MAZARA DEL VALLO – IGNOBILI SPECULAZIONI SULLA SCOMPARSA DELLA PICCOLA DENISE PIPITONE

La spettacolarizzazione, stavolta, è venuta dalla Russia dove un abile conduttore tv ha trasformato alcune puntate di una trasmissione di basso profilo in uno show applaudito sfruttando la tragedia della famiglia Pipitone.

Mazara del Vallo – L’ennesimo show sulla triste vicenda si è concluso con un nulla di fatto: non è lei. Olesya Rostova, 20 anni, non è Denise Pipitone, la bimba di 4 anni scomparsa l’1 settembre 2004 a un passo da casa.

La conferma, dopo giorni di trepida attesa, è sopraggiunta con un dato scientifico inoppugnabile: il gruppo sanguigno è diverso. Dunque non serviva nemmeno l’analisi del Dna che si pratica quando la verifica del gruppo ematico è positiva.

Insomma tanto rumore per nulla, speculazioni a parte. A darne ampia eco è stato il primo canale della tv di Stato russa durante la trasmissione “Lasciali parlare”, condotta da Dimitry Borisov.

Olesya Rostova e Dimitry Borisov

Il giovane conduttore, furbo regista della colossale commedia che ha coinvolto decine e decine di persone, ha riferito ai telespettatori che la ventenne Olesya non è affatto la bambina rapita 17 anni fa a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Dunque punto e a capo:

”…Senza neppure dover aspettare il test del Dna – dice l’avvocato Giacomo Frazzittama solo dal gruppo differente gruppo sanguigno. La giovane russa è un’altra persona. Durante la messa in onda, in differita, della trasmissione russa, che ha tenuto tutti sul filo sacrificando il dolore di una mamma sull’altare dell’audience, arriva il verdetto. Siamo veramente dispiaciuti che il gruppo sanguigno di Olesya non sia quello di Denise

L’avvocato Giacomo Frazzitta

Era un passaggio fondamentale da fare. Piera Maggio non si è fatta vedere in trasmissione perché è in convalescenza dopo avere subito un intervento. Forse non ce l’ha fatta a mettere in piazza il suo dolore con 24 ore di scarto. Abbiamo ritenuto corretto trasmettere nota alla Procura della Repubblica di Marsala che valuterà se procedere ad ulteriori accertamenti…”.

Si è chiuso l’ultimo capitolo di una vicenda su cui gravano errori investigativi, depistaggi, omissioni e a cui hanno partecipato, sarebbe meglio dire concorso, una lunga sequela di personaggi appartenenti alle istituzioni dello Stato, servizi segreti, diplomazia, mafia e politica a livello nazionale e internazionale.

Denise con la madre Piera

Per anni la sparizione di Denise Pipitone ha tenuto banco su tv e giornali senza mai approdare a nulla. Decine le inchieste aperte e poi archiviate. Altrettante le piste seguite senza successo. Compreso un processo nei riguardi di parenti della piccola Denise la cui posizione non è stata mai chiarita appieno.

Per ultimo la pagliacciata del primo canale moscovita: “…Per fare prima abbiamo pensato di contattare subito l’avvocato di Olesya – ha aggiunto Frazzittaper arrivare ad un accordo perché attendere le rogatorie sarebbe stato complicato a questo punto della situazione. Abbiamo fatto un giro all’inferno e siamo tornati: mettere in uno show bambini rapiti e genitori di bambini rapiti come se fosse una specie di reality o di gioco su uno dei crimini più terribili, quelli contro i bambini…”.

Una vera e propria sceneggiata napoletana per la quale, anche stavolta, nessuno pagherà. Il caso della scomparsa di Denise era tornato alla ribalta delle cronache alcune settimane addietro quando una ragazza russa di 20 anni, Olesya Rostova, aveva fatto un appello in tv per ritrovare sua madre con la quale aveva perduto in contatti sin da bambina.

La ventenne russa che non ha nulla a che vedere con Denise

Qualcuno ha poi pensato di accomunare i tratti somatici della giovane, che presenta una certa somiglianza con Piera Maggio, con quelli della povera Denise. Ovviamente sfruttando il grande potenziale mediatico che ancora insiste sulla sparizione della bambina di Mazara.

Come zuccherino sulla torta anche la comparsata di Behgjet Pacolli, l’ex marito kosovaro di Anna Oxa, che diversi anni fa si era offerto di collaborare con la famiglia Pipitone per poi sparire improvvisamente. Per poi rifarsi vivo nei giorni scorsi ma inutilmente.

