Siamo alle solite: Italia divisa in due, come sempre

Non ci vogliono certo i sondaggi per comprendere che si sta meglio al Nord piuttosto che al Sud. Anche quando si parla di ambiente e di vita a misura d’uomo. Sulla sicurezza, però, le cose cambiano ed è Milano il fanalino di coda. Il Bel Paese corre a scartamento ridotto al Sud mentre è più veloce, in tutti i sensi, nel Centro-Nord. E qui il Covid c’entra poco o nulla. La politica invece c’entra tutta. In senso negativo.

Roma Ogni anno, più o meno in questo periodo, viene diffusa alla stampa l’analisi dei capoluoghi di provincia della nostra nazione dove la qualità della vita è al primo posto. Ed è così che è stato reso pubblico il 23° rapporto di Italia-Oggi, Università La Sapienza di Roma e Cattolica Assicurazioni. L’analisi ha messo in luce quello che qualunque cittadino medio conosce, anche senza il conforto dei numeri e di altri strumenti di indagine: si vive generalmente meglio al Nord e al Centro del Paese rispetto al Sud.

Problemi seri hanno mostrato di avere in primis Napoli e poi Roma. Noi, ingenui, pensavamo che si vivesse meglio a Scampia di Napoli, tristemente famosa anche per il successo della serie televisiva Gomorra o allo zen di Palermo. Guarda un po’…

Comunque, secondo la ricerca, Parma, Città Creativa Unesco per la gastronomia e capitale della Food Valley che con i suoi prodotti come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma ed il Culatello di Zibello, è risultata la città dove si vive meglio.

Parma, Piazza Duomo

La città emiliana ha scalato ben 39 posizioni rispetto al 2020 ed è in compagnia dei grandi centri del Nord, come Milano, Torino, Bologna e Firenze, tra le città che meglio si sono riprese dalla pandemia. Sono tutte nelle prime 37 posizioni della classifica.

Napoli sprofonda al penultimo posto, mentre Crotone addirittura all’ultimo. Ora sembra che queste ricerche vengano effettuate per giustificare il lavoro di chi le redige. Infatti indagini di questo tipo lasciano il tempo che trovano e, spesso, le stime utilizzate servono per soddisfare i criteri di ricerca di partenza.

Basta cambiare indicatori di valutazione o scegliere alcuni parametri rispetto ad altri che i risultati cambiano, a volte in modo notevole. Inoltre i criteri scelti possono non essere universalmente accettati.

A parte questo, per dovere di cronaca, elenchiamo i parametri utilizzati per lo studio in questione: sicurezza, affari e lavoro, disagio sociale e personale, ambiente, popolazione, istruzione-formazione e capitale umano, reddito e ricchezza, sistema salute e tempo libero.

Crotone

Scorrendo la classifica dopo la capofila Parma, troviamo Trento e di seguito Bolzano, Bologna e Milano. Prevedibile il fanalino di coda della città meridionali con un punteggio molto basso in tema di servizi. Le città dove si vive peggio sono Crotone, in ultima posizione, preceduta da Napoli, Foggia e Siracusa.

Il parametro reddito ha segnalato la forte scissione tra il Nord ed il Sud del Paese. Nel primo, valutando reddito medio annuale pro capite, pensioni medie e ricchezza patrimoniale sono nettamente superiori rispetto al secondo. Quest’ultimo primeggia nel parametro disagio sociale che è stato considerato tenendo conto di incidenti sul lavoro, numeri di suicidi e tasso di disoccupazione.

Aosta

Ebbene svetta la città di Matera e a ruota altre città meridionali. Il Nord, tuttavia, mostra profonde crepe per quanto riguardo il parametro sicurezza. Qui la classifica si mescola, nel senso che Milano si piazza al 107esimo posto. Mentre la città più sicura è Aosta, seguita a ruota da Rieti, Potenza e Pordenone.

Infine per quanto riguarda il parametro ambiente, il valore più alto si è registrato a Reggio Emilia e poi in altre città settentrionali. Agli ultimi posti il profondo Sud: Taranto, Messina, Siracusa, Crotone e Catania.

Non per dubitare della metodologia utilizzata per compiere questi tipi di studi, ma ogni volta è la stessa solfa: il Nord che va meglio, il Sud che arranca. A dimostrazione dell’immobilismo della politica che, di fatto, non ha messo in atto alcunché per equilibrare la situazione, che non è dovuta né al Covid, né al destino cinico e baro.

Ci sono state, e ci sono tuttora, precise responsabilità politiche dei Governi che si sono succeduti nel tempo. Inoltre a questo dato di fatto si associa una concezione della vita molto diffusa nel Meridione, fortemente basata sul particolare del proprio gruppo di appartenenza che non facilita la capacità di associarsi e di pensare all’interesse collettivo.        

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