Lockdown: grazie da tutte le specie animali

La restrizione ha permesso di ridisegnare il rapporto uomo-natura. Alcune specie non vedendo in giro gli esseri umani si sono spinte verso le città per una ricognizione. Altre specie che vivono immerse sono state localizzate in luoghi dove non erano mai state avvistate. Sotto certi aspetti la restrizione in casa ha limitato di molto il bracconaggio con grande sollievo per volatili e selvatici terrestri. La natura si è riappropriata dei suoi territori, facciamo in modo che non fugga via.

Roma – Quando è scoppiato il bubbone del Coronavirus con tutti i relativi danni che conosciamo, per mitigarne i rischi, è stato adottato il blocco delle attività umane: il lockdown. Il drastico provvedimento, da cui è scaturita un’alterazione delle relazioni tra l’uomo e la natura, è stato definito da alcuni scienziati “Antropausa“: il rallentamento delle attività umane su scala planetaria, considerato in relazione agli effetti sugli equilibri ambientali.

Nonostante numerosi studi scientifici siano ancora controversi sulla relazione in questione, alcuni report hanno comunque segnalato l’osservazione di specie inusuali. A dimostrazione che gli animali hanno rapidamente risposto alla riduzione della presenza umana: il fenomeno è stato riscontrato come effetto immediato della Natura che ha ripreso i suoi spazi.

C’è da dire che alcune specie di animali sono da sempre a contatto con l’uomo. Basti ricordare passeri, piccioni, topi, ratti. Le specie inusuali sono state notate per il semplice fatto che molte persone stando a casa e avendo molto tempo libero hanno potuto osservare ciò che prima sfuggiva al loro sguardo poco attento. E’ il caso dell’aquila reale in volo nel cielo di Milano.

Esemplare di Aquila Reale avvistata sul cielo di Milano

Inoltre il calo dell’inquinamento acustico ha consentito l’osservazione di specie non udibili in quanto sovrastate dai rumori urbani. L’assenza di attività umana nei porti ha prodotto in primis acque più chiare ed in seguito questo fatto positivo ha consentito di notare squali e delfini in luoghi prima impensabili.

Non avere gli umani tra le scatole per molte specie animali ha modificato i ritmi circadiani. Ad esempio i mammiferi tendono ad avere attività crepuscolare/notturna negli ambienti antropizzati, proprio perché disturbati dalle attività dell’uomo e cercano di evitarlo.

Il lockdown ha incoraggiato molte specie ad essere attive anche durante il giorno. Infatti sono stati osservati lupi, caprioli, daini in pieno giorno nei campi e a bordo strada. Altre specie animali, come i rospi, con la forte riduzione di veicoli nelle strade da essi attraversate, hanno subito una mortalità inferiore e si sono riprodotti in gran numero poiché l’attraversamento delle strade avviene proprio per la ricerca di pozze d’acqua dove mettono al mondo i loro piccoli.

Ci sono state, però, anche specie animali che hanno molto sofferto l’assenza dell’uomo. Ci riferiamo a gabbiani, piccioni, ratti che non hanno più potuto usufruire degli scarti di cibo. All’opposto alcune specie che vivono in aree remote non antropizzate e molto selvagge, vittime di bracconaggio, ad esempio rinoceronti ed elefanti in Africa.

La sospensione delle attività umane ha riguardato anche quelle attività di protezione della natura, monitoraggio, sorveglianza e gestione degli habitat. A tal proposito uno studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista scientifica Biological Conservation ha evidenziato che nel 75% dei parchi nazionali e regionali le attività sono state interrotte.

Mentre nel 44% dei casi è stata arrestata la continuità di azioni già iniziate, come il contenimento di specie invasive e la protezione di specie minacciate con l’alto rischio di vanificare il lavoro svolto fino a quel momento.

La pandemia ha avuto effetti su emissioni, digitalizzazione e investimenti sostenibili.

Secondo gli studiosi, dal punto di vista della conservazione delle specie animali, il lockdown potrebbe essere considerato un esperimento globale da cui trarre solo gli aspetti positivi. Senza dimenticare l’insegnamento da trarre dalla pandemia, ovvero quanta influenza abbiamo noi noi esseri umani sull’ambiente in cui viviamo, nel bene e nel male. 

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