ministro dell’Interno pare intenzionato, comunque, a tenere alta la tensione, forse per risalire nei sondaggi elettorali che gli dicono male.

Pd primo partito mentre la Lega perde punti superata da FdI

Fra le altre novità Il testo prevede il Green pass illimitato dopo la terza dose, nessun altro richiamo vaccinale e niente più didattica a distanza per gli studenti vaccinati. D’altronde appare davvero singolare che dopo mesi di polemiche finalizzate alla limitazione delle restrizioni, la Lega debba fare baruffa proprio nel giorno in cui ci sono stati allentamenti dei blocchi decisamente importanti.

La verità è che la rielezione di Sergio Mattarella per un secondo mandato da Presidente della Repubblica ha letteralmente sconvolto la politica italiana, incapace per una intera settimana di trovare una sintesi prima di chiedere a Mattarella di ritornare al Quirinale.

Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

Sono esplose, così, tensioni e contraddizioni sia nelle coalizioni, sia all’interno dei partiti stessi. La querelle più eclatante è quella che ha messo in bilico l’alleanza Pd-M5S, con una prossima resa dei conti fra Di Maio e Conte all’interno del Movimento. Pressoché polverizzato il centrodestra, con lo strappo fra Giorgia Meloni e gli alleati di Lega e Forza Italia.

Una debacle generale che, dopo il fallimento del leader leghista come King Maker, ha aperto ampie crepe interne al Carroccio, costretto a rifugiarsi nelle vicende governative anche dopo il goffo tentativo di riproporre il PDL, di antica memoria, sotto le malcelate vesti del Partito Repubblicano.

Così ritorna la Lega di lotta e di governo. Un fritto misto dal sapore disgustoso, ma che serve per incidere sull’azione del Governo ed allo stesso tempo cercare di differenziarsi su temi concreti che riguardano la vita quotidiana delle persone. Prima o poi si tornerà alle urne e se il buon Capitano non tornerà ad essere quello che era, e ammesso che questa evenienza sia ancora possibile, la strada è tutta in salita e i consensi sempre di meno.

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