Codice degli appalti: da rivedere contro le infiltrazioni mafiose

C’è chi vorrebbe toglierlo per adottare le normative europee notoriamente deboli contro la lotta alle mafie degli appalti pubblici. Bisognerebbe invece irrigidire lo strumento contro gli appetiti della criminalità abolendo il massimo ribasso privilegiando professionalità e imprese di provata fiducia e responsabilità.

Roma – Non c’è accordo sulle nuove norme per velocizzare e far ripartire i cantieri con i fondi del Recovery Plan, così come per il decreto Semplificazioni che dovrebbe essere approvato in settimana.

Sul codice degli appalti, specialmente, le posizioni dei partiti sono diametralmente opposte. A tal punto che Lega e Forza Italia chiedono, addirittura, la cancellazione del codice e l’applicazione della normativa europea. Per gli Azzurri spetterebbero ai sindaci i pieni poteri sulle grandi opere che ricadono nei loro territori.

Di contro il Pd intende togliere il criterio del massimo ribasso per le gare, criticando, peraltro, anche la liberalizzazione dei subappalti e dell’appalto integrato per i rischi di infiltrazioni mafiose e la sicurezza sul lavoro. E su questo punto riteniamo che il partito di Letta abbia ragione da vendere.

Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) Giuseppe Busia, ricorda che bisogna stare attenti a non criticare in toto il codice degli appalti in quanto anziché sospenderlo, come vorrebbe Salvini, sarebbe opportuno modificarlo. In meglio, si capisce e usando il bisturi, non l’accetta, come ha suggerito Busia.

Le direttive europee, infatti, non disciplinano tutti gli aspetti e vi sarebbero pericolosi vuoti normativi su regole essenziali con i funzionari pubblici che, nel deserto legislativo, finirebbero per bloccarsi piuttosto che accelerare le procedure.

Giuseppe Busia

Per non parlare del contrasto alle mafie sul quale le norme europee sono realmente deficitarie. Come si sa il piano Next Generation Ue porterà all’Italia tantissime risorse in tempi molto stretti e la marmellata, si sa, attira gli appetiti delle organizzazioni criminali che, in tale direzione, stanno predisponendo il terreno. Anche politico.

Dunque è necessario adottare le indispensabili difese che non rallentino la spesa, visto che la stessa dovrà essere strumento di innovazione e sviluppo. Anzi è necessario snellire i percorsi e renderli più trasparenti e veloci.

Tentando di limitare, quanto più sarà possibile, la burocrazia che è il vero cancro sociale e fronte di malaffare e corruzione. Proprio per questi motivi è necessaria una Pubblica amministrazione più efficiente e competente. In questo senso l’Anac avrà un ruolo di rilievo nei controlli sui fondi europei in arrivo.

Fra le criticità rilevate nel codice c’è l’eliminazione della soglia massima del 40% di lavori che si possono dare in subappalto. In questa maniera infatti si spalancherebbero le porte alla criminalità. Peraltro sui subappalti la Corte di Giustizia europea si era già espressa chiarendo che le soglie, fisse e generalizzate, contrastavano con la normativa Ue.

Infatti Giuseppe Busia, giustamente, spiega che al di là di questo problema se “la paura legata all’abolizione di un limite fisso si giustifica con il timore dell’infiltrazione criminale o mafiosa dobbiamo riconoscere che, anche il precedente limite del 30%, come quello del 40%, non vanno bene. Non possiamo cioè essere così ipocriti da dire di accettare la presenza delle mafie negli appalti, purché rimanga nel limite del 40% o del 30%”.

Le situazioni da affrontare sono molteplici e proprio ricorrendo alla digitalizzazione diventa possibile controllare anche i subappaltatori, fare verifiche su di loro e senza “tollerare” la presenza di mafiosi nemmeno per il 30%.

Altra questione di vitale importanza è quella di scoraggiare, come nelle direttive europee, il massimo ribasso, privilegiando la qualità di beni e servizi messi in gara. Il criterio del prezzo più basso dunque dovrebbe essere abolito. Il suo utilizzo spregiudicato è stato causa non solo di disastri ma di infiltrazioni devianti con la partecipazione di aziende senza scrupoli.

Dunque maggiore competenza e professionalità nella pubblica amministrazione. Per questo sarebbe opportuno che per ogni 100 milioni da destinare alle opere pubbliche, 500mila euro fossero riservati per assumere nel pubblico tecnici capaci di progettarle e gestirle, afferma con determinazione Giuseppe Busia. E non ha affatto torto.

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