Fratelli coltelli: Salvini e Meloni ai ferri corti

E mentre i due leader si combattono anche in Europa per qualche consenso trasversale in più nella politica interna Fratelli d’Italia rischia l’ennesimo buco nell’acqua. Specie per l’approvazione della legge di Bilancio. Il premier tira dritto per la sua strada tentando la carta della fiducia e di un maxi-emendamento per la normativa finanziaria che filerebbe liscia al traguardo senza dibattito in aula.

Roma – Il malessere tra Meloni e Salvini si concentra in Europa, dove si cercano alleanze per potere estendere la propria leadership in Italia. Infatti il progetto del leader leghista è quello di sganciarsi dall’imbarazzante matrimonio con la destra estrema tedesca di Afd, per far nascere un nuovo gruppo europeo che possa pescare consensi tanto dal Ppe quanto dai Conservatori.

L’alleanza sovranista europea di Salvini, un vecchio progetto

Ma proprio l’alleata della Lega in Italia ha fatto saltare il piano del Carroccio. Fratelli d’Italia oggi ha un ruolo guida nel gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei mentre entrando nella nuova coalizione del buon Matteo finirebbe, numeri alla mano, per diventare una piccola costola del partito di via Bellerio.

Così la guerriglia continua senza esclusione di colpi. Tutto nasce dalla decisione dei polacchi di non aderire al gruppo unico che dovrebbe comprendere, fra gli altri, la Lega e tutto il rassemblement National di Marine Le Pen e di Viktor Orbán.

I leghisti sono furiosi e addossano ogni responsabilità a Fratelli d’Italia per avere boicottato il progetto di Salvini lavorando ai fianchi dei polacchi di Morawiecki, offrendo loro addirittura la presidenza del gruppo ECR. Così è proprio sul tema della collocazione europea che si consuma il consueto scontro tra i due leader del centrodestra italiano.

Mateusz Morawiecki

Il siluro che arriva in una nota ufficiale del Carroccio è pesantissimo: “La Lega continua a impegnarsi per un centrodestra vincente e alternativo alla sinistra in Italia e in Europa. E’ necessario che i tempi maturino e che vengano superati egoismi e paure”.

Anche se nel comunicato non viene nominata né la Meloni, né il suo partito, è chiarissimo che il riferimento ad “egoismi e paure” è rivolto a FdI. Intanto l’attacco della bella Giorgia alla maggioranza che sostiene Draghi non si fa attendere. In conferenza stampa la leader dell’opposizione annuncia che gli emendamenti alla manovra di Bilancio saranno circa 800. Tanto per cambiare.

Ancora una volta la pasionaria di FdI definisce intollerabile l’atteggiamento del governo nei confronti del Parlamento. “…Sono colpita dall’assoluto silenzio stampa di questo comportamento del governo verso il Parlamento denuncia Giorgia Meloni che ormai è come se non esistesse…”.

Fratelli d’Italia, al centro Ignazio La Russa, inaugurazione di un circolo territoriale

Nello stesso tempo la parlamentare di destra fa notare che a fronte degli emendamenti presentati da FdI, la maggioranza ne ha presentati ben 6290, un segnale inequivocabile della mancanza di coesione e forse anche di fiducia verso una manovra che, sempre secondo Meloni, è “senza nessuna visione”.

L’enorme numero di emendamenti presentati dalla maggioranza sarebbe, infatti, la prova che i partiti che ne fanno parte giocano più ruoli e che non sarebbero così convinti nel merito della nuova legge di Bilancio proposta dal governo. In effetti la presentazione delle modifiche al testo è solo una strategia per alzare il prezzo sulle richieste dei partiti di area governativa. Niente di più.

Qualora su determinati temi qualcuno rimanesse a bocca asciutta scatterebbe in Parlamento la babele più assoluta con alleanze inedite. Questo è lo spauracchio maggiore che serpeggia in FdI che teme di essere isolato o strumentalizzato dalla forza numerica degli altri partiti. La possibilità, poi, che la manovra arrivi blindata o, in ultima ipotesi, sottoposta alla fiducia, rende tutto più nevrotico.

Mario Draghi tira dritto per la sua strada

Ma l’intenzione di Draghi è proprio quella di convogliare in un maxi-emendamento gli aggiustamenti più importanti alla legge di Bilancio che la maggioranza approverebbe in Parlamento con la fiducia. In pratica senza alcun dibattito in aula.

L’impressione è che Draghi, terminati gli incontri con i partiti sulla manovra, si prepari al compromesso sulle istanze più importanti, accontentando quasi tutti. Con il beneplacito dell’opposizione.

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