NATI TRA LE NUVOLE: CITTADINI DI DOVE?

SECONDO UNA RECENTE RICERCA AMERICANA SONO 74 I BAMBINI NATI SUI VOLI AEREI NEGLI ULTIMI 90 ANNI. SUL PASSAPORTO DI UNO DI LORO C’E’ SCRITTO “NATA IN CIELO”.

“Forza signora, non si fermi ora, spinga e respiri, vedo la testa!”. No, non siamo in una sala parto e non è un’ostetrica o un ginecologo ad incitare una partoriente, bensì una hostess. Sì, avete capito bene, perché, seppur sia un caso limite, può verificarsi un parto pretermine (prima della trentasettesima settimana) nel bel mezzo di un volo aereo.

In questi casi qual è la nazionalità del nascituro?

Emblematico è il caso di Debbie Owen, che al settimo mese di gravidanza, a bordo del volo British Airways BA078 diretto dal Ghana a Londra, diede alla luce la sua seconda figlia, il 2 novembre 1990. Mentre il dottore olandese Wym Bakker, uno dei passeggeri, controllava lo stato di salute della madre e della neonata, il comandante chiese alla donna che nome volesse dare a sua figlia. Lei rispose “Shona Kirsty Yves”, le cui iniziali, S.K.Y., compongono la parola “cielo” in inglese.

Sul precedente passaporto di Shona c’era scritto “il possessore è nato su un velivolo, 10 miglia a sud di Mayfield, nel Sussex”, in quello attuale, c’è scritto “in mare”. Shona, intervistata dal Corriere della sera nel febbraio 2016, ha dichiarato di essersi informata e di avere scoperto che non esistono statistiche aggiornate, in quanto nessuna compagnia aerea o istituzione ha un registro di queste nascite particolari. E così la giovane inglese ha iniziato una ricerca personale di sei mesi basata sull’analisi di archivi di quotidiani, durante il master all’università Goldsmiths di Londra. Dai dati è emerso che ci sono almeno 49 persone nate in volo dal 1929 fino al momento dell’intervista: la prima è stata Airlene, nata il 26 ottobre 1929 a bordo di un Fokker trimotore sopra i cieli di Miami; una delle ultime nate è stata Chloe, il 14 ottobre 2015, sul volo Calgary-Tokio.

Una diversa stima, invece, è stata fatta per la prima volta dal dottor Travis Heggie della Bowling Green State University in Ohio e pubblicata a giugno 2019 sul Journal of travel Medicine. Secondo tale documento, tra il 1929 e il 2018, sono stati dati alla luce su voli commerciali 30 bambine e 30 bambini, mentre per i restanti 14 non è stato precisato il sesso. Il 77% di loro è nato su voli internazionali, mentre il 23% su tratte interne. L’83% delle nascite è avvenuta tra il 2000 e il 2019, la metà dei casi è stata registrata negli ultimi otto anni. Due delle 74 donne non era al corrente di essere in stato interessante. Nel 45% dei casi era presente un medico tra i passeggeri, nel 16% vi era un’infermiera. In quattro casi hostess e steward hanno ricevuto istruzioni via radio, mentre in rari casi se ne è occupato direttamente uno studente di medicina.

Tutte esperienze sorprendenti ed emozionanti, che denotano però la grave assenza di personale medico a bordo. Le compagnie si affidano, in realtà, alla stima statistica che nei voli internazionali ci sarà, con l’85% di probabilità, almeno un medico che sarà in grado di assistere ad un eventuale parto. Manca anche il materiale adeguato: in alcuni casi per sterilizzare gli strumenti sono stati utilizzati whisky, vodka o scotch. Lacci di scarpe per annodare il cordone ombelicale e delle cannucce per effettuare una tracheotomia. In 19 casi l’aereo è stato dirottato verso un altro aeroporto a causa della situazione di emergenza. Dirottare un aereo in volo ha un costo medio, pare, di circa 100.000 euro.

Ci sono stati anche, purtroppo, alcuni neonati non sopravvissuti, uno dei quali è stato ritrovato, il 25 luglio del 2018, avvolto nella carta igienica ed abbandonato nel wc, al termine del volo AirAsia da Imphal a Nuova Delhi. La madre, una diciannovenne atleta professionista di taekwondo, è stata arrestata.

Non è stata approntata, effettivamente, negli anni, una linea coerente e unitaria sulle raccomandazioni da fornire alle donne in gravidanza intenzionate a viaggiare su un aereo: i consigli si sono sempre limitati al suggerimento di una completa astensione oppure all’indicazione di un’assenza di pericolo fino alla trentaseiesima settimana, con tanto di certificazione medica indicante la data presunta del parto.

Anche sul volo Alitalia MD 11 da Bombay a Roma, il 3 novembre 1997, nacque un bambino. Secondo le leggi sulla navigazione italiana, il comandante del velivolo, che durante il tragitto esercita anche le funzioni di ufficiale di stato civile, è tenuto ad annotare immediatamente l’evento sul giornale di bordo, ai sensi dell’art. 835 del codice della navigazione, e a trasmettere tale dichiarazione al direttore dell’aeroporto o all’attività consolare competente, una volta atterrato.

Tenendo in considerazione elementi fondamentali quali la nazionalità dei genitori, dell’aereo e la natura civile o militare dello stesso, un bambino nato in queste particolari circostanze potrebbe, teoricamente, acquisire una o più delle seguenti cittadinanze: a) la cittadinanza del Paese di provenienza del padre, se quel paese applica lo ius sanguinis; b) la cittadinanza di provenienza della madre, se quel Paese, diverso da quello del padre, applica lo ius sanguinis c) la cittadinanza del Paese in cui l’aereo si trova, ovvero l’aeroporto di partenza o di arrivo, oppure lo spazio aereo o marittimo che sta sorvolando, se il Paese in questione applica lo ius soli; d) la cittadinanza del Paese al quale l’aereo appartiene se il velivolo è militare, oppure se è civile e si trova in uno spazio aereo internazionale e il Paese della compagnia aerea applica lo ius soli.

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