In Confindustria è andata di lusso ma basterà?

Il Premier è stato il protagonista assoluto. Per applausi e ovazioni al Premier sembrava di essere al cospetto del vincitore di Sanremo. Ma adesso alle parole debbono seguire i fatti perché rabbonire gli industriali significa poco se non seguiranno defiscalizzazione e sostegni alle imprese. I licenziamenti si evitano con sostanziosi investimenti che fino ad oggi non ci sono stati. Il futuro sui buoni propositi rimane sempre nebuloso.

Roma – Adottate le misure per il contenimento dei nefasti effetti economici provocati dagli aumenti indiscriminati dei prezzi nel settore elettrico e del gas nel quarto trimestre 2021. Draghi, l’uomo della salvezza, da autentico highlander infiamma la platea di Confindustria e tende la mano agli industriali per un nuovo patto sociale ed economico.

Mentre Carlo Bonomi sancisce la linea degli associati ed “inchioda” il Presidente del Consiglio all’attuale poltrona, augurandosi che continui a lungo nella sua attuale esperienza, evitando però veti e manovre in vista della scelta da fare per il Quirinale.

L’assemblea degli industriali è sembrata una rimpatriata fra vecchi amici, oltre che tutto un susseguirsi di sorrisi ed applausi. Draghi non delude, è chiaro sugli obiettivi del Governo. Il Premier in effetti non si rivolge soltanto alla platea degli imprenditori ma a tutte le parti sociali e, soprattutto, alla classe dirigente del Paese, con un appello accorato all’unità che ha l’aspetto di un programma politico.

Gli astanti sono tutti per l’ex Presidente della Bce quando afferma che occorre essere uniti per non aggiungere incertezza interna a quella esterna. La precarietà degli equilibri nazionali ed europei impone serietà, impegno ed unità di intenti.

“…Le tensioni geopolitiche – chiarisce il Premier – il protezionismo, ma anche il probabile mutare delle condizioni finanziarie impongono sinergia ed intenti comuni…”.

Nel momento clou del discorso, forse eccessivamente costruito, una lunga standing ovation ha quasi coperto la voce di Draghi:

“…Dobbiamo cominciare a pensare ad un patto economico, sociale, produttivo per il Paese. Ci sono tantissimi temi di cui discutiamo quotidianamente che possono essere materia di questo patto. Possiamo iniziare a lavorare insieme su tanti capitoli…”.

La produzione industriale, l’export, l’indice di fiducia delle imprese è in netta risalita, ricorda il Premier. Infatti migliora l’occupazione, anche se ci sono ancora aspetti che destano preoccupazione, perché troppi lavoratori hanno ancora un contratto a tempo determinato, mentre “…Nel 2020, più di due milioni di famiglie erano in condizione di povertà assoluta…”. Non sappiamo però quante saranno quest’anno, atteso che di cambiamenti ce ne sono stati pochini, a dire il vero.

Dal fronte politico è tutto un coro di condivisioni anche se Bonomi, nel suo intervento, esprime un giudizio pesantissimo nei confronti di tutti quelli che mettono a rischio l’operato del presidente del Consiglio. Certo non è stato citato Matteo Salvini, ma c’è un passaggio che rimanda al leader della Lega e dell’opposizione Giorgia Meloni.

Infatti il Presidente di Confindustria concorda con Draghi sull’importanza del momento ed incalza anche i sindacati, tentando la carta della distensione: “…Non siamo partiti in lotta, l’antagonismo non serve a niente e non bisogna perdere altro tempo…”.

Bonomi però non perde l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, così fa sapere che gli industriali dichiarano la massima disponibilità ma gli ostacoli non sono loro a frapporli”…Sono altri a mettere i bastoni fra le ruote…”. Il riferimento a chi gioca con l’ostruzionismo è fin troppo evidente.

Il Presidente di Confindustria, in buona sostanza, dopo mielosi convenevoli e “colpi di pennello” a Mattarella e Figliuolo, continua ad affondare il coltello nella piaga e chiede al Premier, sul fronte del fisco, di togliere l’Irap e sottolinea che 3 miliardi sono troppo pochi e sul lavoro chiede ammortizzatori universali evidenziando che la corsa ai licenziamenti non c’è stata affatto.

Infine pollice verso per Quota 100, ritenendo il provvedimento un furto ai danni dei soggetti fragili del nostro welfare squilibrato. Insomma bisogna cambiare perché non cambiare sarebbe fatale per l’Italia. E così sul ponte sventola bandiera bianca…

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