Matteo Meloni o Giorgia Salvini come premier?

I due leader del centro-destra sono intercambiabili e sovrapponibili ma non mancano gli screzi, anche per argomenti di una certa importanza. Meloni saprebbe che cosa fare una volta a Palazzo Chigi, Matteo Salvini no. La coppia comunque ha iniziato la caccia all’ultimo consenso ma ottenere i voti dagli italiani, di questi tempi, è impresa ben più ardua.

Roma – Anziché partecipare alla rinascita del Paese, dilaniato dalla crisi economica, sociale e sanitaria, Giorgia Meloni, come Matteo Salvini, pensa al suo futuro dichiarandosi pronta a guidare il Paese da presidente del Consiglio.

La cosa sembra una comica, peccato che sia tutto vero. Nel panorama della destra sia la Lega che Fratelli d’Italia vogliono essere legittimati prima da sondaggi favorevoli e dopo dai voti, che sono tutta un’altra storia.

Così la leader di FdI parla in maniera diretta dell’ipotesi di sedere sulla poltrona di Palazzo Chigi senza mezzi termini, com’è nella sua indole:

Giorgia Meloni

“…Io mi preparo a governare la nazione – dice donna Giorgia ma per carattere non sono una che fissa obiettivi di tipo personale. Voglio andare lì con una classe dirigente all’altezza di questo compito. Quando vedo i sondaggi che crescono, so quali responsabilità questo comporta. Ma il punto d’arrivo non lo decido io. Io sono pronta a prendermi le responsabilità che gli italiani mi chiederanno di assumere. Mi tremano le mani. Ma se non fosse così, perché farei politica?…”.

La rappresentante dell’opposizione, certamente a corto di umiltà, sa di certo che per l’ipotesi di governare il Paese dovrà fare i conti con il suo diretto concorrente che, in quanto a umiltà francescana, non è secondo a nessuno.

Matteo Salvini e il suo partito somigliano molto alla Meloni ed ai suoi palafrenieri, con i quali vi sono molti elementi in comune. Proprio per questa comunanza (sarebbe meglio dire comunella) di interessi la pasionaria di FdI è convinta che governeranno insieme.

Matteo Salvini

Nonostante la Lega sia già andata due volte al governo, prima con Giuseppe Conte insieme al M5S, e adesso con Draghi e con tutti gli altri partiti esistenti mentre Meloni è sempre rimasta all’opposizione, seppur con qualche colpo di coda risalente a mesi addietro.

Comunque i due partiti di centro-destra non saranno mai veri separati in casa e fra i due il feeling continua, come continua la farsa e le prese in giro in danno di quella parte di italiani che li credono in buona fede. Ovviamente non è cosi:

“…Ci sentiamo continuamente per correre insieme anche al centrodestra – aggiunge la Meloniche ha deciso di rimanere al governo, quando questa esperienza finirà...”.

E va bene. Eppure a volerlo trovare il pomo della discordia c’è fra i due. E non è roba a poco. Salvini vorrebbe spedire al Quirinale l’ex numero uno di Bce mentre la Meloni è molto, ma molto più cauta:”…Non ho ancora gli elementi per dire se Fdi possa sostenere Draghi al Quirinale…”.

Insomma l’esatto contrario di quanto proposto dal comandante Matteo. Ma tolta questa rogna che comunque verrà superata, i due sono fatti davvero l’uno per l’altra. Qualora la super-leader diventasse premier saprebbe già quali passi compiere, al contrario del suo amico e alleato del Carroccio:

“…Le prime cose che farei sarebbero le politiche di sostegno alle imprese e incentivi alla natalità – afferma Giorgia Melonila libertà d’impresa abbassando le tasse e diminuendo la burocrazia è fondamentale, la ricchezza di un Paese la creano le imprese, non lo Stato. Non dimentichiamo che uno dei più grandi problemi in Italia riguarda la natalità. Un grande piano di incentivo alla natalità per far ripartire le nascite sarebbe prioritario, con i tassi di adesso tra 30 anni non potremo più pagare le pensioni…”.

Silvio Berlusconi

Se si chiudono gli occhi sembra di risentire il vecchio programma di Silvio Berlusconi, l’uomo del “miracolo italiano”, colui il quale aveva sdoganato l’isolamento della destra facendo assurgere anche alla Lega di Bossi il rango movimento nazionale.

Per poi portarli entrambi nel suo governo. Proprio Meloni, all’epoca in quota ad Alleanza Nazionale, era rimasta in carica come ministro della Gioventù del governo Berlusconi IV, dal 2008 al 2011. Lo stesso discusso e chiacchierato esecutivo dello Spread a 522,8 punti di scarto.

Adesso la leader di FdI cerca di portare a rendita la scelta di guidare l’opposizione, senza entrare nel governo di unità nazionale di Mario Draghi, ma alzando ancora l’asticella fino al salto per Palazzo Chigi. Lodevole iniziativa, seppur ambiziosa, ma con l’affollato parterre di candidati in pectore bisogna stare attenti.

L’allora ministro della Gioventù Giorgia Meloni Foto Monaldo

Molto attenti e vincere le elezioni. La nuova legge sulle competizioni elettorali, però, rimane ancora a mollo. E sarà un problema, sia per l’uno che per l’altra.

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