No a stupri e sevizie durante le guerre

Non c’è conflitto bellico che non comporti, ancora oggi, sevizie e violenze sessuali nei riguardi delle donne. I governi di tutto il mondo dovrebbero stipulare accordi per l’eliminazione della barbarie ma un evento del genere rimarrà un sogno irrealizzabile per milioni di donne che hanno vissuto e vivono la terribile esperienza.

Roma – Oggi si celebra la giornata mondiale contro la violenza sessuale nei conflitti armati. Introdotta il 19 Giugno del 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione A/69/L.75 ci ricorda l’ingiustizia e la crudeltà della guerra che purtroppo coinvolge e colpisce sempre le persone più deboli e indifese.

Dal film “La Ciociara”- La celeberrima Sophia Loren interpreta Cesira, stuprata assieme alla figlia da soldati marocchini

Gli stupri e le violenze sessuali hanno accompagnato tutti i conflitti combattuti dall’uomo. L’esercito vincitore ha sempre avuto “carta bianca” per saccheggiare le città conquistate e una legge non scritta consentiva ai soldati di infierire sulla popolazione uccidendo gli uomini e violentando le donne.

Così è stato nell’antica Roma e prima ancora durante le guerre combattute tra i popoli della Mesopotamia, passando attraverso le invasioni barbariche subite dall’Italia e le campagne di conquista medievali.

La violenza sulle donne durante le invasioni barbariche, III secolo D.C.

Ma non dobbiamo pensare che tali atrocità abbiano interessato esclusivamente i secoli passati, pensiamo infatti a quanto accaduto durante la “Grande Guerra” quando l’esercito del Kaiser Guglielmo II invadeva il neutrale Belgio e si macchiava di crimini indicibili nei confronti delle donne.

E non è dunque un caso se la Zarina di Russia, Alessandra Fedorovna, che i suoi sudditi chiamavano “Nemka” ovvero “la tedesca“, dichiarava a suo tempo che si vergognava di essere nata in Germania.

Gli abusi dimenticati durante il secondo conflitto mondiale – scena tratta dal film “La Ciociara”

Le violenze sulle donne proseguono anche nel secondo conflitto mondiale, all’interno dei campi di concentramento nazisti quando gli ufficiali tedeschi sceglievano le donne ebree più belle come amanti, costringendole di fatto ad accettare una relazione non voluta nella speranza di avere condizioni di vita migliori. Sevizie e violenze sessuali proseguivano poi anche nelle carceri e nei luoghi di tortura ad opera della Gestapo nel tentativo di strappare confessioni alle povere condannate.

E come dimenticare quanto accaduto con l’ingresso dell’Armata Rossa a Berlino, dopo la sconfitta di Hitler, quando centinaia di donne tedesche vennero stuprate barbaramente dai soldati sovietici senza alcun rispetto per la dignità umana?

Donne prigioniere ebree stuprate e costrette a prostituirsi dalle SS

E così via sino alla guerra civile nella ex Jugoslavia tra il 1991 e il 1995 dove le inaudite violenze delle milizie serbe guidate dal generale Ratko Mladic (condannato poi all’ergastolo dal Tribunale Penale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia con l’accusa di genocidio) nei confronti delle donne bosniaco/musulmane hanno suscitato le proteste di tutta la comunità internazionale richiamando con forza l’attenzione dell’ONU.

La ricorrenza di oggi deve scuotere l’opinione pubblica affinché abbiano fine tali pratiche disumane e per onorare le migliaia di vittime della violenza sessuale consumata durante i conflitti bellici.

Ratko Mladic

La risoluzione adottata dall’ONU ha riconosciuto la violenza sessuale come una strategia di guerra e come minaccia alla pace e alla sicurezza mondiali e per questo motivo ha richiesto l’immediata eliminazione di tali barbarie.

I propositi sono ovviamente buoni ma la loro attuazione è molto difficile e dobbiamo augurarci che non rimangano lettera morta” come tante altre raccomandazioni passate che non sono riuscite ad impedire guerre, massacri e genocidi.

Pensiamo infatti al ruolo che le donne hanno svolto nel famigerato Stato Islamico dove erano costrette a sposarsi per consumare veloci rapporti sessuali con i combattenti della milizia. E si potrebbe continuare all’infinito.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa