Quella faccia sembra vera ma non c’è

Non stiamo sognando, né siamo vittime di chissà quali malefici: con il naso all’insù ci pare di vedere davvero un volto di uomo che fuma la pipa. Ma se poi volgiamo lo sguardo altrove e torniamo in noi puntando il dito laddove c’era quella strana figura ci accorgiamo che non c’è più. Non siamo diventati scemi: è la pareidolia.

E’ sicuramente capitato ad ognuno di noi di volgere lo sguardo al cielo e notare che le nuvole assumono figure antropomorfiche, ovvero visi umani nelle rocce, volti con la barba che sembrano fumare o situazioni del genere.

Di primo acchito si potrebbe pensare ad un colpo si sole – soprattutto con il caldo straordinario di questi giorni – agli effetti di una sbornia o all’uso di stupefacenti. Niente di tutto ciò, ci ha pensato Lei, Regina Assoluta e Dea Venerata, La Scienza che tutto sa e tutto spiega, a dirci perché vediamo volti umani nelle cose.

Dunque se capita di vedere l’effige di un Santo o della Madonna su qualche pezzo di pane o un ghigno minaccioso tra le nuvole di un temporale, non è dovuto ad allucinazioni o al fatto di avere le traveggole, ma all’inevitabilità del fenomeno.

A chiunque di noi sarà successo di rimanere concentrati a guardare un oggetto qualunque, con lo sguardo fisso su di esso. Ebbene all’improvviso sembra apparirvi un viso, a volte corrucciato, altre malvagio, o invece buffo e allegro. Questo fenomeno, innato nella razza umana, è definito pareidolia, una locuzione che deriva dal greco para, simile, ed eidolon, immagine.

Pareidolia: vedere ciò che non c’è

Ovvero è un’illusione ottica del subcosciente a cui gli scienziati hanno fornito un’accurata spiegazione. Una ricerca dell’Università di Sidney, Australia, ha infatti dimostrato che questo fenomeno della nostra psiche è il risultato del processo evolutivo della nostra specie.

La tendenza istintuale a riconoscere immediatamente un volto, identificandone l’espressione, è servita all’uomo primitivo per comprendere se ci si trovava innanzi ad un ipotetico nemico o a qualcuno mansueto, di cui potersi fidare.

La memoria genetica

Questo meccanismo è diventato talmente pervasivo da divenire una sorta di memoria genetica. Per questo motivo, il cervello può essere ingannato e credere di notare immagini che raffigurano figure umane o parti di esse in oggetti che, in realtà, di umano non hanno proprio nulla. Ad esempio facciate di palazzi, aspirapolveri, macchie sui muri, versanti di montagne in cui sembra di individuare occhi, nasi, orecchie, bocche. A volte, quando la visione è più dettagliata, si pensa di notare anche ipotetici copricapi o acconciature.

C’è da dire che tutto il processo che porta a vedere un viso dove non c’è, dura quanto un frullo del passero. Ma la nostra mente continua ad applicare questo schema, anche quando razionalmente, si prende atto di essere davanti ad un oggetto inanimato. Quello che conta – succede spesso nella vita individuale e di relazione – è la prima impressione. Proprio come durante l’età scolastica, l’esito della prima interrogazione a cui venivamo sottoposti, era l’occasione di darsi un’immagine positiva o negativa.

Il meccanismo neuronale che provoca la pareidolia è talmente collaudato che è impossibile fermarlo. Quindi dobbiamo rassegnarci: vedremo sempre su qualsiasi cosa forme facciali e saremo portati a identificarne l’espressione. L’istinto innato di stare in allerta, se pensiamo di trovarci di fronte ad una potenziale minaccia e rilassarsi se quell’immagine sembra una persona amica con finti sorrisi o smorfie divertenti, resterà tale e resisterà anche alla tecnologia.

Anche le nuvole rifiutano i due leader

Chiosa finale: se è un fenomeno che riguarda tutti gli esseri umani, una domanda sorge spontanea: quali immagini riescono a scorgere nelle nuvole, tra le montagne o quant’altro, personaggi politici come i due Matteo nazionali: Renzi e Salvini?

Restiamo in fiduciosa attesa di una risposta, nella speranza che visioni e risposte non siano campate in aria!

                                         

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