Milioni di adolescenti muoiono per disturbi mentali gravi. Ansia e depressione ai primi posti nelle cause di suicidio

La pandemia non ha fatto altro che peggiorare la già grave situazione. Restrizioni e lockdown hanno provocato un’impennata nei decessi di adolescenti affetti da disturbi mentali e, soprattutto, da ansia e depressione. I numeri dei decessi in generale e dei suicidi in particolare, sono elevatissimi. Occorre un intervento delle istituzioni a livello mondiale.

Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati dalla peste del nuovo millennio, il famigerato e mai troppo maledetto Covid-19, il nuovo flagello di Dio. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle gli effetti nefasti di un nemico subdolo e terribile. Oltre ad avere mietuto numerose vittime, ne è scaturita una crisi economica e sociale che non si viveva dai tempi della seconda guerra mondiale.

I soggetti più fragili sono stati quelli maggiormente colpiti dall’isolamento e distanziamento sociale. A tal proposito, l’UNICEF ha presentato alla stampa il consueto rapporto annuale “La condizione dell’infanzia del mondo – nella mia mente: promuovere, tutelare e sostenere la salute mentale dei bambini e dei giovani“.

L’acronimo UNICEF sta per “United Nations Children’s Fund“, in italiano “Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia” che si occupa di assistenza umanitaria per i bambini e le loro madri in tutto il mondo e particolarmente nei Paesi cosiddetti sottosviluppati.

Ebbene è emerso che più di 1 adolescente su 7 convive con un disturbo mentale diagnosticato, 89 milioni maschi e 77 ragazze. L’età è compresa nella fascia tra i 10 e i 19 anni. Fra i disturbi più frequenti che raggiungono il 40% emergono l’ansia e la depressione. I tassi più elevati in percentuale di problemi diagnosticati si manifestano in Nord America, Europa Occidentale, Nord Africa e Medio Oriente.

Ogni anno, purtroppo, vengono a mancare per suicidio 46mila adolescenti. Uno ogni 11 minuti e rappresenta una fra le prime cinque cause di morte per la loro fascia d’età. La statistica ci dice che, fra le ragazze comprese nella fascia d’età 15-19 anni, rappresenta la terza causa di morte. Mentre per i maschi della stessa fascia d’età raggiunge il quarto posto tra le cause più comuni di decesso.

In Europa occidentale è la seconda causa di decessi tra gli adolescenti tra i 15-19 anni, con 4 casi su 100mila. Subito dopo gli incidenti stradali, 5 casi su 100 mila. Il rapporto UNICEF viene considerato lo studio più completo sulla salute mentale di adolescenti e di coloro che se ne prendono cura.

Tuttavia, già prima del Covid-19 le problematiche relative alla salute mentale gravavano enormemente su questa fascia d’età. Senza che le Istituzioni preposte investissero significativamente nel settore.

Infatti perdurano ampie disparità tra i bisogni e le necessità oggettive in materia di salute mentale e i finanziamenti destinati. Dal rapporto risulta, globalmente, che i fondi governativi per gli interventi relativi all’igiene mentale raggiungono appena il 2% del totale. Una percentuale irrisoria rispetto alla gravità del problema.

Il direttore generale dell’UNICEF, Henrietta Fore ha dichiarato alla stampa senza mezzi termini: “…Sono stati 18 mesi lunghi mesi per tutti noi, soprattutto per i bambini. Con il lockdown a livello nazionale e le restrizioni di movimento dovute alla pandemia, i bambini hanno trascorso momenti importanti per la loro crescita lontani dagli amici, dalla scuola, dal gioco, fattori importanti dell’infanzia stessa

Henrietta Fore

L’impatto è stato significativo, ma è solo la punta dell’iceberg. Anche prima della pandemia, troppi bambini subivano le conseguenze di problemi non affrontati relativi alla salute mentale. I Governi investono troppo poco per affrontare questi bisogni fondamentali. Non viene data abbastanza importanza alla relazione tra la salute mentale e le conseguenze future sulla vita…”.

Come non essere d’accordo con quest’ultime considerazioni. Anche perché i bambini e gli adolescenti con problemi di salute mentale, saranno gli adulti di domani. Con tutti i relativi costi individuali e familiari che andranno a gravare sulla società nel suo complesso.

Per dovere di cronaca, lo scorso 10 ottobre si è tenuta la giornata mondiale della salute mentale (World Mental Health Day), riconosciuta dal 1992, per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo ad una problematica che, come abbiamo visto, è estremamente seria.

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