Behgjet Pacolli

Adesso i riflettori si sono spenti un’altra volta e l’inchiesta su Denise ripartirà, se ripartirà, da zero. Negli anni la scomparsa di Denise era stata “utilizzata” per mettersi in mostra da persone ambigue come Veronica Panarello, mamma degenere del povero Loris Stival, che asseriva di aver visto la bambina a Santa Croce di Camerina.

Anni prima, nel dicembre del 2007, c’era stato un fatto ancora più grave e forse sottovalutato. Giuseppe D’Assaro, 46 anni, “pentito“, in carcere per omicidio, aveva riferito all’allora procuratore della Repubblica di Marsala, Antonio Silvio Sciuto, di aver aiutato l’ex moglie Rosalba Pulizzi, zia paterna di Denise, a disfarsi del corpo della piccola.

Giuseppe D’Assaro

Nonostante la ricostruzione di Massaro fosse costellata di numerosi e macroscopici “buchi neri” i magistrati inquirenti iscrivevano l’uomo sul registro degli indagati con l’accusa di sequestro di persona in concorso. Nel 2007 dunque la Procura riteneva che la bimba fosse ancora viva salvo poi cambiare opinione dopo la confessione di D’Assaro. 

La pista si rivelava ben presto una sorta di presa per i fondelli, senza riscontri, zeppa di contraddizioni e con luoghi indicati da D’Assaro dove lui non era mai stato, come ebbero a dimostrare i tabulati telefonici ed i ripetitori agganciati dal suo telefonino.

Successivamente l’uomo confessava di aver ucciso la sua convivente, l’infermiera italo-elvetica amante degli animali Sabine Maccarrone, 39 anni, ritrovata cadavere in un pozzo alla periferia di Mazara del Vallo, il 16 aprile 2007.

Giovanni Melluso

L’assassino sosteneva che il mandante dell’omicidio sarebbe stato Giovanni Melluso, detto Gianni il Bello, il falso pentito del caso Tortora. Subito dopo D’Assaro chiedeva di parlare di nuovo con il procuratore Sciuto a cui confessava di conoscere diversi retroscena sulla scomparsa di Denise. 

Secondo una sua prima versione dei fatti la bimba sarebbe stata portata a casa della cognata. La piccola si sarebbe sentita male perché qualcuno le aveva fatto prendere forti sedativi che ne avrebbero provocato il decesso.

Il racconto del killer, però, diventa un altro quando in Procura l’uomo viene messo a confronto con l’ex moglie: “...Ho visto Denise viva fino al giorno del compleanno di mia figlia – diceva D’Assaro – avvenuto molti mesi dopo la scomparsa della bimba. Denise era stata nascosta a Palermo, in casa della mia ex moglie. Nel marzo del 2007 la mia ex mi consegnava un borsone che conteneva il corpo di Denise. Ho caricato il borsone sulla mia Vespa 50 e mi sono recato a Trapani dove ho gettato il borsone in mare...”.

Jessica Pulizzi

Altro buco nell’acqua. Poi le indagini sulla sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, indagata per sequestro di persona, e sul suo ex fidanzato Gaspare Ghaleb, indagato per false dichiarazioni.

Jessica, all’epoca 17enne, fu accusata di aver commissionato il rapimento di Denise per motivi di gelosia. A tradirla sarebbe stata un’intercettazione pochi giorni dopo la scomparsa della piccola. Nella sua casa erano state istallate alcune cimici: “Io a casa ci ’a purtai – io a casa l’ho portata”, aveva detto la ragazza alla madre che le chiedeva dove fosse andata il primo settembre quando Denise spariva come un fantasma.

Secondo l’accusa Jessica parlava di Denise e del fatto che l’aveva presa e portata a casa del padre per avere da lui la conferma che la bimba fosse davvero figlia sua. Non trovando l’uomo Jessica avrebbe consegnato la bambina a qualcun altro. Da qui il rinvio a giudizio per sequestro di persona.

La prima manifestazione subito dopo la scomparsa della bimba

Poi il processo e le assoluzioni sino in Cassazione. Eppure quella familiare rimane la pista privilegiata su cui c’è molto da dire e sulla quale ci sarebbe stato molto da fare. Il resto tutta robaccia.

 

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