Ottobre alle urne: ormai è deciso. Da oggi alt senza lasciapassare per bar e ristoranti

Non più dilazioni nemmeno per eventuali problemi di pandemia e si voterà in tutta sicurezza. Il capo del Viminale ha stabilito alle date dunque le danze sono aperte. Le proiezioni indicano il sorpasso della Meloni sul podio più alto mentre Berlusconi rilancia la federazione di centro-destra nel tentativo di convincere all’accordo Fratelli d’Italia. Pd e M5s concorreranno insieme e da separati in casa. A seconda delle liste che si presenteranno in certe città piuttosto che in altre.

Roma – Parlamento in subbuglio: continui gli spostamenti delle date per le prossime elezioni a causa della pandemia. Dopo estenuanti trattative sul filo del rasoio con chi propendeva di andare a votare in qualunque condizione e con chi, invece, invitava ad essere cauti. Alla fine delle diatribe sono state individuate le date per le elezioni amministrative che sarebbero dovute avvenire già nel marzo scorso. Il virus poi con il suo aumento dei contagi le aveva rinviate.

L’autunno porterà la quarta ondata di Covid

Per questi motivi, onde evitare ulteriori dilazioni, il consesso parlamentare ha deciso di superare l’estate, anche a causa della quarta ondata pandemica prevista per fine ottobre, dopo i ritorni a scuola degli studenti e dei tifosi negli stadi. Le infezioni, infatti, corrono per effetto delle varianti, anche se per ora tutte le regioni dovrebbero rimanere bianche. Con Sicilia, Lazio, Veneto e Sardegna che rischiano il giallo.

Il Cts ha consigliato di dotare i seggi elettorali di gel e schermi in plexiglass, per evitare il contatto diretto tra elettori e scrutatori. Le schede dovranno, comunque, essere contate dagli scrutatori indossando i guanti.

Al voto andranno 1.162 comuni, tra i quali 9 Comuni sciolti per fenomeni di condizionamento e infiltrazione di tipo mafioso. Le sfide principali, tra i candidati alla poltrona di primo cittadino, riguardano le città di Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli. Resta ancora aperta la partita sulla data per le regionali, come in Calabria, ma probabilmente si arriverà ad un election-day che comprenderà anche le amministrative.

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha firmato il decreto, stabilendo che si voterà domenica 3 e lunedì 4 ottobre, mentre l’eventuale turno di ballottaggio, per l’elezione diretta dei sindaci, è previsto per domenica 17 e lunedì 18 ottobre.  In tal modo oltre 12 milioni di cittadini andranno alle urne per eleggere i sindaci, a cui si aggiungeranno quelli delle regioni a statuto speciale, come il Friuli Venezia Giulia.

A Roma la sfida elettorale riguarda il sindaco uscente Virginia Raggi (M5S), Carlo Calenda (leader di Azione), Roberto Gualtieri (Pd) e l’unico candidato di centrodestra Enrico Michetti.

A Milano Giuseppe Sala cerca di difendere la propria poltrona, che è insidiata dal candidato del centrodestra, il primario di Pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli Luca Bernardo. Altri candidati sono: Mauro Festa, del Partito Gay per i diritti Lgbt+; Gianluigi Paragone, parlamentare e leader di Italexit; Gabriele Mariani, che si presenterà con le liste Milano in Comune e Civica Ambientalista; Bianca Tedone di Potere al Popolo. Ancora sconosciuto il nome del candidato pentastellato. Ma si saprà a breve.

A Napoli si confronteranno per la successione a Luigi de Magistris, l’ex ministro dell’Università Gaetano Manfredi candidato di tutto il centrosinistra. Ha confermato la sua candidatura Antonio Bassolino, ex Sindaco e già Presidente della Regione Campania. C’è poi Catello Maresca, Pm “anticamorra”, candidato civico che ha attratto le attenzioni del centrodestra, non ricambiate. C’è inoltre Alessandra Clemente e Sergio D’Angelo, sostenuti rispettivamente da De Magistris ed il secondo da un gruppo di intellettuali.

A Bologna la poltrona di sindaco è contesa tra Fabio Battistini e Matteo Lepore. Nella città di Torino, invece, il sindaco Chiara Appendino non si ripresenterà, così la sfida riguarderà Stefano Lorusso, candidato del centrosinistra, l’imprenditore Paolo Damilano e Valentina Sganga, capogruppo in comune del M5s, che ha vinto recentemente le primarie web

L’approvazione del decreto che disciplina il certificato verde digitale per scuole e trasporti è realtà. Il provvedimento prevede l’obbligo del Green Pass per i docenti, per gli studenti universitari e per chi viaggia con trasporti a lunga percorrenza. 

Da oggi scatta l’obbligo del certificato verde per poter avere accesso ad alcuni servizi come locali al chiuso, cinema, teatri e musei. Il nuovo Dl Covid, il secondo dedicato al Green pass, completerà il quadro dell’introduzione della certificazione verde avviata con lo scorso decreto che dal 6 agosto stabilisce l’obbligo della certificazione anti-Covid19 per accedere a ristoranti, musei, piscine, spettacoli aperti al pubblico, sagre, fiere, convegni e congressi, centri termali, parchi tematici e di divertimento.

Il personale della scuola e dell’università, “al fine di garantire la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione in presenza del servizio essenziale d’istruzione“, dovrà avere ed esibire a richiesta il Green pass.

Il mancato rispetto delle disposizioni è considerata assenza ingiustificata e, a decorrere dal quinto giorno di assenza, il rapporto di lavoro verrà sospeso e non saranno dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato. Cosi come previsto nel decreto.

Sul tema trasporti si va verso l’aumento della capienza dei trasporti a lunga percorrenza, a cominciare dai treni. L’orientamento emerso è quello di aumentare la capienza dal 50% all’80% dei posti disponibili. Per la lunga percorrenza la misura entrerà in vigore il 1 settembre anche se durante la cabina di regia si è valutato di anticipare l’inizio della sua attuazione al 20 agosto.

Il certificato verde, sui traghetti, non sarà necessario per i viaggi intra-regionali. E’ ancora in discussione se escludere dall’obbligo i traghetti che attraversano lo Stretto di Messina. Per quanto riguarda gli autobus i contorni dell’obbligatorietà del Green pass sono in via di definizione: l’ipotesi è che valga per i viaggi in autobus che attraversano due regioni.

Per i clienti degli alberghi che vogliono accedere ai ristoranti e ai bar al chiuso nelle strutture non ci sarà invece l’obbligo del green pass. Ma non è finita qui.

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