Prima dei tagli legge elettorale subito

La prossima legislatura vedrà Camera e Senato con tanti spazi vuoti tra gli scranni. Di molti individui nessuno sentirà la mancanza, anzi, ma per funzionare bene la sforbiciata ha bisogno di accorgimenti non più differibili. Legge elettorale subito e adeguamento dei quorum. I problemi sorgerebbero subito in caso di elezioni anticipate. A meno che qualcuno non ci marci.

Roma – Si avvicina il tempo dei tagli. Nella prossima legislatura i deputati passeranno da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Le modifiche dovrebbero interessare anche i quorum, tutti regolati su presenze numeriche diverse. In particolare dovranno essere ridotte le commissioni, così come il numero dei componenti, e rivisti i criteri per i gruppi parlamentari.

Infatti finora dell’autoriforma del Parlamento non se n’era fatto niente, nonostante sia passato un anno dal referendum sulla riduzione dei parlamentari. Ma l’urgenza è diventata inderogabile perché, in caso di elezioni anticipate, senza nuovi regolamenti le Camere non riuscirebbero a funzionare.

Dunque su proposta del Presidente della Camera è stato concordato che, entro i primi dieci giorni di dicembre, verrà presentato un testo a cui stanno lavorando Emanuele Fiano per il Pd e Simone Baldelli per Forza Italia, da presentare alla giunta per il regolamento.

Emanuele Fiano

Sarà una bozza di massima che scioglie il nodo più intricato cioè quello di contrastare il trasformismo che ha creato un Parlamento a porte girevoli, con cambi di casacca repentini e continui, abbandoni dei gruppi e poi, magari sulla base di pentimenti o conversioni sulla via di Damasco, dei ritorni alla base di partenza. Insomma una giostra che fa davvero pena.

E il problema non è da sottovalutare. E i numeri la dicono lunga: in questa legislatura, complessivamente, ci sono stati 267 mutazioni fra separazioni e ricongiungimenti politici. La discussione non è semplice ed ogni partito che a parole invoca maggiore serietà, lanciando strali di indegnità su chi pratica questo sport, ora dovrà vedersela con i tanti voltagabbana che dovranno votare la riforma. Altro macello.

Simone Baldelli

La modifica dei regolamenti parlamentari depotenzierebbe l’art. 67 della Costituzione con un iter più semplice e meno ripercussioni sui diritti e le libertà di deputati e senatori. In ogni caso presterà il fianco ad eccezioni di incostituzionalità. I leader ne approfittano per affilare gli artigli pronti come sono a consumare le proprie vendette.

Non a caso la proposta di Letta: chi lascia il gruppo, in cui è stato eletto, dovrà collocarsi fra i “non iscritti”, ossia nel girone degli infami, con una penalizzazione anche in termini di rimborsi per l’attività parlamentare. Le discussioni sono molteplici e per nulla semplici, anche se suscitano un certo effetto sull’opinione pubblica, ormai adusa alle buffonate.

Enrico Letta

In ogni caso si dovrebbe istituire un coordinamento dei regolamenti tra Montecitorio e Palazzo Madama. Senza questo strumento si andrebbe in direzione di un bicameralismo “imperfetto”. E’ necessario che Camera e Senato abbiano lo stesso numero di commissioni.

Perciò il passaggio da 14 a 10 membri dovrebbe valere per entrambe le Camere, accorpando per esempio alcune commissioni come Bilancio e Finanze, Difesa e Esteri. Comunque sia la riforma dei regolamenti è indispensabile, soprattutto dopo il taglio dei parlamentari.

Sulla sx Mario Draghi e Pierferdinando Casini – Sulla dx Silvio Berlusconi e Marta Cartabia

Il pressing su tali modifiche regolamentari è a corrente alternata. L’impressione che ne deriva sembra chiara: produrre tanto fumo negli occhi da non vedere dove si può andare a sbattere. Comunque è indispensabile che il cantiere delle riforme riparta, almeno dopo l’elezione del Capo dello Stato, tornando a parlare soprattutto di legge elettorale.

Non è un caso che molti parlamentari vorrebbero approfittare dell’atteggiamento costruttivo di tutte le forze politiche per un confronto più largo anche sul resto delle riforme avviate e poi sospese, referendum propositivo incluso.

Per i Parlamentari pensioni a rischio in caso di elezioni anticipate: 3 su 4 perdono i contributi.

Insomma si sta pensando già al futuro e di mettere in sicurezza il prossimo Parlamento, nel caso vi dovessero essere elezioni anticipate. Oltre i collegi elettorali, dovrà essere modificato anche il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica, onde ridurre l’incidenza del peso degli elettori regionali in proporzione al numero dei parlamentari. Per il resto work in progress senza fretta.

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