Decreti di sostegno: poca roba per i disabili

Il prezzo più caro di questa pandemia lo hanno pagato i soggetti più deboli che non versano tutti nelle medesime condizioni dunque non hanno le stesse necessità. Occorrono provvedimenti veloci e differenziati ma per le categorie a rischio è stato fatto davvero poco. Molto meno per gli autistici

Roma – E’ trascorso più di un anno, ormai, da quando le nostre vite sono state travolte dal famigerato virus. La terribile pandemia che tante vittime ha mietuto e da cui è scaturita una crisi sociale, economica e sanitaria le cui conseguenze si faranno sentire ancora per anni.

Come avviene sempre in queste situazioni il prezzo più alto lo stanno pagando le fasce più deboli della popolazione. In quest’ultime vanno senz’altro inseriti i disabili portatori dei disturbi dello spettro autistico. Questi rappresentano un insieme eterogeneo di problemi del neuro-sviluppo, che si manifestano con una compromissione qualitativa nelle aree dell’interazione sociale e della comunicazione.

Inoltre con modelli ripetitivi e stereotipati di comportamento, interessi e attività. Poiché i sintomi e la loro severità spesso sono differenti da persona a persona, lo sono anche i bisogni specifici e la necessità di sostegno, che possono mutare nel tempo.

A tal proposito il 2 aprile scorso si è celebrata la Giornata mondiale di consapevolezza sull’Autismo, che l’Onu ha istituito nel 2007 per sensibilizzare sui diritti delle persone autistiche, con le facciate di Palazzo Chigi e di Montecitorio illuminate di blu.

In Italia sono circa 20 mila le famiglie che hanno bambini con disturbi riferibili all’autismo per i quali occorrono terapie, assistenza e una continua stimolazione del contatto sociale. Lo rileva l’Unione europea delle cooperative su dati dell’Osservatorio nazionale per la fascia di età 7-9 anni:

“…Con l’emergenza virale le persone che soffrono di disturbi dello spettro autistico possono accusare di più lo stress dovuto all’applicazione delle misure anti contagio – prosegue Uecoopcon le limitazioni agli spostamenti oltre ai problemi di assistenza in caso di ricovero in ospedale a causa del virus. Fare sport all’aria aperta, una passeggiata, partecipare a laboratori o alle uscite didattiche sono attività fondamentali per il loro benessere. In casa è importante che questi bambini siano aiutati a mantenere la routine quotidiana: dal sonno ai giochi, dall’attività fisica alle terapie che non vanno interrotte nonostante le limitazioni anti contagio…

Una situazione che vede schierate in prima linea quasi diecimila cooperative sociali e di assistenza che ogni giorno da nord a sud della Penisola affiancano le famiglie nel sostegno a chi soffre di disabilità psicofisiche. L’autismo non preclude, di per sé, la partecipazione ad attività sociali, viaggi o lavoro. Ci sono ancora troppi pregiudizi, occorre costruire una società inclusiva, altrimenti le persone autistiche non riusciranno ad inserirsi nel mondo del lavoro, soprattutto per gli ostacoli che una parte della società pone ai soggetti autistici dall’asilo all’età adulta. E’ importante promuovere una cultura diversa coinvolgendo non solo le istituzioni ma anche gli imprenditori per gli inserimenti nel mondo del lavoro…”. 

Centinaia le cooperative di assistenza per gli autistici: se non ci fossero la situazione sarebbe gravissima

Hai detto niente? Per riuscire a mettere in atto questi propositi è necessaria una Politica con la P maiuscola, che si impegni affinché il “non lasciare indietro nessuno” non sia solo uno sterile slogan, ma diventi la conditio sine qua non di qualunque atto amministrativo.

Ad esempio, nell’ultimo decreto Sostegni un fondo da 100 milioni per l’inclusione e l’assegno unico, con un aumento fra il 30 e il 50%, se in famiglia c’è un figlio disabile, sono azioni che vanno nella giusta direzione. Specchietto per le allodole o iniziativa che dura lo spazio di un mattino? A saperlo prima.

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