G20 a riflettori spenti: Russia e Cina i veri problemi internazionali

Dopo alcuni giorni dalla grande riunione sull’ambiente la Cina ha aumentato la produzione del carbone, tanto per intenderci. Mentre Putin, da remoto, piagnucola e chiede maggiore partecipazione sulle decisioni degli organismi internazionali mentre Nato e Ue fanno finta di non sentire e tergiversano. Se non fosse stato per Mario Draghi la grande assise si sarebbe trasformata in flop.

Roma – Il fantasma di Greta Thunberg aleggiava sulla testa dei venti grandi del mondo quando hanno deciso di impegnarsi a raggiungere la neutralità, ovvero l’equilibrio tra le emissioni di Co2 prodotte e quelle eliminate dall’atmosfera, entro il 2050. E questo anche se tale data viene solo evocata perché si parla genericamente di metà del secolo. A discostarsi sono state ancora una volta la Cina e la Russia che hanno spostato l’obiettivo al 2060.

Greta Thunberg

Senza dubbio il G20 di Roma si può ritenere un successo anche, e soprattutto, grazie alle capacità del padrone di casa Mario Draghi che ha cercato di mediare tra i vari interessi in gioco, venendo incontro alle esigenze di Cina e Russia che più di altri Paesi dovranno faticare ad abbandonare il carbone per convertirsi a fonti di energia pulita.

Il fatto che l’aumento della temperatura globale sia entrato nell’agenda dei temi trattati è molto importante perché la salvaguardia e la tutela dell’ambiente sono indispensabili più che mai se vogliamo lasciare ai nostri figli un Pianeta in salute.

Mario Draghi: “…Verremo giudicati da quello che faremo. Grazie agli attivisti…”.

Ma non si è parlato solo di clima a Roma e molto importanti sono stati anche gli incontri bilaterali, tra cui spicca quello tra il Segretario di Stato americano Antony Blinken e il suo omologo cinese, dove quest’ultimo ha ribadito la volontà del suo Paese di annettere l’isola di Taiwan mettendo fine alla sua indipendenza.

Tale proposito non può piacere agli Stati Uniti che sono impegnati a destreggiarsi tra la necessità di mantenere buoni rapporti con i cinesi e difendere l’alleato storico di Taiwan che è seriamente minacciato dall’imperialismo di Xi Jinping. E senza dubbio la questione dell’isola di Formosa tornerà presto alla ribalta, impegnando non poco i politici occidentali.

G20: Incontro tra Antony Blinken e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi (foto Ansa)

Il Presidente russo Putin ha inviato nella città eterna il Ministro degli Esteri Lavrov preferendo seguire i lavori in video conferenza ma la sua presenza era tangibile almeno come quella della Thunberg. Lavrov si è detto infastidito perché le decisioni del G20 sono state anticipate dal G7 a cui il suo Paese non prende più parte dopo l’annessione della Crimea e la guerra civile in Ucraina.

Siamo quindi alle “solite”: la Russia reclama più attenzione e chiede un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali degli organismi internazionali, mentre i Paesi della NATO e della UE tergiversano e continuano ad essere affetti da quella “russofobia” che ha sempre imperversato nel “vecchio continente“.

Al termine dell’ultima sessione del G20 Mario Draghi ha omaggiato Angela Merkel con un bouquet

E se Biden è uscito rinfrancato dalla kermesse romana riacquistando quello smalto e quella credibilità che erano parecchio sbiaditi in seguito alle ultime vicende di politica interna americana, per non parlare di quella estera (vedi il disastroso ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan), Angela Merkel ha salutato tutti chiudendo un’epoca e acclamata dallo stesso Mario Draghi come una campionessa di quel multilateralismo tanto osteggiato in passato da Donald Trump.

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