Referendum giustizia: Letta e Conte pollice verso

Il referendum funziona quando la volontà popolare viene rispettata. Se viene calpestata, come è già successo, le urne servono a poco. Il Pd spera che la Lega esca dal governo ma dovrebbe preoccuparsi di più dei suoi problemi interni e del rapporto con il nuovo M5S di Conte che tarda a scendere in campo.

Roma – Mentre Giancarlo Giorgetti è stato l’artefice dell’ingresso della Lega nel governo Draghi, Goffredo Bettini spinge Enrico Letta ad abbandonare il tono cattedratico e distante nei riguardi di iscritti e militanti per affrontare i nodi che impediscono lo sviluppo del Paese.

In questo senso Bettini propone di appoggiare il referendum proposto dai Radicali, anche per non lasciare troppo spazio di manovra alla Lega ed a Salvini. La sensazione è quella che Letta pare confidi un po’ troppo negli errori degli altri. E cosi facendo, spesso, le batoste sono scontate.

Goffredo Bettini

Il segretario del Pd spera che Salvini lasci il governo e che, nello stesso tempo, Conte gli possa portare in dote un M5S rivitalizzato, riveduto e “corretto” ma, soprattutto, allineato al partito democratico. Insomma un doppio miracolo che, diciamocelo francamente, non potrà mai accadere. E Letta se ne faccia una ragione.

Comunque stiano le cose sino ad oggi Letta ed il Pd, pur mugugnando, sono rimasti a guardare, schierandosi di fatto per il no. Anzi per dirla tutta bollando il referendum come inutile in quanto, a dire dei democratici, non risolverebbe i tanti problemi della giustizia. Quando qualsiasi referendum potrebbe risolvere tante criticità tranne quando il parere popolare viene messo sotto i piedi senza dare un seguito alla volontà degli italiani.

Poi c’è l’altra verità, molto più banale: Fra i Dem non si muove foglia tra proprio per non rompere l’alleanza col M5s che, pur sbandierando la cosiddetta democrazia diretta, è palesemente contro questo referendum.

Insomma solo strategie politiche di cui francamente vorremmo liberarci, se non accompagnate da una visione generale del Paese che possa prevedere soluzioni e trasformazioni.

Il gossip elettorale, di contro, continua alla grande in questo primo scorcio d’estate con il centro-sinistra in attesa di conoscere le scelte future del centro-destra. Così nonostante le smentite dei giorni scorsi le ipotesi delle candidature degli ex premier Enrico Letta e Giuseppe Conte assumono maggiore consistenza alle elezioni suppletive previste tra il 15 settembre ed il 15 ottobre nei due collegi della Camera.

Enrico Letta e Giuseppe Conte candidati a Siena e Roma Primavalle?

Il segretario del PD dovrebbe essere candidato nel collegio uninominale di Siena mentre il leader in pectore del Movimento 5 Stelle in quello di Roma-Primavalle.

I due “concorrenti” sarebbero sostenuti sia dal centro-sinistra che dal Movimento 5 Stelle per permettere ai leader dei due partiti di entrare a Montecitorio sino alla fine di questa legislatura. Certamente la caratura dei due leader potrebbe aiutare i “giallorossi” a vincere nei due collegi. Ma ci riusciranno davvero?

Gli scranni di Montecitorio

In questa tornata elettorale molto dipenderà dall’affluenza alle urne. Alle suppletive, di norma, gli elettori non sono stati mai numerosi ma è probabile che quest’anno, con le amministrative in contemporanea, i numeri potranno essere più alti. Almeno per quanto riguarda Roma e Siena.

L’esito del voto, però, non è mai scontato. Men che meno di questi tempi. C’è un centro-destra, che pur tra mille difficoltà e divisioni, secondo le ultime rilevazioni proprio nei due collegi interessati è cresciuto e non di poco. In ogni caso a favore del centro-sinistra, c’è un incremento di consensi di circa 5 punti percentuali a Siena e di 1 punto a Roma. Che non sono certo bruscolini.

Pier Carlo Padoan

Di conseguenza le probabilità di successo per un’eventuale candidatura di Letta a Siena, al fine di accaparrarsi il seggio lasciato libero da Pier Carlo Padoan, ad oggi appaiono maggiori rispetto a quelle di un’eventuale candidatura di Conte nel collegio romano di Primavalle.

Proprio per questa incertezza Conte non sarebbe del tutto convinto di scendere in pista nel tentativo di conquistare il seggio lasciato libero dalla deputata dei 5 Stelle Emanuela Del Re, poi nominata rappresentante speciale dell’Ue per il Sahel.

Emanuela Del Re

Entrambi gli scenari avrebbero non solo l’obiettivo di rinforzare i gruppi parlamentari di Pd e 5 Stelle ma di eleggere i due rispettivi leader, che ad oggi non ricoprono ruoli istituzionali. I dubbi maggiori, al momento, riguardano più Conte che Letta. Nei prossimi giorni potremmo saperne di più.

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