Il via vai delle casacche è una iattura

Mai come quest’anno si è registrato un numero cosi alto di diserzioni dalle urne. Negli ultimi due anni è aumentato anche il numero dei transfughi. Cambiare partito, specie quando non si sono consultati i propri elettori, significa farsi gli affaracci propri. E di esempi, in questo e nel governo precedente, ce ne sono a bizzeffe. Alle politiche vi voglio vedere…

Roma – I migranti non sono soltanto i disperati che sbarcano a Lampedusa. Ce ne sono di altri che non hanno bisogno di scafisti per fuggire da guerre fratricide o dai regimi dei Taleb. Sono uomini e donne, molto più fortunati, che seguono il vento per conservarsi la poltrona, quanto più a lungo è possibile.

Analizzare i fenomeni migratori in politica non è cosa semplice anche se importante, almeno per comprendere il motivo della fluttuazione elettorale. Parlare poi di astensione è ancora più problematico. L’aspetto peggiore, infatti, è il disinteresse generale dei partiti verso questa forma di disaffezione che rischia di provocare guai grossi.

I partiti molto spesso effettuano un generico esame del fenomeno di allontanamento dalle urne, ma solo quando parte la campagna elettorale o, di rado, durante un ballottaggio, per verificare se sia possibile ripescare elettori che hanno abbandonato il campo.

Un partito che ha perso molto, sotto tutti i punti di vista, è il M5s, alfiere fino a qualche anno addietro dell’antipolitica della Vaffa-day. I pentastellati, infatti, dovrebbero stare in campana e analizzare l’allontanamento dei cittadini dalle urne, specie nei ballottaggi dai quali è stato escluso il Movimento che fu di Grillo.

Ma il “non voto” è divenuto un modo di esprimere il proprio dissenso verso tutti i partiti, divenendo proprio per questi motivi scelta ben definita e dunque “antipolitica”. E’ facile intuire che il vero vincitore dei ballottaggi sarà, pertanto, ancora una volta l’astensionismo. Se è vero come è vero che la fuga dai seggi ha riguardato poco più del 50% degli elettori tutto fa prevedere che lunedì pomeriggio, quando si faranno i conteggi, la forbice si allargherà. Speriamo di sbagliarci.

Del resto se la sono voluta. Basta ricordare quella famosa puntata di “PiazzaPulita” per trovare una spiegazione al disamore dei cittadini nei confronti di una politica le cui opposte fazioni si combattono a colpi di calunnie, diffamazioni, mezze verità ed altre contumelie che trasformano il confronto in una pattumiera.

Questi avvenimenti influiscono negativamente sullo spettatoreelettore e sulla sua già scarsa propensione al voto tanto da convincerlo sull’inutilità di andare alle urne nella convinzione che il luogo comune “sono tutti uguali e dunque non cambierà mai nulla” si è trasformato in amara verità.

Guido Crosetto prima della fuga

Specie negli ultimi anni tutte le trasmissioni che affrontano problemi politici e sociali sono schierate da una certa parte politica in maniera sfacciata. E non ce n’è una che non strumentalizzi gli argomenti affrontati, in un modo o nell’altro. Il palese schieramento e i soliti personaggi, da anni sempre gli stessi, che conducono le diverse puntate oltre agli ospiti, anche questi volti noti da almeno un decennio, non fanno altro che sensibilizzare l’opinione pubblica in senso deleterio influenzandone le scelte politiche. Soprattutto quella di starsene a casa a seggi aperti.

Tanto per fare un esempio: “…Quando tutti sparano su persone che non si possono difendere non è giornalismo. Ho sbagliato a venire. Mi scuso ma me ne vado…”. Così Guido Crosetto abbandonava “in diretta” lo studio di PiazzaPulita dopo la messa in onda dei noti servizi sulla vicenda di FdI documentata da Fanpage. Un servizio esploso ad orologeria che comunque ha influenzato l’elettorato seppur in minima parte.

Corrado Formigli

Il conduttore Corrado Formigli ha ricordato di aver invitato più volte Giorgia Meloni senza ricevere risposta dalla leader di Fratelli d’Italia. Mentre l’ex sottosegretario alla Difesa ha poi motivato nuovamente la sua fuga dallo studio in un altro tweet:

“…Non dividetevi, come al solito, tra squadre di tifosi per commentare il mio gesto – ha scritto Crosetto non ha nulla di politico. È altro. Riguarda il modo di fare le cose. Anche di contrapporsi. Mi è costato molto farlo e ho deciso 5 minuti prima di alzarmi. Mi scuso con PiazzaPulita…”. Contento lui.

In sostanza Crosetto, che ha abbandonato la politica ma non FdI di cui è fondatore, ha poi aggiunto altre note sulla sua comparsata in tv: “…Fino adesso vi è stato un plotone d’esecuzione nei confronti di Giorgia Meloni e del centrodestra. Non voglio fare la foglia di fico. Non so che cosa ci faccio qui. La saluto mi scuso e me ne vado…”.

Crosetto si alza e se ne va.

Non ci chiediamo se sia stato giusto o meno il comportamento del personaggio in questione ma dobbiamo evidenziare che la politica ha davvero raggiunto livelli da scendiletto. Dunque non lamentiamoci se gli italiani rifuggono dalle urne. E andrà sempre peggio se il confronto non tornerà a livelli accettabili e più dignitosi. In molti criticavano le trasmissioni di Barbara D’Urso. In qualche occasione si è fatta più politica autentica nelle sue sceneggiate di quanta non se ne sia fatta negli studi più blasonati delle reti pubbliche e private. Ed è tutto dire.

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