Altro che riforme, pensano solo al Colle

Più si avvicinano le elezioni per la prima carica dello Stato, più i leader politici si allontanano dai progetti legislativi. Sono appena finite le amministrative che già si pensa ad altre elezioni ma quando decideranno di governare per gli italiani? Il Bel Paese fa acqua da tutte le parti ed è impensabile che Mario Draghi possa risolvere ogni cosa. Il Parlamento deve riappropriarsi del ruolo istituzionale che gli è demandato. Basta con le emergenze.

Roma – Le elezioni per il Quirinale si avvicinano ma i partiti, nessuno escluso, non hanno né la forza né la capacità di mediare e trattare la spinosa vicenda con la dovuta considerazione. Tutti ritengono di essere nelle condizioni di poter uscire “il coniglio dal cappello”, invece si naviga a vista in un mare in tempesta. La scelta sembra orientata fra Draghi e Cartabia. Ma nulla di certo, beninteso.

Marta Cartabia e Mario Draghi

Certamente fino alla terza votazione c’è tempo, anche se questa volta la sensazione è quella che si arrivi già alla prima votazione ad eleggere l’inquilino del Colle. In effetti chi ambisce veramente a salire le scale del Quirinale evita con cura di affidarsi al leader del proprio partito e/o ai suoi capigruppo come si faceva finta di fare nella Prima Repubblica.

Insomma vige ancora la vecchia regola ipocrita: non ci si può candidare, piuttosto si deve essere candidati. Diversi sono i precedenti che hanno consegnato alla storia le ambizioni mai nascoste di alcuni grandi leader come Andreotti, Forlani, Prodi, che sono stati stoppati da certi personaggi che non sono stati mai una “prima scelta”.

Sergio Mattarella

Attualmente Draghi sembra essere l’erede naturale di Mattarella. Anche perché fuori dalla contesa politica per poter raccogliere i voti di quasi tutti, senza che nessuno dei partiti si possa sentire usurpato o minacciato, o anche solo messo in ombra da disegni politici, l’interessato deve avere l’intelligenza di non fare trapelare nulla.

Insomma l’attuale Premier non fa ombra a nessuno, perché non appartiene a nessuno. Draghi non è frutto di alcuna alchimia partitica, ma ha il prestigio per far convergere l’intero arco parlamentare verso un unico progetto, proprio perché la sua competenza e diplomazia arrivano da lontano.

Silvio Berlusconi

Berlusconi, improbabile Presidente della Repubblica, fa bene a dichiarare esplicitamente di non escludere ambizioni quirinalizie, anche perché la parte che stanno interpretando alcuni pretendenti alla prima carica dello Stato come Casini e Gentiloni è di basso profilo ma certamente interessata.

Allora meglio “farsi proporre” che “auto candidarsi” anche se tutto questo ha davvero l’aria di una finzione delle più bieche. Tutti i leader, infatti, per eludere l’argomento affermano che è ancora presto e che, finalmente, è arrivato il tempo per proporre una donna come Presidente della Repubblica (Cartabia in primis), mentre proseguono senza soste i movimenti occulti per avanzare chissà quale altre candidature.

Non vi sarebbe nulla di male se ogni partito e/o coalizione esprimesse, attorno ad un tavolo, una rosa di nomi per constatare il gradimento degli altri. Ma in questi casi la condivisione è solo un modo come un altro per depistare o entrare in scena, da non protagonista. Ognuno teme di bruciare i veri candidati, così i nomi vengono fatti per spingerli fuori pista o meglio condannarli “al rogo” dei giudizi. Per non parlare di ciò che accadrebbe sui social, per come è presa.

Il Presidente del Consiglio è, per così dire, il candidato naturale per il Colle, considerata l’esplicita rinuncia di Mattarella a svolgere un secondo mandato. D’altronde quello che appare chiaro è che ormai tutti i politici vogliono pensare soltanto alle elezioni e non a governare. Tanto c’è Draghi.

Daniele Franco

E’ di tutta evidenza che se il Premier verrà eletto al Quirinale, Marta Cartabia e Daniele Franco sono già in “pole position” per ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio, per 10 mesi, cioè da Marzo a Dicembre 2022.

Però non mancano le incognite importanti che determineranno le scelte. Si andrà subito al voto o, com’è più probabile, nel 2023? E con quale legge elettorale. Ma Draghi, sul serio, che intenzioni ha?

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