ROMA – MAGGIORANZA ZOPPA IN CERCA DI STAMPELLE: ELEZIONI PIU’ VICINE?

Mentre Conte cerca sostegni raschiando il fondo del barile, le opposizioni chiedono le elezioni al presidente Mattarella. Certo con queste prerogative a breve il governo potrebbe non farcela.

Roma – Fra pregiudizi e veti incrociati caos e incertezza regnano sovrani nella maggioranza. Specie dopo la decisione di Renzi che è riuscito, in un colpo solo e con due ministri dimissionari, a fare convergere contro di lui tutti gli stati d’animo più nefasti.

Negatività queste che hanno certamente offuscato la mente degli alleati, mettendo però, nello stesso tempo, tutti d’accordo sulla sua defenestrazione.

Non era mai successo, nella storia della Repubblica, che il giorno dopo il voto “risolutivo” della crisi, non fosse cambiato nulla di nulla rispetto al risultato ottenuto in Senato. Stessi problemi, stessi dubbi, stessi timori.

Palazzo Chigi continua a diffondere cifre super-ottimistiche sui senatori che “sicuramente” aderiranno al progetto, anche se ancora non si sa chi siano. Comunque i soliti “rumors” dei bene informati sussurrano che sarebbero già pronti al “salto responsabilecinque senatori di Iv, tre di FI e 2 dell’Udc, che garantirebbero la maggioranza assoluta di 167, con un nuovo gruppo come chiesto da Mattarella.

Centro democratico di Tabacci in testa. Ma quelli che hanno il pallottoliere in mano a Palazzo Madama dicono che si “stanno dando i numeri”, in quanto per ora i dati ipotizzati sono solo virtuali. Intanto Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani sono stati ricevuti al Quirinale, all’indomani dell’incontro tra il presidente della Repubblica e il capo del governo Giuseppe Conte.

In pratica i leader dell’opposizione hanno manifestato a Mattarella, per nome e conto dell’intero centrodestra, la loro viva preoccupazione per le drammatiche condizioni in cui versa l’Italia. Il refrain dei tre alleati è sempre lo stesso: mentre l’emergenza sanitaria ed economica si abbattono su famiglie e imprese, il voto di martedì ha certificato l’inconsistenza della maggioranza.

Il centrodestra ritiene che con questo Parlamento sia impossibile lavorare, confidando solamente nella saggezza del presidente della Repubblica. Certamente la situazione si fa sempre più complessa dopo il blitz in Calabria contro la ‘ndrangheta, che ha portato alla perquisizione della casa romana del segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, accusato di aver agevolato le attività delle associazioni mafiose, poi dimessosi immediatamente dal vertice partito.

In sostanza uno scoglio in più che rende ancora più complessa l’operazione di arruolamento dei “responsabili” da raccogliere in Senato per costruire la quarta gambaclaudicante” del governo Conte. A tal proposito non si sono fatti attendere i primi distinguo dai grillini, tant’è che la situazione emersa manda in fibrillazione l’intero movimento.

Alessandro Di Battista afferma che non si può interloquire con chi è indagato per reati così gravi, come quelli contestati a Cesa. In ogni caso c’è la consapevolezza dell’impossibilità di andare avanti in questo modo, sperando di sopravvivere ad ogni consultazione delicata.

Alessandro Di Battista

Rafforzare la maggioranza resta la strada da percorrere ma non si conosce la direzione da prendere. Eppure senza la nascita del famoso quarto arto anche chi sarebbe disposto a muoversi rimane fermo, per paura di “bruciarsi”. In ambienti centristi alla Camera lo sguardo è rivolto al presidente del Consiglio.

Si ritiene che solo un’iniziativa del Premier potrebbe sbloccare la situazione. Insomma è il paradosso, perché senza la certezza di un gruppo parlamentare che faccia riferimento a Conte è complicato muoversi e tagliare il traguardo dei 170 senatori, indicato da Dario Franceschini come soglia di sicurezza.

Goffredo Bettini

L’operazione è ancora in alto mare e ciò traspare anche dall’appello del Dem Goffredo Bettini che non è secondo a nessuno in quanto a pessimismo: “…Se in queste settimane si riesce a consolidare e allargare la maggioranza, si potrà avere maggiore spazio di manovra nella vita parlamentare – ha detto Bettini – in particolare nelle Commissioni, in caso contrario si deve andare al voto…”

Anche Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, ritiene che serva subito un numero di parlamentari e senatori che cementifichi la maggioranza ma soprattutto “un programma di legislatura, nuovo e rafforzato, oltre una nuova squadra di governo”.

Stefano Bonaccini

Intanto il 21 gennaio il consigliere diplomatico del premier Giuseppe Conte, Pietro Benassi, è stato nominato sottosegretario con delega ai Servizi di Informazione e Sicurezza. Benassi, oltre ad essere stato capo di gabinetto di Emma Bonino quando era Ministro degli Esteri, può considerarsi uno dei registi del team che ha negoziato nel luglio scorso i 209 miliardi all’Italia per il Recovery Plan.

Il neo-sottosegretario è stato l’uomo che ha riallacciato, dopo il governo con Salvini, forti legami con la cancelliera tedesca Angela Merkel in forza dei suoi molteplici rapporti con personalità tedesche per gli anni trascorsi a Berlino come capo della locale sede diplomatica. Comunque stiano le cose, i conti non tornano.

 

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