LE SARDINE DI PRODI DIVENTERANNO PARTITO?

Pronto il nuovo partito per le elezioni? C’è un problema: la sfida al sovranismo dovrebbe partire dal popolo delle partite IVA e dal ceto medio.

La società italiana inizia a sviluppare gli anticorpi contro il sovranismo di Matteo Salvini e Giorgia Meloni: il movimento delle Sardine conquista le piazze e si prepara forse a diventare qualcosa di più, in attesa delle prossime elezioni regionali.

Quando un’associazione riscuote un successo così vasto, l’opinione pubblica inizia a porsi domande legittime: chi sono i suoi fondatori e soprattutto se esiste un grande burattinaio che muove le sue fila dall’esterno.

Rispondere alla prima domanda è sicuramente più facile: il movimento delle Sardine nasce a Bologna lo scorso novembre, in risposta alla manifestazione che la Lega di Salvini ha organizzato per sostenere la candidatura di Lucia Bergonzoni alla presidenza della regione contro Stefano Bonaccini, piddino e presidente uscente. Quindicimila persone si sono radunate in Piazza Maggiore, strette come sardine, per evitare che la rossa Bologna possa cadere nelle mani del centrodestra, il prossimo gennaio.

Atre città italiane hanno seguito l’esempio: da Modena a Genova, sino alla grande manifestazione di piazza San Giovanni, sabato 14 dicembre a Roma.

Il leader del movimento è Mattia Santori, ha 32 anni, una laurea in Economia ed una collaborazione con una rivista legata a Romano Prodi. Insieme a tre amici e coetanei ha organizzato il primo flash-mob di Bologna, per poi prendere le redini di quello che sembrerebbe un movimento spontaneo, apartitico e che vorrebbe ergersi a portavoce della società civile.

Sardine Roma

Uso il modo condizionale perché i dubbi al riguardo sono più di uno: in primo luogo la vicinanza tra Santori e Prodi ha fatto sì che alcuni analisti politici abbiano visto nel professore bolognese il vero regista dell’operazione; in secondo luogo, chi ha partecipato ai raduni sembra essere nettamente schierato a sinistra e ha trasformato addirittura la canzone “Bella Ciao” nell’inno del movimento. In più Mattia Santori ha dichiarato ai quattro venti che le Sardine sarebbero i partigiani degli anni duemila e che si propongono di continuare la lotta iniziata, negli anni quaranta del novecento, dai loro predecessori.

Se poi analizziamo i nomi delle persone che hanno presenziato al raduno nazionale di Piazza San Giovanni possiamo notare Nichi Vendola, Paola Turci, Alba Parietti: tutti sostenitori della sinistra.

Nella pagina Facebook delle sardine genovesi viene poi annoverata, tra i promotori del flash-mob di piazza De Ferrari, l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni nonché professionista nota per le sue battaglie a favore dei cittadini extracomunitari e di tutti gli emarginati.

Ne deriva che il movimento delle Sardine non può essere considerato apolitico e non possiamo neppure pensare che rappresenti tutta la società civile, ma solo una parte di essa e cioè quella che ha sempre votato a sinistra. La canzone “Bella Ciao” è fortemente divisiva, perché rappresenta i partigiani comunisti, che hanno combattuto durante la guerra civile per sostituire la dittatura nazi-fascista con un’altra dittatura, per certi versi ancora più terribile.

Nichi Vendola

Santori parla delle Sardine come dei nuovi partigiani, ma il suo neonato movimento, proprio come quello della Resistenza durante gli anni quaranta, sembra egemonizzato dagli esponenti di una sola parte politica, non a caso proprio quella parte in cui gli elettori italiani non si sono mai riconosciuti appieno (e neppure oggi si riconoscono, come dimostrano i sondaggi più recenti).

Questo senza dubbio è il “peccato originale” più grande delle nuove sardine: non tanto, quindi, la mancanza di una proposta alternativa al sovranismo, ma l’essere invece il megafono ed i portavoce di una parte minoritaria della società, che spaventa oggi come in passato quel ceto medio che ha sempre decretato il vincitore delle elezioni.

Peraltro lo stesso Mattia Santori, durante le ultime interviste televisive, si è presentato come un “Che Guevara” degli anni duemila, una sorta di leader rivoluzionario che vuole combattere il nuovo fascismo rappresentato da Matteo Salvini. L’errore di base è proprio questo. Il fascismo storico non potrà mai tornare ed il sovranismo è semplicemente la risposta ai gravi problemi degli ultimi anni, rappresentati da due grandi crisi: quella economica e quella dei flussi migratori, aggravata dalla primavere arabe e dalla caduta del regime di Gheddafi in Libia.

La lotta contro il sovranismo deve partire dal popolo delle partite IVA e da quel ceto medio che oggi è rappresentato esclusivamente dalla Lega e da Fratelli d’Italia (in grande crescita di consensi negli ultimi sondaggi) e che appare sempre più confuso davanti ad un’offerta politica quanto meno contraddittoria: se infatti Giovanni Toti dice di volere essere la sinistra della destra e Renzi ambisce ad essere la destra della sinistra, sorge spontanea una domanda: non potrebbero mettersi insieme?

In attesa che i nostri leader politici si chiariscano le idee non ci resta che attendere (o forse piangere… parafrasando il titolo di un famoso film di Benigni e Troisi), sperando che a rimetterci non sia, come sempre, il popolo italiano.

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