Draghi non è mago Merlino

E la maggioranza aspetta che il Premier possa compiere il miracolo e riportare le lancette indietro sino a prima della pandemia. Chi crede questo non solo è stupido ma è anche in malafede. Di contro la spaventosa crisi economica fiacca gli animi degli italiani mentre le riforme rimangono nel cassetto.

Roma – La maggioranza sta giocherellando e tarda a fare sintesi delle tante riforme necessarie per beneficiare dei 248 miliardi provenienti dall’Europa.

Sergio Mattarella è infatti preoccupato e per questi motivi ha convocato entrambi i presidenti di Camera e Senato per discutere della situazione di stallo venutasi a creare. Tutti i partiti sembrano interessati soltanto a piazzare bandierine su ogni provvedimento approvato ed a presentare la lista della spesa sul tavolo di Draghi.

L’unico premier della storia recente che ha rinunciato allo stipendio intero, cosa che gli fa onore. Non abbiamo notizia, invece, di altri personaggi in carica che abbiano rinunciato ai propri emolumenti mensili ma, si sa, non siamo tutti uguali. Non sono tutti uguali.

Un pericolo reale…

Fra tante questioni sociali importanti i temi politici più dibattuti, in questo periodo, sono le riaperture, scuola, vaccinazioni, ristorazione, bar, movida si e movida no, il coprifuoco.

Infatti sui social dei politici, almeno nell’ultimo mese, spopolano commenti e condivisioni su ciò che rimane delle restrizioni e su quando potremo ritornare ad una vita normale. Insomma gli italiani scalpitano per riappropriarsi delle consuetudini e non mancano coloro i quali politicamente li sorreggono, mentre Mario Draghi e il fido Roberto Speranza legano l’allargamento della cinta all’andamento della campagna vaccinale e della situazione epidemiologica.

Il Premier con il ministro Roberto Speranza

Poi ci sono coloro i quali chiedono tutto e subito: riaprire in ogni caso. Lega e Fratelli d’Italia spingono da mesi in tal senso dimostrando il solito pressapochismo senza proposte alternative e serie. FdI, come se non bastasse, sembra ossessionato dal desiderio di sorpassare Il Carroccio mentre i leghisti stanno dimostrando poca voglia di cimentarsi in iniziative parlamentari concrete ed efficaci.

Una tendenza, peraltro, già registrata durante la crisi che aveva portato alla caduta del Governo Conte 2, quando la Lega iniziò a sviluppare una strategia diversa tra comunicazione sociale e azione parlamentare. La sensazione che ne deriva è palese: per la Lega il tempo trascorso al governo sembra scaduto. Insomma Matteo Salvini e i suoi rappresentano un partito di opposizione pura, di critica, se vogliamo anche di ribellione, ma non certo di governo. E i fatti lo dimostrano.

Diverso il modus operandi del Movimento 5 Stelle, adesso meno attivo sui social ma molto presente in Parlamento con proposte e iniziative concrete in tema di riaperture. Significativo anche il dato che riguarda il Pd, grande assente nel dibattito sui social se non per confermare con responsabilità l’appoggio alla linea del Premier.

Salvini e Meloni

Invece la scuola, con tutte le sue differenti problematiche, a livello parlamentare, così come in rete, è stato il tema centrale per tutti. Il partito più attivo in questo senso è quello di Grillo, seguito da Forza Italia, Lega e Gruppo Misto. Anche in questo comparto il Pd è uccel di bosco, nonostante la vicinanza storica al comparto scuola (anche a livello sindacale) ormai da anni più vicino al M5S.

In definitiva il grande momento di transizione che stiamo attraversando si riflette anche nel mondo politico che da mesi è in cerca di assestamenti ideali e revisioni delle posizioni più intransigenti. C’è voglia di equilibri ma manca la materia prima. La pletora è quella che è ai miracoli non ci crede nessuno, men che meno Draghi che appare sempre più stanco e deluso.

La scuola ha bisogno di interventi urgenti e di una riforma non più differibile

Del resto sono assai poche le cose che filano per il verso giusto. La campagna vaccinale stenta a decollare, la spaventosa crisi economica si somma alle esasperazioni di numerosi indotti stremati da mesi di blocco dei redditi, la pandemia tiene ancora sotto scacco tutto il Paese per non dire il mondo intero, dunque di che cosa si dovrebbe gioire?

Di contro si ha l’impressione che da Draghi ci si attenda l’impossibile. Ovvero la possibilità che tutto torni come prima. Ma chi pensa questo non solo è stupido ma è anche in malafede. Il premier andrebbe sostenuto da una vera squadra di governo.

Un fronte comune che dovrebbe impegnarsi per risolvere i veri problemi dell’Italia che non sono questo cavolo di coprifuoco, il caffè al banco e la carbonara al tavolo interno del locale. C’è un Paese in ginocchio che attende le riforme del Fisco, Lavoro, Giustizia e Previdenza solo per citarne quattro.

Vogliamo continuare di questo passo? Fate vobis. Arriveremo al punto che nemmeno San Pio potrà più metterci le mani. E saranno dolori.

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