ROMA – RENZI ALLA CARICA: UNO PER TUTTI O TUTTI PER DRAGHI. CHE SFIGA

Un governo tecnico in questo momento distruggerebbe economia e speranze di ricrescita. Pensare alle urne non è blasfemo come dice Renzi. Al contrario significa sperare in un futuro migliore rinforzando i principi democratici del Bel Paese.

Roma – Crisi, rimpasto, voto. Si fa fatica a seguire un filo logico nella politica italiana, questa non è una novità. Nemmeno di questi tempi, quando servirebbe un po’ più di coerenza, riusciamo a smentirci e infatti arriva l’ennesimo colpo di scena in quella soap opera che è diventata il Parlamento: Matteo Renzi, galvanizzato come non mai, rinnova la minaccia della crisi di Governo.

Il leader di Italia Viva lancia l’attacco al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte proprio all’indomani dell’accordo raggiunto al Consiglio Europeo sul Recovery Fund, definito da Conte “storico” e che dovrebbe permettere all’Italia di spendere oltre 200 miliardi di euro per la ripresa post Covid. Ma sarà proprio cosi?

Matteo Renzi alla carica

E proprio sul Recovery Fund, infatti, si apre il terreno dello scontro quando è spuntata la famigerata task force:  “...Vedete, se Conte è tranquillo su di me è solo per un motivo: crede che io sia quello che urla al lupo, al lupo – ha affermato Renzi ma se arriva in fondo con questa idea delle task force sui fondi europei, capirà che non è così. Mi sono fermato a febbraio per il Covid, ho lasciato stare la questione della sfiducia a Bonafede perché il Paese aveva altre urgenze. Ora su questo non mi fermo”.

Conte e Renzi: è scontro

Ma Renzi, ormai a viso aperto, è un fiume in piena: “…Ci sono 200 miliardi di euro che appartengono ai nostri figli – ha aggiunto Renzi che noi prendiamo in prestito aumentando il debito pubblico e che servono per il futuro dell’Italia. Non accetto che qualcuno voglia spenderli alla chetichella, senza passare dal Parlamento. E non accetto che qualcuno possa esautorare il Governo con task force e poteri sostitutivi...”. 

Riparte dunque il tormentone del “così non si va avanti” che durerà come un “gatto in tangenziale” per poi ripresentarsi alla bisogna magari in campagna elettorale. O Conte farà chiarezza, dunque, oppure potrebbe alzarsi il sipario della crisi. Questione di tempo.

Solo ricordi                                                                                                                                            Foto CdS

In questo scenario fatto di continui riposizionamenti, giravolte e salti mortali, i partiti sembrano volersi ritagliare velocemente un ruolo: i Cinque Stelle, ancora partito di maggioranza ormai ridotto al lumicino, sembrano versare in uno stato di perenne confusione, provati da screzi interni, spaccati in fronde opposte – chi più orientato a destra e chi a sinistra – in un desolante stato di disfacimento. Il partito del “cambiamento” si perde dietro i pezzi, in un fuggi fuggi di esponenti imbarazzante. Un default senza precedenti.

Il PD, dal canto suo, appare in uno stato quasi catatonico, spaccato tra chi appoggia Renzi, i seguaci di Conte e coloro che trovano più saggio rimanere in silenzio ed attendere. Il centrodestra, infine, pare sprofondato in un letargo abissale, salvo qualche comparsata in Parlamento dei soliti leader le cui parole grosse appaiono più sterili tentativi per ricordare agli elettori la propria esistenza che reali segni di contrapposizione all’esecutivo.

Mario Draghi

Difficile quindi prevedere a che cosa porterebbe un eventuale voto sulla fiducia ma, secondo Renzi, il risultato sarebbe scontato: “Senza di noi, o Conte governa con i fuoriusciti di Forza Italia, ma è difficile, oppure si arriva a un esecutivo tecnico con Draghi o chi per lui”. E proprio su Mario Draghi, pare che la destra potrebbe appoggiarne la leadership. D’altro canto, dalle ultime dichiarazioni, sembrerebbero pronti per un dialogo con Conte, senza sbilanciarsi troppo.

Invece, alla parola “rimpasto” Renzi inorridisce: “Guai a voi se qualcuno evoca di nuovo il rimpasto di Governo. Stop, fine, non ci interessa più”. E rincara la dose affermando che nelle ultime ore il capo di Italia Viva pare stia ricevendo innumerevoli telefonate su questo fronte: “Gente di sinistra-sinistra, autorevoli esponenti dei comitati del No al referendum del 2016, persone con cui ho battagliato per anni e che adesso mi chiedono non ti fermare, non accettare questo esproprio dei poteri del Parlamento e del Governo.

Se stessero davvero così le cose, il Conte 3 sarebbe irrealizzabile; mancherebbero i numeri. E su questo Renzi, e non solo lui, sembra sicuro quindi le ipotesi porterebbero al solito Governo tecnico che esce dal polsino nei momenti più bui del Paese. Un governo del lavoro-sporco a cui demandare il varo di leggi-schifezza come quelle che si sono succedute in questi casi.

Goffredo Bettini

Il voto? Risponde Goffredo Bettini, consigliere politico del segretario del PD Nicola Zingaretti: “Se l’attuale esecutivo dovesse implodere, per ragioni interne e non a causa dell’opposizione, sarebbe secondo me impossibile continuare la legislatura con altre soluzioni. Nessuno sarebbe più in grado di mettere in piedi ipotesi credibili. A quel punto ritengo inevitabili le urne.

Per Renzi invece il voto anticipato è impensabile: “…Se mai dovessimo arrivare alla crisi, si parla con le istituzioni, non con i commentatori – chiosa l’ex segretario del Pdla bussola per il Presidente della Repubblica è la Costituzione. E la Costituzione dice che si verifica se c’è una maggioranza in Parlamento. Forse non lo sapremo mai, perché Conte decide di fermarsi prima. Lui, perché io stavolta non mi fermo”. Letto, confermato e sottoscritto.

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