La scena del Crimine: per capire con cognizione di causa. E per non farci ingannare dallo spettacolo – 7 –

Dubbi e perplessità sul “fantomatico” furgone bianco poi attribuito al muratore di Mapello che se ne sarebbe servito per rapire la sua vittima e trasportala poi sul luogo del delitto. Un’analisi approfondita dei luoghi, dei tempi e delle circostanze renderà incerte diverse verità che hanno contributo non poco alla sentenza di condanna.

Dunque, se si ragiona ipotizzando un veicolo a quattro ruote probabilmente lo si abbandonerebbe in corrispondenza di uno dei due sbarramenti (più opportunamente quello che dà su via Bedeschi) e si proseguirebbe a piedi, in alternativa sarebbe possibile raggiungere esattamente il luogo con una motocicletta o uno scooter.

Va detto che nel primo caso il veicolo resterebbe in vista e potenzialmente identificabile, poiché la zona è abbastanza frequentata. Ora aggiungiamo un tassello, l’autopsia. Veniamo a sapere che ha subito contusioni alla testa di forma tondeggiante (da corpo contundente rotondeggiante?), non letali in sé, e una serie di tagli (incisioni?), anch’essi non letali, con caratteristiche “comunicative” come una X, una J, tagli a scorrere paralleli, altro; non è stata oggetto di stupro.

Se ipotizziamo che conoscesse l’assassino, dobbiamo ipotizzare avances di tipo sessuale e al rifiuto di Yara una reazione, del tipo o me la dai o scendi e torni a casa a piedi, culminata con un turbinio di sensazioni indotte dal suo rifiuto, un repentino innesco di reazioni “altamente punitive”, cui è seguito il panico per ciò che stava combinando e da qui un abbandono precipitoso.

Ricordiamoci che al momento non sappiamo nulla sul DNA di Ignoto-1, questione che introdurremo più avanti.  L’unica cosa che dovremmo dare per certa è che Yara, per educazione e stile di vita, mai si sarebbe accompagnata con uno sconosciuto.

Riguardo invece il luogo del ritrovamento, va tenuto in conto che alcune testimonianze recitavano pressappoco così:

…Ho sorvolato con l’elicottero e ho persino individuato un sacco di spazzatura nero…Passavo tutti i giorni in quell’area, frequentata da decine di persone ogni giorno. Ci sono persone che fanno jogging, cacciatori…Gente che porta a spasso il cane. Mi sembra inverosimile che un cadavere possa essere stato abbandonato lì e non trovato per tre mesi, anche perché questa zona è stata più volte battuta dai soccorritori e volontari della Protezione civile…La zona è stata perlustrata e controllata più volte in questi tre mesi…“.

La seconda ipotesi è che in un luogo imprecisato(?) Yara sia stata oggetto di un rituale (branco) o vendetta (nei confronti del padre – non va trascurato nulla) ad opera di uno o più. Anche qui: erano suoi conoscenti o è stato un vero e proprio sequestro a scopo di intimidazione? I cani molecolari delle forze dell’ordine, in questo senso, avevano indicato una pista congruente con alcune tracce minerali presenti nei cantieri edili rinvenute sul corpo della sventurata in occasione dell’autopsia.

Dopo la morte e in data imprecisata, il corpo, qui potrebbe entrare in gioco la simmetria che si vede nella foto, sarebbe stato traslato sul luogo del ritrovamento da due soggetti muniti di guanti, probabilmente con lo scopo di farlo ritrovare(?). Difatti ai margini del campo c’è una fitta boscaglia (foto satellitare), penetrando per qualche metro e abbandonando costì il cadavere, dopo averlo ricoperto con un po’ di terriccio e/o fogliame, difficilmente sarebbe stato rinvenuto. 

Esattamente il 29 marzo 2011, Mauro Grimoldi, presidente dell’Ordine degli Psicologici della provincia di Milano e coordinatore del gruppo di psicologi operanti per conto del tribunale di Brescia, ipotizzava che la giovanetta possa essere stata uccisada un branco di adolescenti”. Non entro in questo ragionamento, anche se non sarebbe da trascurare. 

A questo punto, invece, è molto interessante sapere, al di là di quello che ci ha raccontato la stampa e la televisione o da quello che è emerso molto sommariamente dalle sentenze, quale fosse stato il percorso logico degli inquirenti dalla data del ritrovamento (26 febbraio 2011) fino alla data di acquisizione da parte dei genetisti di quello specifico profilo genetico, quello che risulterà di Bossetti, compatibile con quello di Ignoto-1.

Dico compatibile o probabile poiché chi lavora sul DNA non è esente da errori e gli algoritmi interpretativi, tanto cari ai palazzi di giustizia poiché apparentemente asettici in quanto matematici, sono in parte discutibili. L’estensore o gli estensori dell’algoritmo e dei programmi di calcolo che girano sui macchinari e sui Pc operano al di fuori dei casi specifici, dunque ragionano in termini statistici, che non sono necessariamente congruenti con il caso in esame. Ritorneremo su questi aspetti in una prossima puntata: “Algoritmi al servizio della magistratura“.

— continua —

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