Tortuosa e in salita la strada per il lobbying

Gli interessi in gioco sono tanti e c’è chi fa il furbo affinché nulla cambi. Mentre sembravano tutti d’accordo sul testo base della legge che evita situazione di pressione da parte di gruppi che influenzano le decisioni della politica il solito bastone fra le ruote ha stoppato l’iter parlamentare della proposta. La regia, anche stavolta, è del Pd. Senza trasparenza questo Paese non va avanti.

Roma – Il 3 Agosto di quest’anno è stato approvato il testo base sul “lobbying” in Commissione Affari Costituzionali. L’elaborato ha unificato le tre proposte di legge del Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Italia Viva. Si è trattato di un primo passo verso un traguardo storico, che rischia però di disperdersi per le solite scaramucce politiche incomprensibili, dal sapore amaro ed inquietante.

Letta e Renzi

Infatti mai fino ad ora una normativa sul lobbying aveva superato lo scoglio iniziale. C’è anche da dire che le regole sono pochissime e gran parte di esse si applicano per gli eletti alla Camera dei deputati, le uniche regole esistenti sono valide solo proprio per questa categoria di onorevoli.

Al contrario il Senato non ha nessuno strumento ad hoc. Una legge che regolamenti il lobbying è di vitale importanza perché potrà definire tutte quelle situazioni in cui un gruppo di pressione (lobby) utilizza diversi strumenti per influenzare le decisioni prese dal mondo politico.

Per esempio una pratica ampiamente diffusa riguarda senatori e deputati che, una volta lasciato il Parlamento, diventano loro stessi lobbisti o assumono incarichi di grande importanza presso imprese e banche, proprio in forza della competenza acquisita durante il periodo trascorso in seno al Governo o durante la loro attività parlamentare.

Deborah Bergamini

Tale strumento non si deve confondere con il conflitto d’interessi che nasce in tutti quei casi in cui, durante il proprio mandato, un titolare di cariche di governo, dal Presidente della Repubblica al semplice deputato, ricopre un ruolo pubblico incompatibile con il proprio tornaconto.

E’ di tutta evidenza, onde evitare episodi di corruzione, l’importanza di una normativa che assicuri trasparenza, soprattutto adesso che si devono utilizzare i fondi messi a disposizione dal Next Generation EU. Qualcosa, però, è inaspettatamente accaduto: il governo Draghi, tramite il sottosegretario Deborah Bergamini, aveva espresso parere favorevole ma al momento di votare la proposta in Commissione Affari costituzionali FI, Lega ed IV, si sono espressi contro. Che cosa è successo?

Nulla, il solito strappo e sempre all’interno della maggioranza. A suscitare polemiche e divisioni è stata la proposta di legge sul contrasto all’attività di lobbyng presentata dal Pd, vatti a sbagliare, e portata in Commissione dalla relatrice Vittoria Baldino. Gli interessi in gioco, ovviamente, non sono bruscolini.

Vittoria Baldino

Nel merito la parte della proposta che è sembrata eccessiva è quella riguardante il lasso di tempo che deve trascorrere dalla fine del mandato parlamentare per potere svolgere l’attività che si ritiene più opportuna. Il punto dolente riguarda una disposizione perentoria per i componenti di Parlamento e Governo: questi non possono svolgere per “tre anni” attività di lobbying, dalla cessazione dell’incarico istituzionale. 

Considerate le forti resistenze, manco a dirlo, la proposta è stata riformulata opponendo il divieto per i membri del Parlamento e del Governo a “un anno dopo” il termine del mandato. Stesso periodo vale per i presidenti, assessori, consiglieri regionali e gli amministratori di città con più di 300 mila abitanti, nonché i membri delle autorità indipendenti, compresa la Banca d’Italia.

Nonostante l’apparente impegno e le non poche discussioni sono rimaste irrisolte alcune problematiche, sempre all’interno della maggioranza, che hanno di fatto stoppato l’approvazione dell’iter legislativo. Inutile nasconderlo, la trasparenza è un tema fondamentale.

La riforma del lobbying e del conflitto di interessi può, di primo impatto, non sembrare il tema più scottante dei nostri giorni ma è evidente come il vero cambiamento del Paese non possa che passare attraverso una profonda riforma delle nostre istituzioni. Cammino lungo e tortuoso.

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