Sono innocente: mi vogliono incastrare

La donna reitera la sua innocenza e si dichiara estranea alla morte di Luigi Criscuolo mentre il suo avvocato chiede al tribunale del Riesame la scarcerazione o, in subordine, gli arresti domiciliari. Per gli inquirenti l’indagata potrebbe ancora inquinare le prove.

Pavia – La banda degli slavi è tutto un bluff? E’ ancora in parte misteriosa la vicenda della morte di Luigi Criscuolo, detto Gigi Bici, l’ex commerciante napoletano trapiantato a Pavia, scomparso da casa l’8 novembre del 2021, morto ammazzato, e ritrovato cadavere lo scorso 20 dicembre.

Il 20 gennaio veniva arrestata Barbara Pasetti con l’accusa di tentata estorsione in danno della famiglia Criscuolo e per quella ancora più grave di omicidio volontario e occultamento di cadavere per la morte di Gigi Bici.

L’ex monastero francescano, abitazione dell’indagata, dove è stata rinvenuta l’arma

Sarebbe stata proprio la Pasetti ad inventarsi un’implicazione nella strana vicenda di una sedicente banda di slavi responsabile prima del rapimento del commerciante in pensione e poi della richiesta di riscatto di 390mila euro a fronte della liberazione dell’uomo che, nel frattempo, era già morto.

Gli inquirenti dunque non credono affatto alla versione dei fatti riferita dalla donna che si era descritta come “vittima”, obbligata a fare da tramite tra la banda di criminali stranieri e la famiglia Criscuolo a cui indirizzava le richieste estorsive. Le richieste, sotto forma di intimidazioni indirette, Barbara Pasetti le avrebbe inviate alla famiglia della vittima anche durante alcune trasmissioni televisive a cui la donna avrebbe partecipato.

Ma c’è di più. Pare che sempre la Pasetti avrebbe escogitato una sorte di codice da postare sul profilo Facebook della famiglia Criscuolo nel caso in cui i familiari avessero accettato di pagare il riscatto a fronte della liberazione di Gigi Bici che, ripetiamo, era già cadavere.

Luigi Criscuolo con la figlia Stefania

In buona sostanza la donna di Cura Carpignano le aveva proprio tentate tutte per ottenere la grossa somma di denaro che, però, mancherebbe ancora all’appello e che la famiglia della vittima non avrebbe potuto pagare di tasca propria. Gli inquirenti, dunque, ipotizzano che Barbara Pasetti, e non altri, sia la sola responsabile delle richieste di denaro.

Richieste che sarebbero state quattro, dai 390mila euro iniziali all’ultima di 300mila, e tutte messe a segno dall’indagata. Quella che inchioderebbe la donna, recapitata ai Criscuolo il giorno dopo il ritrovamento del cadavere, sarebbe stata effettuata tramite una lettera e la foto della vittima, mostrate a poliziotti e giornalisti, e poi risultate opera della stessa indagata che avrebbe scritto la missiva e scattato la foto con il proprio cellulare.

La polizia accertava anche che quella stessa lettera era stata inviata tramite posta elettronica ad una copisteria del centro commerciale Carrefour, il 13 dicembre scorso, per farsela stampare. Si può affermare dunque che chi ha scritto la lettera (stampata 7 giorni prima del ritrovamento del cadavere) sapeva perfettamente che Gigi Bici era morto, per di più sparato con un colpo di pistola in testa.

Il punto esatto dove è stato ritrovato il corpo senza vita di Gigi Bici

Particolare questo che sarebbe emerso soltanto dopo l’autopsia. Rimane da chiarire anche quella strana frase che il figlio della Pasetti rivolge alla madre durante una telefonata intercettata: “…Quando me l’hai fatto vedere sembrava che avesse attorno un pezzo di ferro…”.

Il ragazzino si riferiva probabilmente al cadavere di Criscuolo, rinvenuto in avanzato stato di putrefazione, dunque la scoperta della vittima, nascosta sotto gli arbusti sul lato sinistro del cancello dell’ex monastero di Calignano, non sarebbe stata casuale da parte del minore ma indotta dalla madre.

Poi la novità di maggior rilievo in tutta l’inchiesta: il 2 febbraio scorso gli uomini della Mobile hanno rinvenuto una pistola in casa di Barbara Pasetti durante un ennesimo sopralluogo. La semiautomatica, sepolta in giardino e individuata da un georadar, è stata consegnata alla Scientifica che dovrà stabilire se l’arma è o meno compatibile con un frammento di proiettile ritrovato nell’area dell’ex convento il 20 gennaio, giorno dell’arresto dell’indagata.

Ramon Christian Pisciotta

Barbara Pasetti, in carcere a Vigevano, continua a proclamarsi innocente“… Mi hanno incastrata – avrebbe detto l’indagata dopo aver appreso la notizia – io non c’entro con la morte di quell’uomo...”. L’avvocato difensore, Irene Valentina Anrò, reitera la richiesta di scarcerazione e, in subordine, quella dei domiciliari al tribunale del Riesame dopo il diniego ottenuto dal giudice Luigi Riganti.

La donna si trovava nel mirino degli inquirenti sin dalla fine di novembre. Gli investigatori intercettavano la prima richiesta estorsiva già il 23 novembre, trascritta su una lettera che Pasetti avrebbe dato a Ramon Christian Pisciotta con l’incarico di consegnarla ai Criscuolo.

Barbara Pasetti reitera la propria innocenza

L’uomo, invece, la rimetteva ai poliziotti subito dopo averla ricevuta. E per Barbara Pasetti iniziavano guai seri. Adesso la situazione si complica: la donna dovrà spiegare la presenza di una pistola in casa propria.

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